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Stress: conoscerlo per fronteggiarlo

Eustress e distress: lo stress positivo e quello negativo. Manifestazioni fisiologiche, fattori causali e strategie di adattamento per fronteggiarlo

Di Redazione

Pubblicato il 10 Mar. 2015

Annamaria Quercia 

“La completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si possa pensare, noi non dobbiamo e non possiamo evitare lo stress, ma possiamo andargli incontro in modo efficace traendone vantaggio, imparando di più dai suoi meccanismi, e adattando a esso la nostra filosofia dell’esistenza”. (Selye, 1973)

Lo stress definito da Hans Selye, che per primo introdusse tale concetto in medicina, come una reazione aspecifica dell’organismo nei confronti di uno o più agenti stressanti di varia natura. Lo stress non è altro che la prima sollecitazione che l’organismo subisce quando vi è un cambiamento nell’equilibrio tra organismo e ambiente e si verifica quando le esigenze di un individuo superano quelle delle risorse e delle capacità di farvi fronte. Però non sempre lo stress viene a connotarsi come un fattore negativo e tanto meno come patogeno e precursore di malattia.

Al contrario, lo stress è una necessità fondamentale dell’essere biologico per il suo adattamento.

La completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si possa pensare, noi non dobbiamo e non possiamo evitare lo stress, ma possiamo andargli incontro in modo efficace traendone vantaggio, imparando di più dai suoi meccanismi, e adattando a esso la nostra filosofia dell’esistenza“. (Selye, 1973). 

Lo stress positivo è definito:

Eustress (eu: buono, bello) inteso come uno stress fisiologico diverso e positivo, indispensabile alla vita che si manifesta sotto forma di stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti che genera in noi il desiderio di superare una sfida e raggiungere un obiettivo, e ha le seguenti caratteristiche:

– Motiva e focalizza l’energia

– E’ a breve termine

– Fa parte delle nostre capacità di coping

– E’ stimolante

– Migliora le prestazioni

 

Eventi positivi che potrebbero causare l’eustress sono:

• Una promozione al lavoro

• Iniziare un nuovo lavoro

• Matrimonio

 

Mentre lo stress negativo definito distress (dis: cattivo, morboso) inteso come quello che ci provoca maggiori difficoltà come conflitti emotivi, ansie, presenta le seguenti caratteristiche:

– Provoca ansia o preoccupazione

– Può essere breve o a lungo termine

– Sembra spiacevole

– Riduce le prestazioni

– Può causare problemi psicologici e fisici

 

Molteplici fattori potrebbero causare lo stress come:

– La morte di un coniuge

– Perdita di persone care

– Ricovero (se stessi o un membro della famiglia)

– Infortunio o malattia

– Il conflitto nelle relazioni interpersonali

– Disoccupazione

I fattori di stress non sempre sono limitati a situazioni in cui una situazione esterna sta creando un problema, anche sentimenti ed eventi interni possono causare stress negativo. Esempi sono: la paura di volare, la preoccupazione di eventi futuri ecc. Viviamo in un’epoca stressante, chi non si è mai definito o non si definisca stressato?

Molti tendono a sottovalutare lo stress o non sanno riconoscerlo e quindi possiedono poche risorse per minimizzare i suoi effetti negativi.
Quindi impariamo a conoscerlo meglio per riuscire meglio a gestirlo. Ognuno di noi risponde agli eventi stressanti in modo diverso, questo perché ogni persona fa esperienze diverse e fa proprie delle strategie interpretative e di pensiero diverse. Inoltre un ruolo fondamentale nell’interpretazione degli eventi, sia interni che esterni, spetta all’apprendimento. Noi impariamo a comportarci in un certo modo di fronte a certi stimoli e questi meccanismi di apprendimento agiscono in modo automatico, al di fuori della nostra consapevolezza.

Le nostre stesse valutazioni personali degli eventi e delle cose subiscono l’effetto dell’apprendimento e una volta consolidatesi funzionano in modo relativamente autonomo. La valutazione cognitiva che il soggetto fa dello stimolo e delle sue capacità di affrontarlo, nonché le strategie di adattamento (coping) messe in atto per reagire alla situazione stressante, sono essenziali nel determinare il grado di stress sofferto.

E’ ormai ampiamente accertato che, nell’uomo, la risposta all’agente stressante è mediata da fattori che sono collegati fondamentalmente ai processi cognitivi e all’emotività, quindi complessivamente alla personalità del soggetto. 

Non è facile stabilire una tipologia di personalità che abbia maggiore probabilità di sviluppare una patologia psichica o organica in seguito a una serie di eventi stressanti ripetuti o protratti nel tempo. Fattori di vulnerabilità allo stress oltre al genere, alla personalità, alla valutazione cognitiva sono l’età, il supporto sociale, eventuali patologie psichiatriche. Con l’aumentare dell’età, l’individuo, assume un maggiore senso di controllo.

Numerosi studi hanno dimostrato che una prolungata esposizione allo stress potrebbe avere un impatto negativo sulla nostra salute. La ricerca psicosomatica ha dimostrato le possibili conseguenze associate allo stress come l’insorgere di malattie somatiche come: allergie, artrite reumatoide, asma, cefalea (tensiva, emicrania), colite (colon irritabile, colite ulcerosa), disturbi dermatologici, disturbi gastrointestinali, disturbi cardiovascolari.

Altre conseguenze dello stress potrebbero provocare reazioni emotive (irritabilità, ansia, disturbi del sonno, depressione, ipocondria), reazioni cognitive (difficoltà di concentrazione, perdita della memoria, scarsa propensione all’apprendimento, reazioni comportamentali (alcol o tabacco).

E’ opportuno precisare che il rapporto tra stress e malattia non deve essere inteso in senso di stretta causalità, piuttosto in senso statistico-probabilistico; l’evento stressante modifica la reattività dell’organismo, rendendo più probabile in termini statistici l’insorgenza della malattia. 

Sono stati individuati vari fattori di rischio di sviluppo della malattia somatica, tra cui la suscettibilità genetica, la tendenza a reagire allo stress con rabbia, risentimento, frustrazione, ansia o depressione. Lo stress diventa fattore di rischio di malattia quanto più assume caratteri di cronicità e quindi un evento stressante diventa fattore di rischio per l’insorgenza di malattia quanto più è etologicamente innaturale, intenso e sommato ad altri, non riparabile con l’azione diretta né con comportamenti indiretti, non elaborato dall’attività fantasmatica, sintonico con esperienze precedenti e accompagnato da sentimenti negativi (Castrogiovanni e Invernizzi, 1994).

Secondo un recente studio canadese una dose giornaliera d vitamina D potrebbe migliorare la risposta cardiaca allo stress. I risultati dello studio indicano che la vitamina D è in grado di migliorare la funzionalità del sistema nervoso autonomo in risposta a forti fattori di stress. Di fronte a una situazione di stress, la variabilità della frequenza cardiaca riesce a ristabilirsi prontamente su modalità ottimali se i livelli di vitamina D sono adeguati. 

Con questo studio emerge l’importanza di un’integrazione di vitamina D ai fini di rendere il cuore più reattivo nei confronti dello stress. L’importante effetto protettivo della vitamina D nei confronti del sistema cardio-circolatorio è stato oggetto di diversi studi nel corso degli anni. Uno dei più recenti, pubblicato sull’International Journal of Cardiology, proverebbe che un’integrazione di vitamina D potrebbe ridurre la risposta da stress.

I risultati dello studio indicano che la vitamina D è in grado di migliorare la funzionalità del sistema nervoso autonomo in risposta a forti fattori di stress. Di fronte a una situazione di stress, la variabilità della frequenza cardiaca riesce a ristabilirsi prontamente su modalità ottimali se i livelli di vitamina D sono adeguati. Con questo studio emerge l’importanza di un’integrazione di vitamina D ai fini di rendere il cuore più reattivo nei confronti dello stress.

 

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BIBLIOGRAFIA:

  • Biondi M., Pancheri P. Fattori psichici che influenzano condizioni mediche. In Cassano GB. Et al., Trattato italiano di Psichiatria
  • Castrogiovanni P., Invernizzi G. (1994). Stress psicosociale e malattia. In Cassano GB., Manuale di Psichiatria, UTET, Torino
  • Mills, H., Reiss, N., & Dombeck, M. (2008). Self-Efficacy and the Perception of Control in Stress Reduction, Consultato online il 23/02/2015
  • Selye H. (1950). Stress. Einaudi,Torino
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