inTherapy

Il modello delle Zone Individuali di Funzionamento Ottimale: la prestazione sportiva dal punto di vista dell’atleta

Quali emozioni garantiscono prestazioni migliori? Quali dovrebbero essere i giusti livelli di ansia prima di una gara? Il modello IZOF cerca di spiegarlo.

ID Articolo: 116176 - Pubblicato il: 10 dicembre 2015
Il modello delle Zone Individuali di Funzionamento Ottimale: la prestazione sportiva dal punto di vista dell’atleta
Messaggio pubblicitario SFU 2020
Condividi

Alessandro Martinelli – OPEN SCHOOL Sudi Cognitivi Modena

Le pressioni esterne, le nostre aspettative, quelle dei compagni o genitori sono aspetti che esercitano un’influenza sulla prestazione sportiva, amatoriale o professionistica che sia. Ma in che modo? Perché, ad esempio, un atleta nelle difficoltà e nella pressione esterna rende di più, mentre un altro di meno?

Le emozioni sono definite da Galimberti (2006, p.358) come una:

Reazione affettiva intensa con insorgenza acuta e di breve durata determinata da uno stimolo ambientale. La sua comparsa provoca una modificazione a livello somatico, vegetativo e psichico.

Queste influenzano la nostra performance, ma in che modo lo fanno? Il pattern di emozioni che contraddistinguono il nostro successo, o il nostro insuccesso, sono strettamente individuali o hanno aspetti uguali per tutti gli individui?

Nell’ambito della psicologia dello sport, a partire dagli anni ’80 in poi, le ricerche di tipo nomotetico hanno lasciato il passo a quelle di tipo idiografico (Manili & Palange, 2013).

Mentre il primo approccio studia i fenomeni secondo regolarità e cercando gli elementi generali, il secondo si propone di delineare i nessi di influenza delle emozioni su un piano individuale e specifico per ogni atleta. Le emozioni infatti rivestono una parte importante nella prestazione sportiva, sia come fattore inibente che come fattore facilitante, e molto dipende dalla valenza che gli viene attribuita dall’individuo.

Questo è alla base del Modello teorico delle Zone Individuali di Funzionamento Ottimale (Individual Zones of Optimal Functioning; IZOF) proposto da Hanin (1995) secondo il quale ogni atleta possiede la sua zona ideale di ansia in cui riesce a realizzare prestazioni ottimali, dove raggiunge il peak performance. L’ansia è definita uno stato di aumentata vigilanza contrassegnata da un’elevata attivazione emotiva (arousal), definita da Hanin (2000) come il grado e l’intensità con cui viene vissuta una determinata emozione. In generale, l’ansia permette all’individuo di anticipare la percezione di un eventuale pericolo prima che questo sopraggiunga, attivando specifiche risposte che spingono da un lato all’identificazione della strategia più adeguata per affrontarlo, dall’altro, all’evitamento e all’eventuale fuga.

L’acronimo IZOF sintetizza i seguenti concetti (Hanin, 1980):

  • Individual: rappresenta la zona di funzionamento ottimale. Questa risulta essere specifica ed individuale per ogni persona. Un determinato livello di ansia può essere funzionale o disfunzionale a seconda della caratteristiche personali dell’atleta, della disciplina praticata e del tipo di gara o competizione in cui si verifica;
  • Zone: si intende un’ area di valori al di fuori della quale la prestazione decade, mentre all’interno di questa si ottiene la prestazione migliore;
  • Optimal Functioning: ogni atleta esprime un livello di attivazione emotiva ottimale che risulta funzionale al raggiungimento della prestazione più elevata.

Il modello IZOF (Hanin, 1997, 2000) si colloca in un framework intra-individuale che ha lo scopo di descrivere, prevedere, spiegare e controllare le esperienze, ottimali e disfunzionali, dell’atleta in relazione alla performance individuali di successo e insuccesso.

Il modello è stato esteso non solo all’ansia, ma le zone di funzionamento ottimale hanno preso in considerazione il vissuto idiosincratico delle emozioni, per esaminarne gli effetti sulla performance sportiva (Hanin, 1997). Tale approccio si rivela così orientato all’azione ed in grado di fornire strumenti per concettualizzare e valutare con precisione le prestazioni in relazione a esperienze soggettive, pattern emozionali relativamente stabili e meta-esperienze per lo sviluppo di programmi individualizzati di autoregolamentazione (Hanin, 2003).

Messaggio pubblicitario L’approccio indicato da Hanin (1997), consente quindi di analizzare in termini qualitativi e quantitativi l’esperienza emozionale soggettiva, permettendo di valutare quali emozioni caratterizzano le prestazioni migliori e peggiori, qual è la loro intensità e di prevedere quale effetto producono sulla prestazione sportiva le emozioni provate dall’atleta prima della competizione (Manili & Palange, 2013). In questo modello, il contenuto delle emozioni è stato concettualizzato in due fattori, indipendenti ma strettamente collegati: la tonalità edonica (positiva-negativa e piacevole-spiacevole) e l’effetto funzionale delle emozioni sulla prestazione sportiva (facilitante-inibente).

Le emozioni in tale modello sono ritenute unipolari, non variano quindi lungo un continuum che va da piacevole a spiacevole, ma sono ritenute separate. Ogni emozione, piacevole o spiacevole, positiva o negativa che sia, è separata dalla altre e può soggettivamente variare da un minimo ad un massimo.

Dall’interazione dei due fattori, tonalità edonica ed effetto funzionale, si derivano così quattro categorie di emozioni:

  • Piacevoli – facilitanti (positive – funzionali: P+);
  • Spiacevoli – facilitanti (negative – funzionali: N+);
  • Spiacevoli – inibenti (negative – disfunzionali: N-);
  • Piacevoli – inibenti (positive – disfunzionali: P-).

Queste 4 categorie sono di importanza cruciale all’interno del modello IZOF per prevedere l’effetto delle emozioni sulla prestazione e per comprendere e descrivere l’esperienza dell’atleta prima, durante e dopo la prestazione. Le emozioni possono dunque esercitare effetti totalmente diversi, benefici o meno in relazione al significato soggettivo e alla loro intensità.

Per Hanin le emozioni agiscono sulla nostra prestazione attraverso meccanismi di produzione e di utilizzo dell’energia necessaria per seguire il compito: quanta energia ho per questo compito/prestazione e come la utilizzo (Hanin 2000, D’Urso, Petrosso & Robazza, 2002a).

Il termine energia descrive aspetti sia psicologici che fisici, come ad esempio vigore, vitalità, intensità nel funzionamento mentale, persistenza nello sforzo, determinazione nel conseguire obiettivi personali. In questa prospettiva, emozioni piacevoli – facilitanti (P+) aiutano il soggetto a mobilitare e organizzare le funzioni motorie; emozioni spiacevoli e facilitanti (N+) servono soprattutto per la produzione di energia più che per il suo utilizzo. Emozioni piacevoli ma inibenti (P-) causerebbero una perdita di energia o un’inefficace utilizzazione delle risorse a disposizione, mentre quelle spiacevoli ed inibenti (N-) determinano una inadeguata generazione e utilizzazione di energia.

Come anticipato, i metodi idiografici sembrano essere quelli più appropriati a rilevare i patterns individuali delle emozioni ed il loro effetto, inibente o facilitante, sulla prestazione sportiva. Hanin ha sviluppato una procedura nella quale l’atleta viene messo al centro, che utilizza scale di misura formate da items che lui stesso genera, con la certezza quindi di avere descrittori di emozioni strettamente personali. Anche Cei (1998) sottolinea l’importanza di determinare tale zona attraverso un’intervista agli atleti, in cui vengano esplorati quali sono le emozioni piacevoli/spiacevoli che svolgono un’azione facilitante o inibente sulle loro prestazioni, con quale intensità si manifestano e come variano le singole emozioni.

Agli atleti è stato quindi chiesto di identificare items facilitanti (piacevoli e spiacevoli) ed inibenti (positivi e negativi) con l’aiuto di due liste distinte, una di aggettivi piacevoli e una con aggettivi spiacevoli ricavati dal lavoro di Watson e Tellegen (1985). Il Profilo emozionale viene poi delineato attraverso un metodo retrospettivo, chiedendo al soggetto di rievocare le proprie prestazioni ottimali e le condizioni che conducono al successo per poi selezionare dalle liste 4-5 emozioni positive e 4-5 negative tipiche del vissuto precedente la prestazione. La stessa procedura viene ripetuta per prestazioni che sono state fallimentari o di insuccesso e per ogni stato emotivo l’atleta deve infine indicare il livello di intensità provata. Questa valutazione dovrebbe essere ripetuta includendo anche anticipazioni di come l’atleta si sentirà poco prima dell’evento sportivo successivo e sia misurazioni effettuate nel periodo pre-gara.

L'articolo continua nelle pagine seguenti : 1 2Bibliografia

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 3, media: 4,33 su 5)

Consigliato dalla redazione

Lo sport che fa bene ad ogni età: bisogni, esigenze e motivazioni connesse all'attività sportiva nelle diverse fasi di crescita - Immagine: 76948823

Lo sport che fa bene ad ogni età: bisogni, esigenze e motivazioni connesse all'attività sportiva nelle diverse fasi di crescita

Allo sport ci si avvicina a qualsiasi età con motivazioni diverse, è importante così un ambiente sportivo focalizzato sul rispetto degli stadi di sviluppo.

Bibliografia

  • Butler, R.J., Hardy, L. (1992). the performance profile: theory and application. sport psychologist, 6, 253-264.
  • Cei, A. (1998). psicologia dello sport. bologna: il mulino.
  • D’urso, V., Petrosso, A., & Robazza, C., (2002a). emozioni e prestazione sportive: modello delle zone individuali di funzionamento ottimale. giornale italiano di psicologia, 29, 23-40.
  • D’urso, V., Petrosso, A., & Robazza, C., (2002b). emotions, perceived qualities, and performance of rugby players: a comparison of the izof model and performance profiling. sport psychologist, 16, 173-199.
  • Galimberti, U., (2006). dizionario di psicologia. utet: torino
  • Hanin, Y. L. (1980). a study of anxiety in sports – in w.f. straub (ed), sport psychology: an analysis of athlete behavior (236-249). itaca, ny mouvement.
  • Hanin, Y. L. (1997). emotions and athletic performance: individual zones of optimal functioning model. european yearbook of sport psychology, 1, 29-72.
  • Hanin, Y. L. (2000). individual zones of optimal functioning (izof model: an idiographic approach to performance anxiety). in sport psychology: an analysis of athlete behaviour, eds. k.p. henschen, w.f. straub (longmeadow, ma: mouvement), pp. 103-119.
  • Hanin, Y. L. (2000b). individual zones of optimal functioning (izof) model: emotion-performance relationships in sports. emotions in sport, ed- y.l. hanin (champaign, il: human kinetics), pp- 65-89.
  • Hanin, Y. L. (2003) performance related emotional states in sport: a qualitative analysis. forum qualitative sozialforschung / forum: qualitative social research [on-line journal], 4 (1) available form url: http://www.qualitative-research.net/fqs-texte/1-03/1-03hanin-e.htm
  • Kelly, G. A. (1955). the psychology of personal constructs. new york: norton.
  • Manili, U., & Palange, M. (2013, giugno 03). Le emozioni nella pratica sportiva. sport e medicina. ricavato il 13 settembre 2015 da http://besport.org/sportmedicina/le-emozioni-nella-pratica-sportiva.htm
  • Robazza, C., Pellizzari, M., & Hanin, Y. L. (2004) emotion self-regulation and athletic performance: an application of the izof model. psychology of sport and exercise, 5, 379-404.
  • Watson, D., Tellegen, A. (1985). toward a consensual structure of mood. psychological bulletin, 98, 219-235.
State of Mind © 2011-2021 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Argomenti

Scritto da

Sono citati nel testo

Messaggio pubblicitario