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La Motor imagery & il suo impiego nella Psicologia dello Sport

Nella psicologia dello sport possono avere benefici esperienze di visual imagery centrate su stimoli esterni e motor imagery centrate su stati interni.

ID Articolo: 116423 - Pubblicato il: 21 dicembre 2015
La Motor imagery & il suo impiego nella Psicologia dello Sport
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Marchesoli Valeria, Mazzucco Luca, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI MILANO

Motor imagery: si tratta di un’esperienza che può risultare estremamente reale, tanto da spingere Conway (2001) a definirla “simil-esperienziale”, grazie alle sue qualità sensoriali, alle emozioni che la accompagnano ed alle credenze metacognitive dei soggetti riguardanti il significato delle immagini elaborate.

1 – DEFINIZIONE DI IMAGERY E MOTOR IMAGERY

L’immaginazione è più importante della conoscenza
citava Einstein nel 1929.

Beck (2014) ha dichiarato

Nello sviluppare una teoria cognitiva della psicopatologia mi sono inizialmente basato sulla capacità dei miei pazienti di condividere le proprie percezioni interne, cosa decisamente favorita dall’imagery.
Queste due affermazioni evidenziano il ruolo positivo che l’imagery può ricoprire nell’affrontare la psicopatologia ma anche le sfide quotidiane. L’imagery può essere definita come una
esperienza quasi-sensoriale e quasi-percettiva che avviene in assenza di condizione stimolo esterna
(Kosslyn, Ganis & Thompson, 2001).

Si tratta di un’esperienza che può risultare estremamente reale, tanto da spingere Conway (2001) a definirla “simil-esperienziale”, grazie alle sue qualità sensoriali, alle emozioni che la accompagnano ed alle credenze metacognitive dei soggetti riguardanti il significato delle immagini elaborate. Esistono diverse tipologie di imagery. Munzert e collaboratori (2009) distinguono tra “visual imagery” (VI), centrata su aspetti esterni, con un’attenzione particolare alla relazione tra corpo e ambiente e motor imagery (MI), focalizzata sugli stati interni e con un’attenzione diretta ai propri movimenti e all’agenticità delle proprie azioni. Gli autori sottolineano come le immagini visive possono coinvolgere tutti i sensi, mentre le immagini dinamiche dell’atto motorio si concentrano principalmente su cinestetica e/o informazioni visive. La Motor Imagery (MI) costituisce uno strumento centrale dell’allenamento sportivo e viene definita da Moran e collaboratori (2012) come una

capacità cognitiva che permette un’esperienza motoria in assenza di alcuna attivazione muscolare
.

Ridderinkhof e Brass (2015), in un importante lavoro di sintesi, mettono in luce alcuni aspetti fondamentali della motor imagery: – la motor imagery si basa sull’attivazione interna di un’immagine anticipatoria degli effetti generati dall’azione specifica: – tale rappresentazione motoria conduce ad un processo di emulazione interna delle azioni motorie pianificate molto simile a ciò che avviene nella realtà; – il confronto tra gli effetti dell’azione anticipata e gli effetti dell’emulazione interna può generare un segnale di errore che costituisce la base per il miglioramento della prestazione motoria, anche senza l’esecuzione del movimento reale; – tale meccanismo evolutivo avverrebbe in regioni cerebrali sovrapponibili a quelle coinvolte nell’azione motoria reale.

2 – MOTOR IMAGERY, EFFETTO CARPENTER, EQUIVALENZA FUNZIONALE E CORRELATI NEURALI

La Teoria Psiconeuromuscolare (Carpenter, 1894) ha cercato di spiegare il funzionamento della motor imagery secondo il principio ideomotorio definito «effetto Carpenter». Tale effetto sostiene che il cervello dell’atleta che esegue la motor imagery, invia configurazioni di impulsi neuromuscolari simili a quelli originati durante l’esecuzione reale del medesimo comportamento motorio, fornendo un feedback neuromuscolare che permette aggiustamenti al programma motorio stesso. Questo processo di “attivazione specifica”, eseguito in assenza di movimento reale, ma rilevabile attraverso misure del potenziale elettrico muscolare (EMG) sui muscoli interessati dall’attività immaginativa, faciliterebbe l’apprendimento di abilità motorie.

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio Pascual-Leone e collaboratori (1995) hanno rilevato che le modificazioni nella mappa della corteccia sensomotoria dopo un training motor imagery sono simili a quelle ottenute con esercizio fisico. Kosslyn e collaboratori (2001), partendo dai risultati di numerosi studi di brain imaging (fMRI e EEG), hanno proposto la teoria della “equivalenza funzionale” secondo la quale VI e motor imagery reclutano strutture e/o processi neurali simili alla reale attività di percezione visiva e di attività motoria. Tale evidenza sostiene inoltre il ruolo che l’attività di imagery può ricoprire nel controllo delle emozioni associate alle attività coinvolte. Munzert e collaboratori (2009) sottolineano che le aree corticali coinvolte in un compito motorio sono numerose (corteccia motoria primaria (M1), area motoria supplementare (SMA), area motoria presupplementare (pre-SMA), le porzioni ventrali e dorsali della corteccia premotoria (PMC)), che tali aree sono strettamente legate a cervelletto e gangli della base e che altre aree sono importanti per l’esecuzione motoria (corteccia somatosensoriale primaria (S1) e parte del lobo parietale, in particolare la corteccia parietale superiore ed inferiore). Recenti studi hanno rilevato che tali aree sono attivate sia dalla motor imagery sia dall’esecuzione reale del movimento motorio immaginato (Munzert, Loreya & Zentgrafa, 2009). Porro e collaboratori (1996) sottolineano però che la corteccia motoria primaria (M1), durante la motor imagery, presenta un’attivazione con intensità ridotta rispetto all’esecuzione reale, mettendo in luce come la differenza tra l’attività cerebrale durante la motor imagery e durante l’esecuzione della stessa attività motoria sia esclusivamente di tipo quantitativo e non qualitativo.

3 – MOTOR IMAGERY: ESPERTI VS NOVIZI

Esiste però una differenza nell’equivalenza funzionale tra motor imagery e esperienza motoria reale che dipende dalle caratteristiche del soggetto, specificate da Jeannerod (2006) e Milton e collaboratori (2008): – capacità di immaginazione – esperienza relativa al determinato compito motorio – attenzione selettiva (tipicamente il novizio utilizza un livello di attenzione troppo elevato o eccessivamente ridotto) – interazione tra sistema limbico e cognitivo (una maggiore attivazione del sistema limbico è associato ad una ridotta attività nelle aree cerebrali coinvolte nella pianificazione motoria e nel meccanismo di ricompensa). A supporto di tale ipotesi risulta importante il lavoro di Lotze e collaboratori (2001) che hanno rilevato come i pazienti con amputazione dell’arto superiore, durante la MI della mano fantasma, mostrino un’attivazione della corteccia motoria contro laterale, cosa che non avviene in soggetti nati senza il braccio e che quindi non hanno potuto maturare l’esperienza relativa all’uso dell’arto mancante. Anche Wei e Luo (2010), attraverso studi fMRI, hanno rilevato che gli sportivi esperti, rispetto ai novizi, durante la motor imagery relativa al loro sport, presentano una maggiore attivazione del paraippocampo e dell’area prefrontale, aree rilevanti per la rappresentazione ed il controllo motorio. Nessuna differenza emerge invece se la motor imagery riguarda azioni non specifiche di quel determinato sport. In definitiva, maggiore è l’esperienza in una determinata attività motoria, maggiore è il risultato della motor imagery relativa ad essa.

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Bibliografia

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