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Crisi della maschilità e ruolo del corpo: uno sguardo sociologico sulla vigoressia

La vigoressia è l'ossessione nei confronti del proprio corpo e dei muscoli: in essa vi è la convinzione che si è tanto maschi, quanti muscoli si possiedono

ID Articolo: 115626 - Pubblicato il: 19 novembre 2015
Crisi della maschilità e ruolo del corpo: uno sguardo sociologico sulla vigoressia
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Milvia Spinetta e Andrea Passoni – OPEN SCHOOL Psicoterapia Cognitiva e Ricerca, Milano

La vigoressia, ovvero l’ossessione nei confronti del proprio corpo e dei muscoli, porta la persona a trascorrere gran parte della propria giornata in palestra per costruire e accumulare i muscoli, avendo così l’idea di meglio definire la propria maschilità. In quest’ottica patologica, vi è l’implicita e ferma convinzione che si è tanto maschili, quanti muscoli si possiedono.

La storia e le società passate ci insegnano che due sono le polarità del genere umano: l’uomo e la donna. Questi possono essere analizzati prendendo in considerazione tre elementi: il sesso, ovvero gli attributi strettamente legati al corpo fisico e alla biologia della persona; l’identità, ovvero la percezione che la persona ha di sé e che lo porta a dire ‘io sono uomo’ oppure ‘io sono donna’, e il ruolo sociale attribuito alla persona, che viene percepita da altri con l’etichetta di ‘uomo’ o ‘donna’.

Due principali teorie sul genere lo concettualizzano in maniera differente. L’essenzialismo ci parla di maschilità o femminilità come biologicamente determinate: in sostanza, uomini e donne si nasce. In quest’ottica, il genere è un attributo oggettivo, naturale, universale e immutabile; esso si basa principalmente sulle differenze ormonali, di dimensioni, di organizzazione del cervello e capacità riproduttiva (Bagnasco, Barbagli, Cavalli, 2004). Il costruzionismo sociale supporterebbe invece l’idea che il genere umano sia indirizzato da alcune caratteristiche fisiche, psicologiche e comportamentali prototipiche che in sé sarebbero fittizie, non propriamente oggettive ma culturalmente prodotte. Dal punto di vista della ricerca scientifica, le differenze di genere non sarebbero quindi confermate; laddove trovino riscontro, questo non sarebbe significativo (Connel, 2011).

In effetti, al di là dei prototipi di genere più comuni, se si pensa alla grande variabilità delle caratteristiche maschili in sé o femminili in sé, c’è da riflettere su quanto il concetto di genere sia variegato sia dal punto di vista delle caratteristiche fisiche, che psicologiche e comportamentali. Per fare un esempio, si potrebbe pensare al prototipo di uomo alto, forte, robusto, indubbiamente più aggressivo e propenso a dominare rispetto alla donna, competitivo e con una spiccata propensione verso abilità come la logico-matematica e gli ambiti scientifici in generale. Tutte le caratteristiche elencate sono significatamente a discrezione dell’universo maschile o fanno ampiamente parte anche del mondo femminile? Ma soprattutto, che influenza ha la cultura nella definizione del concetto di maschilità/femminilità?

Messaggio pubblicitario Secondo quest’ultima teoria, le differenze biologiche tra uomo e donna ci sono ma gli atteggiamenti variano culturalmente e si possono considerare di origine sociale, quindi uomini e donne si diventa (Bagnasco, Barbagli, Cavalli, 2004). In particolare, prendendo in considerazione il concetto di maschilità, essa verrebbe concettualizzata come costruzione attiva, che si produce attraverso interazioni sociali, per cui il comportamento umano lo si apprenderebbe, non sarebbe biologicamente determinato, né è già insito nella natura umana. L’uomo parteciperebbe alla vita sociale in quanto uomo, come soggetto dotato di un genere ben definito nei diversi contesti sociali, ambientali e storici. Maschilità come prodotto sociale attivo.

L’uomo o la donna verrebbero quindi definiti tali in base a cosa fanno, piuttosto che a chi sono, secondo un decalogo di regole, una serie di comportamenti riconosciuti come maschili (Boni, 2004). Questo interessante punto di vista si distacca nettamente dal concetto tradizione di maschilità come concetto patriarcale ed egemone, dell’uomo amante del famoso connubio donne-motori, virile e dominante rispetto alla femminilità in molti campi: familiare, lavorativo, sessuale, politico, religioso, etc,. In effetti, dando un ampio sguardo sul mondo odierno e sulla nostra società, sorgerebbe l’esigenza di approfondire il concetto di maschilità, in quanto esso si è nettamente trasformato in pochi decenni. Sentendo parlare di uomini-casalinghi, transgender, prodotti e pratiche per la bellezza maschile, lotte per la rivendicazione dei diritti omosessuali e mode maschili inusuali e molto fashion, viene da chiedersi: ma il maschio oggi chi è? Come si comporta, come si veste, a cosa si interessa e come appare?

Dal punto di vista sociologico, dagli anni Ottanta è emersa la figura del new man, ovvero l’uomo che si è saputo trasformare o farsi trasformare in qualcosa di maggiormente femminizzato, senza che ciò implichi necessariamente omosessuale. E’ colui che mostra una maggiore sensibilità e interessamento all’amore, più che al sesso, senza vergognarsene, colui che cura il proprio aspetto fisico, che si prende cura della famiglia anche da altri punti di vista oltre che a quello finanziario. Il new man ha saputo risvegliare il proprio lato emotivo, è anti-sessista, crede nella parità di genere e permette alla donna di ‘portare i pantaloni’ al posto suo. Egli segue mode create appositamente per lui, nonché pratiche di bellezza che fino a qualche tempo prima appartenevano esclusivamente all’universo femminile, come la depilazione, l’uso di prodotti antirughe, la chirurgia estetica, etc. I mass media sembrerebbero giocare un ruolo fondamentale nella costruzione di questo tipo di maschilità: essi plasmano il concetto odierno di maschio, se non altro lo promuovono, lasciando ampio spazio a prodotti dedicati al maschio come diete dimagranti, creme ringiovanenti, e profumi sponsorizzati da modelli molto magri, che appaiono sessualmente ambigui e più consoni a esprimere un aspetto candido più che il tradizionale concetto di virilità. Questa è una sfaccettatura della maschilità, che per certi punti di vista appare quindi in crisi rispetto a ciò che si poteva pensare in una società patriarcale.

In contrapposizione al new man, rimane però l’ uomo tradizionale, che la sociologia chiama new lad, di cui si potrebbe dare un quadro prototipico come di colui che porta avanti valori sessisti, ama difendere il proprio lato virile, apparire coraggioso, tutto d’un pezzo, aggressivo e talvolta brutale, indipendente e mascalzone. E’ colui che osa sempre e non chiede mai, il classico macho. Egli tratta la figura femminile subordinandola, relegandola talvolta a oggetto di desiderio sessuale, spesso abbinata al mondo dei motori.

Sia il primo che il secondo modello di maschilità si possono considerare mediati, ovvero promossi dai mass media stessi, che nel rappresentarli, ne darebbero uno svelamento al solo scopo commerciale attraverso internet, cartelloni e spot pubblicitari, radio, televisione, cinema, stampa periodica e quotidiana. Un interessante esempio di questa mediazione del concetto di maschilità viene teorizzato dal sociologo Federico Boni in ‘Men’s help’, un libro che prende in considerazione i periodici dedicati al mondo maschile che dagli anni Novanta iniziano ad essere pubblicati in Inghilterra, dove raggiungono un successo strepitoso, venendo successivamente divulgati anche in altri paesi (2004). Si parla di ‘Arena’, ‘GQ’, ‘The face’, periodici dedicati proprio al new man e al suo interessamento allo stile e moda, alla cura di sé, del corpo e del proprio tempo, nonché alla casa, famiglia, cucina e giardinaggio.

Successivamente, in risposta a questi, vengono pensati e divulgati periodici maschili più inclini invece agli interessi del new lad come ‘Loaded’, ‘Maxim’ e le edizioni rivisitate di ‘Arena’ e ‘GQ’, che decidendo di cambiare rotta, si dedicano maggiormente al new ladderism. La costruzione identitaria del maschio, che abbiamo visto essere mediata soprattutto dai mezzi di comunicazione, si manifesterebbe soprattutto attraverso un oggetto tangibile, esplicito, che non si può nascondere né negare, proprio di ogni essere vivente e veicolo di espressione del sé identitario: il corpo.

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Bibliografia

  • Bagnasco, A.; Barbagli , M.; Cavalli, A., Elementi di sociologia, Il Mulino Editore, Bologna, 2004
  • Boni, F., Men’s help. Sociologia dei periodici maschili, Meltemi Editore, Roma, 2004
  • Connel, R.W., Questioni di genere, Il Mulino Editore, Bologna, 2011
  • Connel, R.W., La crisi della maschilità. Identità e trasformazioni del maschio occidentale, Feltrinelli Editore, Milano, 1995
  • Dalla Ragione, L.; Scopetta, M., Giganti d’argilla. I disturbi alimentari maschili, Il pensiero scientifico Editore, Roma, 2009
  • Pope, H.; Philips, M.D.; Olivardia, D., The adonis complex: how to identify, treat and prevent body obsession in men and boys. Free Pr., 2002
  • Redaelli, R.; Mologni, M. “Tanta palestra e poco cibo. Allarme sindrome di Adone. Duemila ragazzi lombardi colpiti da anoressia maschile” in Corriere della sera, 28 gennaio 2005
  • Ruspini, E., Uomini e corpi. Una riflessione sui rivestimenti della mascolinità, FrancoAngeli Editore, Milano, 2009
  • Stagi, L. Anticorpi. Dieta, fitness e altre prigioni, FrancoAngeli Editore, Milano, 2008
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