inTherapy

Applicazioni cliniche della Teoria polivagale di Porges – Report dal convegno (2)

Nel convegno la dott.ssa Giovannozzi ha mostrato le ricadute cliniche della Teoria polivagale, tra cui l'importanza di dare un ambiente sicuro al paziente.

ID Articolo: 116390 - Pubblicato il: 10 dicembre 2015
Applicazioni cliniche della Teoria polivagale di Porges – Report dal convegno
Messaggio pubblicitario SFU 2020
Condividi

Lo stato dorsovagale e lo stato di attivazione del sistema simpatico, nella loro apparente antiteticità, sono accomunati dal fatto che la persona si sente in pericolo e questo non le consente di coinvolgersi in una serena interazione sociale, dato che l’organismo sta fronteggiando una minaccia. Il nostro sistema nervoso autonomo è evoluto per passare rapidamente dalla condizione di coinvolgimento sociale (sicurezza -circuito ventrovagale attivo) ad una di reazione per affrontare un pericolo (minaccia – sistema simpatico attivo); se il pericolo viene meno la persona ritorna ad uno stato di regolazione, se persiste si attiva uno stato dorsovagale, associato a pericoli estremi, in un continuum che va dalla sicurezza all’immobilizzazione.

Possiamo individuare un altro stato ibrido denominato stato di freezing, che si colloca su una linea di confine quando, in presenza di una minaccia costante, la reazione simpatica sta lasciando il posto ad una reazione dorsovagale; è un blocco vigile, caratterizzato da completa cessazione del movimento ad eccezione della respirazione e dei movimenti oculari, frequenza cardiaca sostenuta, muscoli rigidi e tesi, acutezza sensoriale. Si tratta di uno stato di congelamento vigile, in cui si prova forte paura e si comincia a dissociarsi dalle sensazioni corporee, per ridurre la sofferenza emotiva.

Il passaggio opposto, quello da uno stato dorsovagale ad una attivazione del sistema simpatico (dall’immobilizzazione alla mobilizzazione), o da uno stato dorsovagale ad uno ventrovagale presuppongono una risalita più difficile da attuarsi: il sistema nervoso autonomo è configurato per scendere facilmente, non altrettanto facilmente per risalire verso una condizione di autoregolazione correlata ad uno stato di sicurezza. Di conseguenza, accade che il sistema nervoso di una persona che ha subito un trauma sia intrappolato nello stato di allerta dorsovagale o simpatico, come se il pericolo fosse sempre in atto, perdendo la propria flessibilità.

Possiamo aiutare il paziente a riagganciare le sensazioni corporee, conducendo un processo esplorativo volto ad aumentare la consapevolezza delle proprie sensazioni corporee e delle emozioni connesse, per ricreare uno stato di regolazione e permettergli di uscire dallo stato dorsovagale facendo, ad esempio, il confronto tra la situazione traumatica e il presente della situazione terapeutica, procedendo con molta gradualità.

Messaggio pubblicitario Per, invece, far uscire il paziente dal freezing (in cui il sistema simpatico è attivo, ma in termini di paura) l’attenzione va spostata al dopo (cosa è successo dopo l’evento traumatico?) e dobbiamo fare attenzione, perché se ci limitiamo ad attivare il sistema simpatico rafforziamo lo stato di freezing; vi sono, inoltre, persone che sono in una costante agitazione dovuta ad attivazione del sistema simpatico, perché continuano a percepire un pericolo che non c’è oppure perché si aggrappano a questo stato come estrema difesa per non cadere in una reazione dorsovagale (un’agitazione apparente, in parole povere si difendono dall’abbattimento e dalla tristezza con l’eccitazione eccessiva).

In tutti i casi sopradescritti noi, in qualità di terapeuti, cerchiamo il più possibile di lasciare fuori il contenuto, il racconto dell’esperienza traumatica, concentrandoci sul presente, sul qui e ora, e sulle sensazioni corporee; l’obiettivo finale da porsi è arrivare a riattivare il sistema ventrovagale.

Il circuito ventrovagale ci permette, quando siamo in condizione di sicurezza, di promuovere altra sicurezza; noi intercettiamo questi segnali attraverso l’interazione sociale, decodificando in modo istintivo messaggi che derivano dal contatto oculare e dalla voce, inviando segnali di risposta, entrando in relazione e promuovendo l’autoregolazione delle sensazioni fisiologiche.

Per attivare il circuito ventrovagale abbiamo a disposizione anche alcuni espedienti, che agiscono a livello corporeo e hanno un effetto regolante:

  • Lavorare sul respiro (inspirazione corta, espirazione lunga, senza forzare per non andare in iperventilazione), incluso il canto (perché è un’attività che induce il respiro lungo) e il canto corale, che presuppone anche la necessità di sintonizzarsi con gli altri;
  • Esercizi di coerenza cardiaca (respiri lunghi, immaginando il cuore al centro, respiro che “culla il cuore”)
  • Musica ad alta frequenza (che ha un’influenza regolante sul circuito ventrovagale).

Possiamo utilizzare L’EMDR non solo per andare ad intervenire sulle esperienze traumatiche in senso stretto, ma anche su tutto ciò che è portatore di difficoltà, incluse le persone con cui il paziente ha relazioni problematiche.

L’obiettivo è, in generale, condurre il paziente a sperimentare sensazioni corporee e vissuti positivi, in modo che acquisti confidenza e familiarità con uno stato di regolazione. Si cerca di traghettare il paziente da sensazioni ed emozioni negative e sensazioni corporee ed emozioni positive, insegnandogli a riconoscere le sensazioni piacevoli; si tratta di un lavoro che richiede tempo e gradualità.

Molto importante è anche il contatto oculare, che rappresenta anche la via maestra attraverso cui il bambino apprende dal caregiver i comportamenti di regolazione; un buon contatto oculare presuppone una microregolazione continua (il contatto deve esserci senza essere, però, prolungato ed eccessivo), come, ad esempio, i contatti oculari brevi, non forzati e con una intensa coloritura affettiva osservabili nella relazione madre-bambino quando siamo in presenza di un attaccamento sicuro.

Possiamo spiegare ai nostri pazienti l’importanza del contatto oculare, renderli consapevoli di eventuali disregolazioni nelle loro modalità di contatto oculare, legittimando anche il bisogno di evitare il contatto, quando vissuto come troppo intenso; possiamo scegliere di non adottare un contatto oculare diretto, che può essere vissuto come intrusivo. Tutto ciò aiuta il paziente ad diventare più consapevole dei propri vissuti e influisce positivamente sulle sue capacità di regolazione.

In ultima analisi, è importante procedere lentamente, avendo cura di effettuare una corretta processazione: se partiamo da una cognizione negativa dobbiamo arrivare ad una cognizione positiva e, di conseguenza, alle sensazioni ed emozioni positive correlate; viceversa, se partiamo da una sensazione corporea negativa dobbiamo arrivare ad una sensazione positiva e all’emozione e alla cognizione positiva correlata.

L'articolo continua nelle pagine seguenti : 1 2

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 13, media: 4,08 su 5)

Consigliato dalla redazione

Stephen Porges e la Teoria Polivagale: Intervista

Intervista con Stephen Porges: La Teoria Polivagale e le basi fisiologiche delle nostre intuizioni

Intervista al Dr. Porges: la Teoria Polivagale e i fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione
State of Mind © 2011-2021 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario