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L’inconscio – Introduzione alla Psicologia nr. 27

L'inconscio fu teorizzato dagli psicoanalisti e costituisce la sede di desideri repressi e che possono riemergere attraverso i sogni, atti mancati o lapsus

Di Francesca Fiore

Pubblicato il 11 Set. 2015

Aggiornato il 16 Mar. 2016 10:49

Inconscio: L’inconscio è formato, dunque, da desideri repressi e esiliati lontano dalla coscienza. Questi desideri possono riemergere, dall’inconscio alla coscienza, o come fenomeni onirici o come disagio psichico.
INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA (Nr. 27)

Il concetto di inconscio comparve per la prima volta tra gli scritti di Cartesio, e successivamente fu perfezionato da Locke e da Leibniz. Sigmund Freud, si riappropriò di questo costrutto dotandolo di sostanza e facendolo diventare uno dei capisaldi della sua teoria. Infatti, Freud lo considerava uno dei concetti chiave nell’approccio psicoanalitico, uniti a quello di preconscio e conscio. Tutti e tre queste nozioni costituiscono quella che Freud definisce la prima topica, una delle principali teorie che sostanzia l’approccio psicoanalitico attraverso l’individuazione di queste forze, il preconscio, l’inconscio e il conscio, che agiscono fuori e dentro di noi. In soldoni, si hanno tre regioni distinte, separate dai vincoli della censura e della rimozione.

Ma, l’inconscio è il territorio con meno vincoli, in quanto in questo spazio la vita psichica è poco limitata da una serie di barriere, presenti invece nelle altre due istanze.

Nell’inconscio per esempio non è presente la negazione, il dubbio, e l’incertezza. Tutto quello che lo caratterizza è frutto della censura che lavora tra il conscio e il preconscio.
Inoltre, non appartengono all’inconscio i principi della logica su cui verte la vita quotidiana e per questo non c’è neanche la dimensione del tempo e dello spazio.

L’inconscio è formato, dunque, da desideri repressi e esiliati lontano dalla coscienza. Questi desideri possono riemergere, dall’inconscio alla coscienza, o come fenomeni onirici o come disagio psichico.
Le operazioni che caratterizzano il regno dell’inconscio sono: lo spostamento, procedimento per cui nei sogni si sostituisce una rappresentazione con un’altra semanticamente affine; la condensazione, in cui in una sola immagine sintetizza elementi diversi, di cui alcuni manifesti ed altri latenti. Questi ultimi rappresentano il procedimento simbolico.

L’inconscio, dunque, comunica messaggi, segnali ed emozioni attraverso il corpo, i comportamenti, la voce, la scrittura, e il modo di gesticolare. L’inconscio è sempre attivo e vigile, infatti, quando dormiamo, entriamo in uno stato in cui può parlare liberamente e quello che si percepisce a livello conscio sono i sogni, anch’essi ricchi di messaggi, significati nascosti, desideri ed emozioni represse. Infatti, Freud definiva i sogni come la soddisfazione inconscia di un desiderio rimosso.

Col tempo e col divenire delle teorie psicologiche il concetto d’inconscio non è sparito, ma si è modificato ed evoluto. Anche Beck e Ellis, fondatori della moderna Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, ne parlavano. Originariamente, erano due psicoanalisti che cercavano di spostare l’intervento terapeutico dalla parte inconscia a quella cosciente dell’individuo. Di conseguenza, nell’ambito del cognitivismo col termine inconscio si intende quella parte del funzionamento mentale che è non accessibile alla coscienza non perché è stata rimossa, ma perché non è mai stata conosciuta, e quindi non sarà, né potrà, mai essere ricordata (Migone P, 2006). E, in ogni caso non è neanche utile il materiale presente nell’inconscio da usare a scopo terapeutico.

Insomma, l’inconscio cognitivo è formato da informazioni che non sono conosciute coscientemente e per questo non possono essere dimenticate.

 

RUBRICA: INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA

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