Ce la posso fare! La self-determination theory e l’importanza della motivazione

La self-determination theory spiega quanto sia importante scegliere di fare attività che ci piacciono e questo aumenta la motivazione - Psicologia

ID Articolo: 113834 - Pubblicato il: 25 settembre 2015
Ce la posso fare! La self-determination theory e l’importanza della motivazione
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Elaborata dagli psicologi Deci e Ryan dell’Università di Rochester (USA), la Self Determination Theory è una teoria della motivazione (Deci e Ryan, 1985) che spiega quanto sia importante, per la crescita personale e l’autostima, non solo svolgere attività nelle quali ci sentiamo bravi e competenti, ma anche e soprattutto scegliere di fare qualcosa che ci piace, sulla base di valori personali e obiettivi da raggiungere. In poche parole, compiere scelte autonome.

Quando le persone sono libere di scegliere, si sentono più motivate.
Questa ipotesi ha trovato riscontro in un esperimento condotto dai due studiosi. Si invitavano alcuni soggetti che si trovavano in una sala d’aspetto, a fare ciò che volevano (gruppo di controllo) e altri a leggere le riviste messe a disposizione sul tavolo (gruppo sperimentale). Gli esiti dell’esperimento hanno dimostrato che i soggetti “forzati” a leggere, senza poter fare altro, hanno reagito con scarsa concentrazione, fastidio e diminuzione di interesse durante l’attesa. Al contrario, i soggetti lasciati liberi di scegliere come passare il tempo, ad esempio parlando tra di loro, o leggendo il giornale per libera scelta, hanno manifestato una concentrazione maggiore nell’attività e più tolleranza all’attesa.

Questo esperimento suggerisce che l’essere pilotati nelle scelte, riduce la motivazione intrinseca intesa come autodeterminazione, in quanto si percepisce un senso di controllo esterno.

Messaggio pubblicitario L’ambiente sociale (ad es. la famiglia o la scuola) può incoraggiare l’autodeterminazione attraverso il soddisfacimento di tre bisogni psicologici fondamentali: competenza, autonomia e relazione (De Beni, Carretti, Moè e Pazzaglia 2014). Questi tre bisogni sono presenti sin dalla nascita. Il primo riguarda il sentirsi capaci, il secondo le scelte autonome e il terzo la costruzione di legami sociali positivi. Purtroppo non sempre questi bisogni trovano un modo per esprimersi. Si pensi all’adulto che fa credere al bambino di non possedere le qualità adatte per seguire un percorso o di essere “non portato”. Un ulteriore fattore che abbassa la percezione di autodeterminazione è il tempo limite, cioè la scadenza: accresce l’ansia e porta le persone a concentrarsi sul risultato, trascurando il contenuto dell’esperienza (emozioni, obiettivi e così via).
Secondo Deci e Ryan (2000) fornendo sostegno all’autonomia, si raggiungono forme di motivazione intrinseca, il motore di ogni attività svolta con fiducia e passione. Gli studiosi hanno proposto un modello di sviluppo dell’autoregolazione, che pone l’autodeterminazione lungo un continuum:

La self-determination-theory

Il concetto di autoregolazione è molto importante dal punto di vista motivazionale. Essa si riferisce al controllo dei risultati che via via si ottengono durante lo svolgimento di un’attività, gestendo le varie fasi del processo: la pianificazione, il controllo e la valutazione del proprio comportamento rivolto a uno scopo, modificandone il contesto e apportando degli aggiustamenti se necessario.
La regolazione esterna riguarda rinforzi o minacce di punizione: la scelta è strumentale a qualcos’altro (ad es. un premio);
la regolazione introiettata consiste nel fare qualcosa con autocontrollo, senza che ancora venga sentita come parte di Sé;
la regolazione per identificazione richiama valori in cui si crede (ad es. un obiettivo);
la regolazione integrata, per cui l’attività viene svolta come fosse espressione del Sé. A questo punto dello sviluppo il locus è sicuramente interno.

Quando siamo profondamente concentrati in un’attività che ci appassiona, si verifica quella che prende il nome di “esperienza di flusso” (Csikszentmihalyi e Csikszentmihalyi, 2006), non esiste nient’altro che l’attività, si crea una sorta di fusione tra l’attività e il Sé, laddove si possono esplicare le abilità senza tante difficoltà, dimenticandosi del tempo che scorre.

 

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BIBLIOGRAFIA:

  • Csikzentmihalyi, M. e Csikzentmihalyi, I.S. (2006), A life worth living: contributions to positive psychology, New York, Oxford University Press
  • De Beni, R., Carretti, B., Moè, A., Pazzaglia, F. (2014). Psicologia della personalità e delle differenze individuali. 2.ed. Bologna: Il Mulino
  • Deci, E. e Ryan, R. (1985). Intrinsic motivation and self-determination in human behaviour. New York, Plenum Press
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