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I 400 colpi e la devianza minorile – Cinema & Psicologia

I 400 colpi di Truffaut ci parla di devianza, evidenziando quanto il fattore ambiente possa essere importante nelle azioni devianti minorili.

Di Manuela Agostini

Pubblicato il 15 Mag. 2015

I 400 colpi di Truffaut ci parla in qualche modo di devianza, richiamando i concetti della statistica morale e di Durkheim e lanciando un chiaro grido contro l’abbandono ed evidenziando quanto il fattore ambiente possa essere importante nelle azioni devianti minorili.

Per devianza si intende comunemente un comportamento adottato da una persona che entra in conflitto con le norme sociali.

Diverse sono le teorie legate alla spiegazione dei comportamenti devianti:  le teorie eziologiche (F. P. Williams e M.D. Mc Shane 2002- Devianza e criminalità – Il Mulino Bologna) che interpretano il comportamento deviante come “il risultato di una decisione razionale dell’individuo volta ad ottenere benefici nel contesto di una valutazione su norme e sanzioni”, le teorie biologiche (F. P. Williams e M.D. Mc Shane 2002- Devianza e criminalità – Il Mulino Bologna) che spiegano i comportamenti devianti “attribuendone la responsabilità a caratteristiche fisiche e biologiche”; la teoria del controllo sociale (F. P. Williams e M.D. Mc Shane 2002- Devianza e criminalità – Il Mulino Bologna), le teorie della subcultura (F. P. Williams e M.D. Mc Shane 2002- Devianza e criminalità – Il Mulino Bologna) e la statistica morale (F. P. Williams e M.D. Mc Shane 2002- Devianza e criminalità – Il Mulino Bologna) che spiega invece il comportamento deviante come “determinato da fattori ambientali e sociali che hanno influenza sul soggetto”.

Prima ancora di tutte queste teorie, E. Durkheim (F. P. Williams e M.D. Mc Shane 2002- Devianza e criminalità – Il Mulino Bologna) già nel 1893 sosteneva che:[blockquote style=”1″] “non bisogna dire che un atto urta la coscienza comune perché è criminale, ma che è criminale perché urta la coscienza comune. Non lo biasimiamo perché è un reato, ma è un reato perché lo biasimiamo”. [/blockquote]

In altre parole un atto può essere considerato deviante solo in riferimento al contesto socio-culturale e dipende dal contesto che lo sanziona come tale.
Les Quatre Cents Coups di Trouffot ci parla in qualche modo di devianza, richiamando i concetti della statistica morale e di Durkheim e lanciando un chiaro grido contro l’abbandono ed evidenziando quanto il fattore ambiente possa essere importante nelle azioni devianti minorili.

Apri pista del movimento cinematografico della Nouvelle Vouge, “Les Quatre Cents Coups” viene tradotto letteralmente in italiano con il titolo “i 400 colpi”, erroneamente, distorcendone il reale significato che voleva essere inteso come il modo di dire “combinarne di tutti i colori”.

La storia vede protagonista il piccolo Antoine Doinel (Jean-Pierre Leaud) che con una serie di provocazioni è alla ricerca disperata di attenzione e amore.  Gli adulti (maestro, genitori, giudici) manifestano una rigidità che crea l’effetto contrario al buon andamento educativo del giovane. Il film è in qualche modo autobiografico e il personaggio Antoine Doinel (alter ego di Trouffot che ebbe un’ infanzia ostile) sarà interprete anche di altri 4 film che lo vedranno protagonista, in diversi periodi della vita (adolescenza, maturità, età adulta) e in cui affronterà tematiche sempre propriamente legate al suo sviluppo: “[blockquote style=”1″]L’amore a vent’anni, baci rubati, non drammatizziamo…è solo questione di corna e l’amore fugge[/blockquote]”.

Il ciclo Antoine Doinel è stato il primo esperimento unico e d’avanguardia nel cinema (ci ha provato recentemente Richard Linklater con la pellicola da lui scritta e diretta “Boyhood” chiaramente ispirata all’opera del regista francese) e attraverso questo personaggio Trouffot si traspone e parla anche di sé, delle istituzioni, dei rapporti genitori figli, dell’indifferenza, della voglia di affermazione e ricerca della propria identità.

Per devianza abbiamo visto si intende la tendenza a compiere gesti trasgressivi nei confronti dell’autorità e dell’ambiente, è una scelta di comportamento che l’adolescente assume per “andare contro”. E’ l’incapacità ad esprimere in modo sereno i propri conflitti e bisogni ai genitori e che nasce dall’incapacità e non volontà all’ascolto di questi ultimi. Il conflitto è interno ma si manifesta con azioni.

Il comportamento quindi è chiaramente il risultato del contesto in cui vive Antoine, nel film non sorride mai, quando ha il colloquio con la psicologa chiarifica di netto la sua posizione, infatti tutte le giustificazioni che dà sembrano avere un senso, non sono gravi ai suoi occhi e neanche agli occhi di noi spettatori che abbiamo seguito il personaggio e non riusciamo ad attribuirgli colpe, poiché essenzialmente legate alle circostanze. Le istituzioni non aiutano, i genitori sono assenti e oppositivi e quando viene messo in un istituto rieducativo, lo abbandonano definitivamente. Truffaut si insinua contestualizzando il crimine, le gesta del giovane Antoine non sono criminali perché attraverso la narrazione non urtano la coscienza comune anzi, si tende a giustificarle.

Rileggendo le diverse teorie, né scioglie in parte il cruccio, ne dà un’interpretazione pienamente giustificabile, non assoluta ma da non biasimare.
E’ importantissimo quindi sottolineare come l’arte cinematografica quando non strettamente correlata al mero intrattenimento ponga importanti quesiti sociologici, apra questioni di rilevanza, metta in crisi certezze assodate, sensibilizzi e faccia riflettere. Il fatto che Antoine Doinel sia l’alter ego del regista ne giustifica ancor di più l’interpretazione, avendo infatti sulla sua pelle fatto esperienza di un’ infanzia deviata, non si può che accoglierne la narrazione e giustificarne il divenuto capolavoro che non si può non citare nella storia del cinema.

 

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Manuela Agostini
Manuela Agostini

Dott.ssa in Psicologia della salute clinica e di comunità

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