Il valore dell’Ascolto Riflessivo con i gravi Disturbi di Personalità

L'Ascolto Riflessivo farebbe sperimentare un funzionamento relazionale di attaccamento riparativo, permettendo al paziente di ricostruire la propria storia.

ID Articolo: 114577 - Pubblicato il: 19 ottobre 2015
Il valore dell’Ascolto Riflessivo con i gravi Disturbi di Personalità
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Barbara Brignoni – Open school Studi Cognitivi Milano

La gravità di alcuni pazienti, ha costretto numerosi operatori a chiedersi quali potessero essere le tecniche più efficaci per instaurare una relazione di alleanza e di fiducia che potesse portare benefici alla persona e costituire una buona base per un lavoro terapeutico.

 

I percorsi di psicoterapia offerti dai servizi pubblici di Salute Mentale, presentano alcune differenze sostanziali rispetto a quelli che si prospettano nel privato, per svariati motivi: sicuramente per la disponibilità di risorse e per i programmi standardizzati regionali, non è prevedibile una presa in carico strutturata a lungo termine pensata per tutti i pazienti che afferiscono al servizio, i numeri sicuramente non aiutano e non lo consentono; inoltre analizzando le tipologie di utenti, nel bacino del pubblico accedono anche persone con background sociale compromesso, con problematiche strutturate in diverse aree e con prognosi negative.

La gravità di questi pazienti, ha costretto numerosi operatori a chiedersi quali potessero essere le tecniche più efficaci per instaurare una relazione di alleanza e di fiducia che potesse portare benefici alla persona e costituire una buona base per un lavoro terapeutico.

La riflessione si è spostata dunque sulle tecniche preliminari della relazione d’aiuto, quelle incentrate sulla motivazione e sulla creazione di un’alleanza terapeutica, che trovano una dimensione strutturata nell’approccio del Counselling Motivazionale sistematizzato da Miller e Rollnick.

Le problematiche che rendono difficoltoso un percorso di psicoterapia strutturata, nel caso di gravi disturbi di personalità, sono:

  • L’egosintonicità del paziente, che non problematizza alcuni suoi comportamenti e atteggiamenti, tentando paradossalmente di mantenere il proprio equilibrio disfunzionale;
  • La ridotta consapevolezza dell’opportunità di cambiamento;
  • La scarsa motivazione.

Messaggio pubblicitario La presenza radicata di paure (del rifiuto, di affrontare la verità, del giudizio, delle emozioni, di perdere il controllo, di essere pazzo o malato…), i sentimenti sperimentati come intollerabili, come la colpa o la vergogna, le convinzioni pervasive che impediscono l’espressione personale, ed i pregiudizi interni, sono tutti fattori che rendono ulteriormente difficile la costruzione di un’alleanza terapeutica basata su un rapporto di fiducia reciproca.

Dal paziente con un grave disturbo di personalità, l’Altro è talvolta investito di significati personali appresi nel corso delle proprie esperienze relazionali, spesso fallimentari; l’operatore può essere vissuto come un avversario per cui il paziente lo contrasta, lo interrompe o si estranea dalla relazione, generando a sua volta una reazione nell’Altro. All’interno della relazione terapeutica si attivano cicli interpersonali a cui porre grande attenzione.

Proprio per tutte queste difficoltà, è necessario adottare un approccio relazionale strutturato, strategico e tecnico, che attraverso specifiche abilità tenda:

  • A mantenere la relazione, il contatto con il paziente;
  • A gestire i comportamenti e gli atteggiamenti di resistenza al cambiamento;
  • A verificare e monitorare lo stato della motivazione del paziente;
  • A promuovere la responsabilizzazione e l’orientamento ai vari strumenti di cura, cessando eventuali comportamenti problematici.

In particolare il Counseling Motivazionale si propone come un approccio centrato sul cliente, orientato, per affrontare e risolvere un conflitto di ambivalenza in vista di un cambiamento del comportamento (Miller & Rollnick, 2014).

Questo approccio è fondato su tre principi: collaborazione, autonomia e maieutica; in questa cornice di riferimento, le tecniche sono orientate ad esplorare piuttosto che esortare, a sostenere piuttosto che persuadere, con una costante attenzione alle aspirazioni della persona, che è libera di accettare o rifiutare le indicazioni che le vengono suggerite.

Nell’approccio del Counseling Motivazionale, il colloquio si modula tra il trattenersi dal desiderio di ‘correggere’ il paziente, incoraggiare e promuovere il suo empowerment, comprendendone la sua visione del mondo e le sue motivazioni, ascoltandolo in modo attivo e non giudicante.

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Bibliografia

  • Bowlby, J. (1989). Una Base Sicura. Applicazioni Cliniche della Teoria dell’Attaccamento – ed. Raffaello Cortina.
  • DiMaggio, G., Semerari, A. (2003). I Disturbi di Personalità. Modelli e trattamento. Stati mentali, metarappresentazione, cicli interpersonali – ed. Laterza.
  • Liotti, G., Cortina, M., Farina, B. (2008) Attachment Theory and Multiple Integrated Treatments of Borderline Patients – Journal of the American Academy of psychoanalysis and Dynamic Psychiatry.
  • Miller, W.R., Rollnick, S. (2014) Il Colloquio Motivazionale – ed. Erickson.
  • Rosengren, D. B. (2009). Guida pratica al Counselling Motivazionale – ed. Erickson.
  • The NICE Guidelines on treatment and Management (2009) Borderline Personality Disorders – British Psychological Society and the Royal College of Psychiatrists.
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