Trauma e memoria: il misinformation effect

L'emozione può influenzare i ricordi della memoria autobiografica e può interferire con la vividezza degli stessi generando falsi ricordi

ID Articolo: 112735 - Pubblicato il: 02 settembre 2015
Trauma e memoria: il misinformation effect
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Ilenia LaRocca, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI

 

La memoria può generare una vera e propria ricostruzione del ricordo quando influenzata da differenti fattori di tipo cognitivo, emotivo e motivazionale. Gli studi condotti nell’ambito della memoria autobiografica dimostrano, infatti, il ruolo centrale esercitato dall’emozione sulla memoria e la direzione di tale influenza vede generalmente far corrispondere ad un aumento dell’intensità emotiva una maggiore vividezza del ricordo.

Nella vita quotidiana raramente ci possiamo aspettare di avere accesso, dopo alcuni anni, all’originale della nostra percezione o esperienza passata. Molto spesso, infatti, la memoria non è la semplice riproposizione di una percezione antica bensì il resoconto di un’esperienza, ovvero il risultato di una ricerca di significato che apporta un “valore aggiunto” all’accadimento originale, creato dalla nostra reinterpretazione soggettiva (Jedlowski, 1994).

Tre sono le fonti di distorsione del ricordo:
1. Interne, cioè legate esclusivamente alle caratteristiche dell’osservatore;
2. Esterne, quando le informazioni successive all’evento incidono sulla fissazione del ricordo del soggetto;
3. Relazionali, cioè nella testimonianza la rievocazione può essere influenzata da aspetti relazionali e comunicativi con l’interlocutore.

La memoria, dunque, può generare una vera e propria ricostruzione del ricordo quando influenzata da differenti fattori di tipo cognitivo, emotivo e motivazionale. Gli studi condotti nell’ambito della memoria autobiografica dimostrano, infatti, il ruolo centrale esercitato dall’emozione sulla memoria e la direzione di tale influenza vede generalmente far corrispondere ad un aumento dell’intensità emotiva una maggiore vividezza del ricordo.

La letteratura descrive delle tipologie di ricordi che si formano in condizioni di alta attivazione emozionale: ricordi emozionali (Reisberg, Heuer, 1992), ricordi vividi (Rubin, Kozin, 1984), ricordi traumatici (Christianson, Loftus, 1987) e ricordi fotografici (Brown, Kulik, 1977). Una serie di studi conferma che i ricordi di esperienze traumatiche si presentano vividi, ricchi di dettagli centrali e alquanto stabili nel tempo.

Tuttavia si potrebbero anche generare dei falsi ricordi, distorsioni della memoria che vengono create quando le persone qualche volta sviluppano una serie di ricordi vividi e dettagliati di eventi che non hanno mai esperito; oppure, le persone confondono gli eventi che si sono verificati prima o dopo l’evento target con l’evento stesso (Gallo e Roediger, 2004; Loftus, 2003; Scarry e Schacter, 2000).

Messaggio pubblicitario A volte ci si riferisce ad essi come pseudo – memoria o ricordi illusori. Diversamente dal mentire, le persone che hanno dei falsi ricordi credono in buona fede che gli eventi non esperiti si siano verificati. Dal 1970 c’è stato un enorme interesse per gli studi empirici sui falsi ricordi (McDaniel e Roediger, 2007). Oggi la ricerca sui falsi ricordi è applicativa in diversi ambiti, come l’accuratezza e l’attendibilità della memoria del testimone nel setting legale; l’autenticità della memoria dei bambini abusati; i cambiamenti nell’atteggiamento e nel comportamento causati dai falsi ricordi; le tecniche di suggestione in marketing e nella pubblicità; la scoperta della pseudo – memoria indotta dall’ipnosi o dall’interpretazione del sogno nella psicoterapia (Cahill e Loftus, 2007).

Molti ricercatori hanno proposto delle teorie sulla natura dei falsi ricordi, come quella del monitoraggio della fonte, la fuzzy – trace theory, la teoria della memoria costruttiva, la fluency – misattribution perspective, l’activation – monitoring account (Brainerd e Reyna, 2005; Gallo, 2006; Mecklenbrauker e Steffens, 2007). I falsi ricordi sono stati creati nei setting sperimentali usando una varietà di paradigmi.

Tra questi, il misinformation method (creando ricordi di dettagli di eventi passati che non si sono verificati) (Loftus, 2003), il Deese – Roediger – McDermott (DRM) paradigm (creando falsi ricordi di parole che non erano state presentate) (McDermott e Roediger, 1995), e il rich false memory approach (“impiantando” interamente falsi ricordi di eventi che non sono mai avvenuti) (Loftus, 2005).

Tra questi, il misinformation e il DRM paradigm sono usati maggiormente. Il classico misinformation paradigm include tre fasi standard: l’aver esperito un evento, l’aver ricevuto la misinformation dopo l’evento e l’esser testati sul ricordo dell’evento (Loftus, 2005). Anche se diversi paradigmi possono tutti indurre falsi ricordi, ci sono controversie circa la natura di alcuni falsi ricordi (Lam e Pezdek, 2007; Wade et al., 2007) e circa la possibilità che i processi che portano alla formazione dei falsi ricordi siano simili nei vari paradigmi.

Alfred Binet, divenuto famoso come il creatore (assieme a Theodore Simon) del primo test di intelligenza di successo (Fancher, 1985), è stato uno dei principali studiosi del misinformation effect sulla memoria. Il misinformation effect corrisponde all’introduzione di un’informazione inaccurata nella propria rievocazione e, in ambito legale, alle conseguenze sulla testimonianza delle informazioni post – evento acquisite dal testimone attraverso i colloqui con agenti di polizia, gli interrogatori precedenti o le discussioni informali con amici e parenti.

Dunque, il post – event misinformation effect non è altro che l’effetto sul ricordo di un’informazione fuorviante fornita dopo l’evento (Loftus, 2005). Questo effetto può avvenire in situazioni sociali (Brainerd e Reyna, 2005; Ercolin e Gulotta, 2004; Gabbert et al., 2004; Justice, Self e Wright, 2000) e non sociali (Lindsay, 1990; Loftus e Palmer, 1974).

 

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