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Statue in movimento: attività fisica e prevenzione del decadimento cognitivo

L’esercizio fisico è un fattore protettivo e preventivo del rischio della demenza e del rallentamento cognitivo - Neuroscienze

ID Articolo: 114097 - Pubblicato il: 05 ottobre 2015
Statue in movimento: attività fisica e prevenzione del decadimento cognitivo
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Davide Di Vitantonio, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI MODENA

L’esercizio fisico è un importante fattore protettivo e preventivo: proteggendo la salute cerebrale, si può prevenire il rischio di una futura demenza e ritardare lo sviluppo del danno cognitivo età-correlato.

La vita umana è tendenzialmente inconcepibile da un punto di vista statico. L’essere umano, come quasi la totalità degli organismi animali multicellulari, riempie la sua intera esistenza attraverso il movimento fisico, inteso come azione diretta ad uno scopo nell’ambiente. Un’ipotesi affascinante (Schmidt-Kittler N, 2011), sostiene che il movimento risulti dal fatto che gli organismi eterotrofi (opposti ad autotrofi) non essendo in grado di produrre autonomamente il nutrimento, necessitino di un sistema di locomozione muscolare, al fine di interagire con l’ambiente a scopi alimentari: secondo questa ipotesi dunque, non ci sarebbe alcun motivo di immaginare l’esistenza di alberi e piante dotati di gambe, in quanto, a causa della loro natura autotrofa, il sistema motorio non risponderebbe ad alcun fine evolutivo.

Non è possibile in effetti negare l’eleganza e la funzionalità di questa ipotesi e in aggiunta, risulta estremamente difficoltoso, se non impossibile, immaginare un movimento naturale non diretto verso uno scopo, ma in realtà un semplicissimo esperimento mentale può provare che l’ipotesi esposta in precedenza presenta una lacuna non trascurabile. Immaginiamo che un essere umano sia costretto artificialmente fin dalla nascita su un letto d’ospedale e che ogni nutrimento gli venga somministrato tramite flebo; non è difficile a questo punto che si ricordino i numerosi casi di atrofia muscolare, infarto e soffocamento dovuti ad eccessiva immobilità riportati da numerose riviste scientifiche e non.

Considerando quindi l’azione nutritiva, come fine necessario ma non ultimo del movimento, quale potrebbe essere dunque la funzione vitale fondamentale di un sistema muscolare? La risposta a questa domanda è l’omeostasi, l’equilibrio biologico interno. Il movimento assume il ruolo preponderante del mantenimento dell’equilibrio molecolare fra le parti, in quanto mantiene livelli ottimali (o quasi) di concentrazione di elementi vitali come ossigeno, glucosio e lipidi nei tessuti umani.

Messaggio pubblicitario E’ noto come l’esercizio fisico costruisca e modelli i muscoli, migliori le funzioni di cuore e polmoni, migliori lo stato d’animo ed il benessere generale. Poiché dunque l’esercizio fisico mantiene e migliora la condizione fisica, può apportare di conseguenza anche dei benefici a livello cognitivo? Un crescente corpo di studi (The LIFE study investigators, 2006; Rejeski WJ et al., 2005) ha dimostrato esattamente questo. Basandosi sui risultati degli studi che indagavano le basi neurobiologiche degli effetti positivi dell’esercizio fisico sul cervello, gli studiosi sono venuti a conoscenza del fatto che il fitness ha una funzione neuro protettiva per gli uomini che invecchiano, in quanto protegge sia la struttura che la funzione del cervello.

Il miglioramento delle funzioni cognitive è dovuto principalmente a:
– Aumento del flusso sanguigno al cervello, quindi aumento della vascolarizzazione e dei capillari, sia del numero delle connessioni delle sinapsi neuronali.
– Un aumento della neuro genesi in quanto influenza le proteine che stimolano la crescita neuronale, in maniera prominente il fattore neuro-trofico dell’ippocampo, area centrale per l’apprendimento e per la memoria.
– Aumento della capacità dei neurotrasmettitori.
– Migliore efficienza neuronale.

In base a questi presupposti, gli studiosi hanno condotto una serie di studi (Bassuk SS, Wypij D, Berkman LF, 2000) atti ad assicurare l’impatto dell’esercizio fisico sulle funzioni cognitive arrivando a queste conclusioni:
– L’allenamento aerobico migliora la vitalità cognitiva in anziani in salute.
– L’esercizio indotto non solo migliora il fitness aerobico, ma ha anche effetti psicologici a breve e a lungo termine.
– Gli adulti fisicamente in forma compivano meglio i semplici compiti cognitivi rispetto a quelli non in forma.

Un miglioramento del fitness, osservabile a livello del flusso sanguigno cardiovascolare aiuta a ridurre gli effetti deleteri dell’età sulla cognizione e sulla struttura del cervello.

Bisogna ricordare come alcuni studiosi si siano spinti ancora oltre nel definire il legame intercorrente fra attività fisica e funzioni cognitive superiori, analizzando la possibile associazione fra attività fisica e rischio di sviluppo di demenza fra gli anziani. I risultati degli studi (Rejeski WJ, Fielding RA, Blair SN, Guralnik JM, Gill TM, Hadley EC, 2005) sperimentali sono largamente d’accordo con l’ipotesi che l’attività fisica riduca il rischio di declino cognitivo e di demenza nella vecchiaia: una regolare attività fisica, comparata al non esercizio, è associata ad un rischio ridotto di danno cognitivo (Dvorack 1998).

Le evidenze in supporto (The LIFE study investigators, 2006), dimostrano che l’esercizio fisico è un importante fattore protettivo e preventivo: proteggendo la salute cerebrale, si può prevenire il rischio di una futura demenza e ritardare lo sviluppo del danno cognitivo età-correlato.

 

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