Il processo adolescenziale: teoria e tecnica

Il lavoro psicoanalitico con adolescenti mira a rintracciare la problematica dalle origini fino all’organizzazione più o meno definitiva della mente.

ID Articolo: 115616 - Pubblicato il: 18 novembre 2015
Il processo adolescenziale: teoria e tecnica
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È come se si versasse vino nuovo in vecchi otri

(Winnicott , D.W., 1962)

Nell’adolescenza si definisce il rapporto tra il riproporsi dell’identico e l’emergere del nuovo (Cahn, R., 2000).

Nel senso di contenere, organizzare, dare un nome agli incessanti cambiamenti interni ed esterni che riguardano questa fase dello sviluppo e che ci rendono altri nella misura in cui rimaniamo noi stessi (Cahn, 2000).

R. Cahn (2000) parla di soggettivazione intesa come processo di assunzione della soggettività. Essa rinvia a quell’insieme di azioni psichiche che conducono l’individuo a percepire la propria individualità creando uno spazio psichico personale adeguato, che permette una differenziazione con l’esterno e allo stesso tempo una capacità di auto simbolizzazione dell’esperienza. Questo processo riguarda il corso dell’intera vita dell’individuo e in questa fase dello sviluppo trova uno snodo cruciale.

Vediamo che il processo di soggettivazione di ogni individuo dipende dalle determinanti interne del soggetto ma anche dalla cultura e dalle norme della società che gli è propria. Ogni psicoanalista deve occuparsi della realtà psichica dell’adolescente, ma anche dell’oggetto esterno, della realtà sociale e persino di una pseudo realtà psichica che il paziente può costruirsi (Cahn, R., 2000).

Su questo rapporto si incentra il lavoro psicoanalitico che mira a rintracciarne la problematica dalle origini fino all’organizzazione più o meno definitiva della mente.

L’adolescenza è un periodo in cui si presentano dei profondi cambiamenti biologici, psichici e sociali. Assistiamo, infatti, in questo periodo, a delle trasformazioni corporee, anatomiche e fisiologiche e ad un ampliamento delle capacità cognitive. Tutti questi cambiamenti portano nell’adolescente ad elaborare un nuovo statuto del corpo, dell’identità e del mondo.

Messaggio pubblicitario Come ricorda Margot Waddell (2000), i cambiamenti fisiologici della pubertà si verificano solitamente prima di quelli emotivi, questo soprattutto per quanto riguarda il sesso femminile. Infatti, molte ragazze iniziano ad avere le mestruazioni e a sviluppare caratteristiche sessuali secondarie all’età di dieci o persino nove anni. Questi cambiamenti corporei portano con se un sentimento perturbante (Freud, S., 1919), infatti, la comparsa del corpo genitale è vissuto in un primo tempo come estraneo ed esterno al ragazzo, rispetto alle precedenti sicurezze del periodo infantile.

L’adolescente, pertanto, in questo processo di cambiamento, attraversa un lutto normale riferito su più fronti: lutto dei genitori, idealizzati nell’infanzia; lutto del corpo infantile; lutto della propria identità e del proprio ruolo nel mondo infantile (Selener, G., 1991).

Per poter far subentrare la realtà genitale, dovrà compiere una scelta importante per l’identità sessuale: essere donna oppure uomo? E dovrà rispondere ad una domanda che riguarda il processo di soggettivazione: chi sono io? Queste domande portano con sé dei turbamenti, sentiti spesso come insopportabili, sono vissuti che il giovane vorrebbe evacuare e dai quali vorrebbe difendersi.

Spesso in questo periodo assistiamo a dei comportamenti delinquenziali che servono per alleviare la tensione degli impulsi aggressivi e sessuali. Inoltre, i comportamenti delinquenziali servono all’adolescente a sondare i limiti dell’autorità esterna ed interna: il giovane mette alla prova gli altri e se stesso. Questo modo di rapportarsi gli permette il progressivo distanziamento dalle proprie figure di attaccamento primario, per creare poi un pensiero proprio, per sciogliere e per poi riallacciare i legami antichi al fine di renderli attuali (Cahn, R., 2000).

I genitori tuttavia, permangono come base sicura, specialmente nei momenti di forte difficoltà, ma si riattiva una rinegoziazione dei ruoli e delle posizioni all’interno della famiglia, sia da parte dei figli che da quella dei genitori. Il conflitto con l’autorità genitoriale implica un’elaborazione dei fantasmi di parricidio e matricidio che, dopo il complesso edipico, si riattualizzano in questa fase (Salvucci, A., 2010).

L’Io viene nuovamente sottoposto ad una forte pressione istintuale, infatti, lo stesso S. Freud (1905) sosteneva che la pubertà rilancia il movimento edipico interrotto nel periodo della latenza e lo porta a termine. Tuttavia, la riaccensione adolescenziale delle tendenze edipiche suscita angosce di castrazione, fantasie o paure di perdita dell’amore o degli oggetti d’amore che possono provocare delle infantilizzazioni difensive oppure riattivare la fantasia masturbatoria centrale (Laufer, M., 1984), in base alla quale l’adolescente rivive fantasie fusionali infantili (Ammanniti, M., 1989).

Durante l’adolescenza il ragazzo dovrà confrontarsi nuovamente con il senso di colpa, con il timore della perdita, con la gratitudine e la sensibilità nei confronti degli altri. Meltzer D. (1993) descrive l’adolescenza come un periodo di crisi dello spazio mentale e della sua integrazione, caratterizzato dalla presenza di un particolare tipo di splitting: da un lato l’invidia per il potere, l’egocentrismo, l’ambizione sfrenata; dall’altro la sensibilità per i deboli, l’idealizzazione dell’altruismo, l’emotività.

Nel tentativo di trovare ed esprimere un proprio nuovo modo di essere, l’adolescente oscilla continuamente tra queste due posizioni, vivendo uno stato di grande confusione tra ciò che può portarlo avanti o indietro, rispetto a quella che percepisce chiaramente come una scomoda e faticosa situazione intermedia tra infanzia ed età adulta. Nel desiderio di prendere le distanze dalla dimensione infantile, considerata debole e dipendente, l’adolescente teme fortemente la sua stessa grande sensibilità, perché ha paura che mostrarsi troppo sensibile lo possa far, di nuovo, scivolare indietro verso l’infanzia e la dipendenza dagli adulti. Contemporaneamente, nel desiderio di progredire verso la dimensione adulta, tende a pensare che l’unico modo di rendersi indipendente sia quello di andare avanti senza pietà.

Come è stato messo in luce da contributi psicoanalitici (Freud, A., 1957; BIos, P., 1962) e da ricerche psicologiche, in questo periodo si verifica uno spostamento della dipendenza dai genitori ai coetanei. Nell’adolescenza si possono evidenziare processi assimilabili a quelli presenti nella prima fase di separazione-individuazione. La spinta alla sperimentazione e alla curiosità si ripropone nuovamente nel campo delle relazioni nel gruppo di coetanei, così come si possono assimilare molti comportamenti a quelli presenti nella fase di riavvicinamento, rintracciabili soprattutto nell’ambivalenza che caratterizza la relazione con gli adulti e soprattutto con i genitori.

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Bibliografia

  • Ammaniti, M. (1989). Rappresentazioni mentali e adolescenza. La nascita del sé. Roma-Bari: Laterza, 170-179.
  • Cahn, R. (2000). L’adolescente nella psicoanalisi: l’avventura della soggettivazione. Borla: Roma.
  • Freud, S. (1905). Drei Abhandlungen zur Sexualtheorie (trad. it. 1970) Tre saggi sulla teoria sessuale. Opere, Torino, Boringhieri, 4.
  • Freud, S. (1977). Il perturbante. Opere, vol. IX. Boringhieri: Torino.
  • Kestemberg, E. (1980). Mondo interno e realtà esterna. Bollati Boringhieri: Torino.
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  • Meltzer, D. (1977). Esplorazioni sull’autismo. Boringhieri: Torino.
  • Meltzer D., Harris M. (1993). Psicopatologia dell’adolescenza. Borla: Roma.
  • Polacco, G. W. (1999). Paesaggi interni e corpi estranei. Disordini alimentari e altre patologie. Pearson: Italia Spa.
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  • Salvucci, A. (2010). Vicende edipiche in adolescenza: un punto di vista genetico. http://www.imago-srpc.net/scuola/?p=164
  • Selener G.: Les apports des groupes au processus de développement de l’adolescen. In: Revue de Psychotherapie psychanalytique de groupe, n.16. L’adolescent et les groupes, 1991.
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