Ascoltare il Trauma dell’Abuso: Report dal seminario – Centro Studi Erickson di Trento

Il 27 e 28 febbraio presso la sede del Centro Studi Erickson di Trento si è tenuto il seminario sul tema dell'abuso infantile e della tutela minorile

ID Articolo: 108079 - Pubblicato il: 20 marzo 2015
Ascoltare il Trauma dell’Abuso: Report dal seminario – Centro Studi Erickson di Trento
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Le competenze emotive e relazionali degli operatori sono state presentate come  requisiti fondamentali per comprendere, sostenere, e trattare minori vittime di violenza e abuso.

I giorni 27 e 28 febbraio presso la sede del Centro Studi Erickson di Trento si è tenuto il seminario dal titolo: Ascoltare il trauma dell’abuso, Strumenti per operatori della tutela minorile e della scuola. Due giorni molto intensi dal punto di vista del contenuti trasmessi e dei temi affrontati. Ma sopratutto per quanto riguarda l’elevato livello emotivo che si è generato all’interno del gruppo in formazione.

Il docente, dott. Claudio Foti, ha guidato i presenti utilizzando uno stile di conduzione unico, che integra formazione tradizionale con tecniche di psicodramma psicoterapeutico rivolte a soggetti vittime di traumi o esperienze avversive. Nel corso delle due giornate sono state proposte attività di role playing orientate allo sviluppo dell’intelligenza emotiva, tecniche di psicodramma moreniano e altre forme di attività ispirate alla psicoterapia del trauma ad indirizzo analitico. Piuttosto insolito, per chi si aspettava un contesto formativo tradizionale, il clima che si è da subito creato.

Il gruppo in più occasioni è stato reso vero protagonista del corso, favorendo l’emersione di testimonianze dirette che hanno fatto crescere la circolazione emotiva all’interno del cerchio. In questo caso la disposizione circolare è stata un reale tentativo di contenere esperienze personali e riflessione dei partecipati e sopratutto di dare spazio ai diversi vissuti emotivi rispetto ad un tema così complesso.

Messaggio pubblicitario Le competenze emotive e relazionali degli operatori sono state presentate come  requisiti fondamentali per comprendere, sostenere, e trattare minori vittime di violenza e abuso.La comunicazione del malessere dei bambini infatti inizia spesso dall’orecchio di chi ascolta e dall’occhio di chi guarda (dalla posizione emotiva dell’operatore, dal suo atteggiamento empatico) piuttosto che dalla bocca di chi parla”. Per questo affinché il fenomeno della violenza possa essere adeguatamente riconosciuto e trattato in ogni contesto sociale o sanitario che sia, è importante sviluppare la capacità di ascolto attivo e empatico degli operatori, dall’insegnante della scuola d’infanzia all’educatore professionale, dallo psicoterapeuta al medico. Non è sufficiente però la formazione degli operatori, mancano spesso politiche efficaci di contrasto, ricerche, progetti di sensibilizzazione e di formazione.

Il fenomeno della violenza sui minori fa ancora troppa fatica ad emergere. Incontra purtroppo ancora oggi troppe resistenze in una cultura per molti versi intrisa di “negazionismo”. Dopo una prima emersione – negli anni ’80 del secolo scorso – rischia non a caso di tornare per molti aspetti nel silenzio e nel dimenticatoio, nel quale è rimasto per secoli. “La sua emersione fa troppa paura, chiama in causa profonde, diffuse e radicate responsabilità della comunità adulta, certamente di molti uomini, di tutti i partiti e di tutte le fedi, di tutte le classi e le professioni, ma anche – in misura certamente più ridotta – di molte donne”.

I dati presentati dal formatore hanno fatto emergere un fenomeno di dimensioni sconcertanti che è bene tenere a mente. Riportiamo di seguito i dati di una ricerca retrospettiva compiuta dall’Istituto degli Innocenti su un campione di 2200 donne dal titolo Percorsi di vita: dall’infanzia all’età adulta. Lo scopo dell’indagine era quello di valutare l’incidenza dell’abuso sessuale e del maltrattamento in età minorile nella popolazione femminile adulta in età compresa dai 19 ai 60 anni.

I dati raccolti hanno permesso di stimare che il 24% della popolazione italiana femminile ha fatto esperienza di almeno una forma di abuso sessuale associata o meno a maltrattamenti prima del compimento dei diciotto anni, mentre il 49,6% ha vissuto almeno una qualche forma lieve, media o grave di maltrattamento in età minore all’interno della famiglia. Il 26,4% delle donne invece non riferisce alcuna esperienza di abuso e maltrattamento.

Le forme di abuso sessuale considerate nell’indagine sono state (con o senza contatto fisico):

• esibizionismo

• molestie verbali

• esposizione all’esibizione di materiali pedopornografici

• toccamenti e atti di masturbazione

• tentativi di penetrazione

• penetrazione

Messaggio pubblicitario Il maltrattamento fisico è stato identificato mediante l’indicazione di comportamenti quali:

• punizioni fisiche ricorrenti

• percosse con oggetti, tirate per i capelli o strattoni violenti

• percosse con traumi

Il maltrattamento psicologico è stato identificato con un unico comportamento specifico: critiche o ironie svalutanti.

La trascuratezza materiale:

• non chiamare il dottore o far fare visite mediche di controllo in caso di malattia

• vestiti inadeguati alla stagione, non vigilanza sull’alimentazione

La trascuratezza affettiva:

• non supporto e attenzione alle attività scolastiche del figlio da parte dei genitori

• nessun accompagnamento nella fase dell’addormentamento

• non condivisione di momenti di gioco tra genitore e figlio

• affidamento a persone estranee o molto anziane

La violenza assistita:

• assistere a liti verbali continue tra i genitori

• assistere a liti verbali con aggressioni fisiche tra i genitori

• assistere a comportamenti di aggressione verbale, offese e svalutazioni nei confronti di un familiare

• assistere a molestie sessuali o violenze su altri familiari adulti o minori

Gli episodi di maltrattamento sono stati tutti ricondotti all’ambiente familiare poiché è in questo ambito che i bambini vivono le forme più gravi e croniche di vittimizzazione.

Il dott. Claudio Foti è psicologo, psicoterapeuta, psicodrammatista, fondatore e direttore scientifico del Centro Studi Hansel e Gretel. Da oltre vent’anni conduce gruppi di psicoterapia ad orientamento analitico con lo psicodramma rivolti a persone con alle spalle esperienze sfavorevoli o traumatiche.

Il Centro Studi Hansel e Gretel si occupa di prevenzione sensibilizzazione e di contrasto alle diverse forme di violenza nei confronti dei bambini, psicoterapia infantile, collaborazioni in contesto psicologico forense e di contrasto alla cultura adultocentrica.

 

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BIBLIOGRAFIA:

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