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La Motor imagery & il suo impiego nella Psicologia dello Sport (3)

Nella psicologia dello sport possono avere benefici esperienze di visual imagery centrate su stimoli esterni e motor imagery centrate su stati interni.

ID Articolo: 116423 - Pubblicato il: 21 dicembre 2015
La Motor imagery & il suo impiego nella Psicologia dello Sport
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8 – VISUAL IMAGERY, MOTOR IMAGERY E RIABILITATAZIONE SPORTIVA

L’infortunio è un evento comune fra gli atleti e la gravità dell’infortunio può impedire il normale allenamento motorio. VI e motor imagery possono coadiuvare l’atleta ad affrontare il processo riabilitativo intervenendo su diversi aspetti : – GESTIONE DEL DOLORE mediante – immagini dissociative (immagini che distraggono il pensiero dal dolore) aventi l’obiettivo di far sviluppare al soggetto un’immagine mentale multisensoriale di sé, immerso in un ambiente tranquillo e rilassante (soggettivamente significativo), che potrebbe agevolare la riduzione dell’attività del sistema nervoso simpatico, consentendo una graduale diminuzione della tensione muscolare con una riduzione della distribuzione degli impulsi del dolore – immagini associative (immagini focalizzate sul dolore) volte a conferire al dolore delle vere e proprie proprietà fisiche (forma, dimensione, colore, movimento). Identificate le caratteristiche multisensoriali associate alla sensazione di dolore è possibile, modificandone il contenuto, trasformarle in sensazioni in grado di provocare uno stato di sollievo (ad esempio, paragonando delle fitte ad un arto a delle pugnalate inferte con la punta di un coltello acuminato è possibile immaginare che il coltello pian piano diventi spuntato fino a trasformarsi in un coltello di plastica con una conseguente riduzione della sensazione di dolore).
– PROCESSO DI RIABILITAZIONE l’atleta infortunato visualizza, in stato di rilassamento, immagini mentali che prevedono il superamento ottimale delle fasi utili al completo recupero fisico e di ritorno alle competizioni (mastery approach), inserendo anche rappresentazioni mentali delle proprie abilità di coping utili a superare in maniera efficace i possibili problemi reali e/o previsti (coping style of imagery) che si incontrano in fase di riabilitazione. – PRESTAZIONE dei movimenti o azioni complesse che l’atleta infortunato non è in grado di compiere.

9 – IO, L’AZIONE E LA MOTOR IMAGERY

Il successo della motor imagery sulla prestazione sportiva reale dipende dal singolo atleta; per questo motivo è fondamentale sviluppare script personalizzati che contengano informazioni soggettivamente significative per quell’atleta. Ronaldinho, vincitore del Pallone d’oro 2006, dichiara:

Il mio allenamento prevede anche la creazione di un’immagine mentale di come passare al meglio la palla a un mio compagno. Lo faccio sempre, prima di ogni partita, ogni giorno e ogni notte, immaginare un modo di giocare a cui nessun altro ha pensato, tenendo sempre a mente i miei punti di forza e quelli dei miei compagni.

Quello che segue è un esempio di script motor imagery (basato sul modello PETTLEP) utilizzato da un atleta professionista dei 100 metri piani durante i giorni precedenti la gara e nella fase di riscaldamento (Lucidi, 2001): Assumo una posizione comoda … chiudo gli occhi … faccio dei respiri profondi … Sento i punti d’appoggio del mio corpo sul lettino … la nuca … le spalle … i glutei … i talloni. Ho ultimato il riscaldamento … entro in pista … mi avvicino alla partenza dei 100 metri … sono dietro ai blocchi di partenza … vedo la corsia di fronte a me … vedo il pubblico … lo sento … vedo lo starter … vedo gli avversari al mio fianco … ho una grande voglia di correre forte … mi concentro solo su me stesso … sento i miei muscoli pieni di energia e di forza. Mi posiziono sui blocchi … sento il battito cardiaco che aumenta … sento l’adrenalina che sale sento il colpo di pistola … esco dai blocchi come un’esplosione … eseguo i primi appoggi lunghi e potenti … eseguo la fase di accelerazione fluida … sento il vento sul viso … le gambe si muovono veloci … il traguardo è sempre più vicino … supero la linea del traguardo … respiro … mi giro verso il tabellone elettronico e leggo il risultato che attendevo … ho ottenuto la prestazione che mi aspettavo … sento dentro di me emozioni positive.

10 – IO, L’ALTRO, L’AZIONE E LA MOTOR IMAGERY

Ridderinkhof e Brass (2015) evidenziano che la motor imagery oltre a permettere di apprendere, migliorare ed affinare una propria determinata capacità motoria, potrebbe anche consentire un percorso inverso: imparare, migliorare ed affinare la nostra capacità di predire le intenzioni motorie altrui, partendo dal riconoscimento delle caratteristiche cinestetiche attuali. In tale compito ricoprirebbe un ruolo centrale il “sistema corticale dei neuroni specchio” (mirror neuron system – MNS). La motor imagery sarebbe quindi al centro di un “doppio processo” che permetterebbe di migliorare le attività motorie in ambito “competitivo-relazionale” come ad esempio nel parare un calcio di rigore.

Messaggio pubblicitario Non è dai particolari che si vede un giocatore Il calcio di rigore è spesso fondamentale per decidere le sorti di una partita di calcio. Si tratta di un confronto impari tra rigorista e portiere, dato che statisticamente solo il 20% dei rigori viene parato (Dohmen, 2008). Infatti, il portiere ha una sola possibilità: rispondere a ciò che vede nel tempo che intercorre tra il momento in cui la palla è colpita e il momento in cui la palla supera la linea di porta, tempo stimabile in 500-700 ms (Franks & Harvey, 1997). L’unica alternativa per il portiere sarebbe partire prima che la palla sia colpita dal rigorista, ma questo vorrebbe dire indovinare dove andrà a finire la palla, o meglio, sapere dove il tiratore pensa di voler mettere il pallone. Memmert e collaboratori (2013) hanno individuato le caratteristiche insite nel movimento dei rigoristi prima di calciare la palla, che influenzeranno la direzione della palla stessa: – obliquità della rincorsa – orientamento e rotazione del busto, – orientamento e posizionamento del piede che non calcerà la palla. L’orientamento del piede di supporto in particolare, rappresenta l’aspetto maggiormente predittivo della direzione che assumerà la palla, in quanto tende a puntare nella direzione dove la palla si sta dirigendo. Savelsbergh e collaboratori (2010) hanno dimostrato che tramite l’osservazione video dei calci di rigore i portieri possono ottimizzare la loro capacità di riconoscere tali caratteristiche.

Ridderinkhof e Brass (2015) evidenziano però che il portiere non si limita ad osservare le caratteristiche cinematiche di colui che calcia il rigore, ma che collega tali caratteristiche alla propria esperienza cinestetica, esattamente come se fosse lui ad eseguire l’azione.
Il portiere ha quindi bisogno di un ricco modello generativo dell’effetto sensoriale, che può acquisire osservando molti calci di rigore realizzati da altri giocatori, ma anche acquisendo una esperienza diretta nel tiro dei calci di rigore. In definitiva il portiere più abile sarà il portiere – in grado di “leggere” la cinematica del corpo dell’avversario – che possiede il più ricco repertorio di calci di rigore (eseguiti realmente o tramite motor imagery). Previsioni simili possono essere fatte per altri sport quali ad esempio la risposta nel tennis.

In conclusione, il target dell’atleta impegnato in attività di tipo “closed motor skills” è quello di utilizzare la motor imagery al fine di affinare sempre più i propri comportamenti motori. L’atleta impegnato anche in attività di tipo “open motor skills”, dovrà anche essere in grado di osservare i particolari dei movimenti altrui, ma soprattutto di eseguire quei determinati movimenti, diventandone un esperto.

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