Adozione, disturbi di personalità e fallimento adottivo (2)

L’ adozione è l’unica possibilità per un bambino abbandonato di poter crescere in una famiglia: è importante riflettere sulle cause del fallimento adottivo

ID Articolo: 115865 - Pubblicato il: 27 novembre 2015
Adozione, disturbi di personalità e fallimento adottivo
Messaggio pubblicitario SFU 2020
Condividi

Adozione e psicopatologia

Poche sono le ricerche sulla psicopatologia genitoriale nel tema dell’adozione, tante invece quelle sui disturbi del bambino adottivo, soprattutto legati al periodo adolescenziale. L’attaccamento ai genitori adottivi e ad altre figure familiari si può verificare a ogni età. Sicuramente il periodo adolescenziale, caratterizzato da profondi mutamenti biologici e psicologici e di ricerca della propria identità, presenta per il bambino adottato difficoltà peculiari, ma ciò è indipendente dall’età di inserimento all’interno del nucleo adottivo. Secondo Kestemberg (1962):

Se è vero che tutto si prepara nell’infanzia tutto si gioca nell’adolescenza”.

Come emerge dalla letteratura scientifica sull’adozione, anche in Emilia-Romagna l’età pre-adolescenziale e adolescenziale si conferma essere una fase evolutiva sfidante per le relazioni familiari adottive.

Dalla ricerca di Miller et al. (2000) emergono risultati contrastanti sul fatto che i bambini adottati abbiano più problemi psicologici e comportamentali che i non adottati. Differenze medie standardizzate mostrano che gli adolescenti adottati sono più a rischio in tutti i settori presi in esame, tra cui riuscita scolastica e problemi a scuola, uso di sostanze, benessere psicologico, salute fisica, menzogne e litigi con i genitori. I risultati mostrano che le differenze tra gli adolescenti adottati e non adottati erano maggiori se si consideravano come variabili il sesso maschile, gli adolescenti più giovani o più anziani, ispanici o asiatici e gli adolescenti che vivono in case famiglia o con i genitori di basso livello di istruzione. In maggior misura quindi gli adolescenti adottati hanno più problemi di vario genere rispetto ai loro coetanei non adottati.

Nella ricerca di Cederblad et al. (1993) condotta in Svezia dove 152 famiglie con figli adottivi sono state invitate a prendere parte a uno studio del livello di salute mentale e dello sviluppo dell’identità dei figli adottivi; sia dalle interviste con i genitori che dagli strumenti di auto-valutazione somministrati ai giovani, è emerso che la loro salute mentale era buona e intatta.

Messaggio pubblicitario Dallo studio effettuato in Spagna su adozioni internazionali da Barcons-Castel et al. (2011) indica che, anche se hanno uno sviluppo adeguato, i bambini adottati mostrano più problemi emotivi e comportamentali rispetto ai bambini non adottati. I risultati indicano differenze tra i bambini adottati e non, legati alla somatizzazione; i minori adottati sono quelli che ottengono i punteggi più bassi in generale e nello specifico nella scala che valuta la capacità di adattamento i minori non adottati ottengono punteggi più alti. Differenze significative sono state trovate nelle abilità adattive: i ragazzi non adottati mostrano abilità migliori di quelli adottati, differenze che non sono state riscontrate invece tra le ragazze.

In generale, i ragazzi presentano punteggi più alti in esternalizzazione della sintomatologia e depressione rispetto alle ragazze. Tra i bambini adottati, il tempo trascorso in un istituto è una variabile che ha un impatto negativo sull’insorgenza di esternalizzazione e internalizzazione dei problemi. I minori provenienti dall’Europa dell’Est mostrano maggiori problemi di attenzione, abilità adattive minori e le relazioni interpersonali più povere rispetto agli altri minori. Inoltre problemi di attenzione appaiano più frequentemente in minori adottati dopo l’età di 3 anni.

L’indicazione metodologica che possiamo trarre dalla lettura dei 
dati delle ricerche sopra riportate sui fallimenti adottivi e sul benessere psicologico dei bambini-adolescenti è la necessità di accompagnare da subito la creazione di legami familiari adottivi (affiliazione-genitorialità adottiva), promuovendo interventi di sostegno e aiuto precoci, in grado di leggere in tempo i segnali di disagio per poter intervenire con successo fin dal loro esordio.

 

Adozione e disturbi di personalità

Per quanto riguarda i disturbi di personalità o altre patologie più gravi, non vi sono in letteratura molti studi legati all’adozione; alcuni di questi mostrano una maggiore probabilità di sviluppare disturbi di personalità e comportamento a rischio in adulti adottati.

In uno studio Westermeyer et al. (2015) hanno indagato la storia di vita e la presenza di disturbi di personalità in adulti adottati e non adottati mediante l’impiego di un campione rappresentativo a livello nazionale. I dati sono stati confrontati in adulti adottati rispetto ad adulti non adottati, per stimare le probabilità della presenza di disturbi di personalità. I sette disturbi di personalità considerati erano istrionico, antisociale, evitante, paranoico, schizoide, ossessivo-compulsivo e disturbo di personalità dipendente.

Per coloro che erano stati adottati è stato registrato un aumento nella probabilità di sviluppare qualsiasi disturbo di personalità rispetto ai non adottati; in particolare gli adulti adottati mostravano una probabilità maggiore di possedere un disturbo di personalità istrionica, antisociale, evitante, paranoico, schizoide, e ossessivo-compulsivo rispetto ai non adottati. Questi risultati supportano i più alti tassi di disturbi di personalità tra gli adottati rispetto ai non adottati.

 

Adozione e incidenza di comportamenti suicidari

Una ricerca condotta presso l’Università del Minnesota dal 1998 al 2008, da Keyes et al., si è proposta di indagare se lo stato di adozione rappresentava un rischio di tentativo di suicidio per i figli adottati e non adottati che vivono negli Stati Uniti. Gli autori hanno poi esaminato i report dei genitori e i fattori noti per essere associati a comportamenti suicidari tra cui sintomi di disordine psichiatrico, tratti di personalità, ambiente familiare e disimpegno accademico. Dallo studio è emerso che la probabilità di tentativo di suicidio erano quasi 4 volte superiore in adulti adottati rispetto a non adottati. La relazione tra stato di adozione e tentativo di suicidio è parzialmente mediata da fattori noti per essere associati a comportamento suicidario.

 

Conclusioni: auspicabilità della prevenzione del disagio psicologico nell’adozione

Come suggeriscono gli studi sarebbe interessante ampliare la ricerca sull’argomento, soprattutto in una fase preliminare nel percorso adottivo, sia dal punto di vista genitoriale che del bambino adottato, per poter prevenire il disagio psicologico e ridurre la probabilità di fallimento adottivo.

Anche il viaggio più lungo comincia con un solo passo.

(Laozi)

L'articolo continua nelle pagine seguenti : 1 2

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 16, media: 3,13 su 5)

Consigliato dalla redazione

Il calo delle adozioni: dalla crisi dell'adozione a un modello di adozione protettivo, resiliente e ad alto valore sociale - Immagine: 47900520

Il calo delle adozioni: dalla crisi dell'adozione a un modello di adozione protettivo, resiliente e ad alto valore sociale

Le adozioni oggi sono in calo: risulta importante informare la società non solo su questa crisi, ma anche sul reale benessere della famiglia adottiva.

Bibliografia

State of Mind © 2011-2021 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario