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Infertilità: la Psicoterapia cognitiva serve più del farmaco

Nello studio la psicoterapia cognitivo-comportamentale si è mostrata più efficace nel ridurre lo stress provocato dall’infertilità rispetto al farmaco

ID Articolo: 107965 - Pubblicato il: 31 marzo 2015
Infertilità: la Psicoterapia cognitiva serve più del farmaco
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Un intervento psicoterapico mirato e strutturato può incidere sul costo emotivo e sociale dell’infertilità e la presa in carico del paziente infertile non può prescindere da un’indagine e un intervento psicologico.

 

La difficoltà a procreare e a diventare genitori è un problema sempre più diffuso con importanti costi sociali, emotivi ed economici al punto da essere considerato uno degli eventi più stressanti nella vita di una persona (Thorn et al, 2009). Secondo gli ultimi dati pubblicati nel 2009 dall’Istituto Superiore della Sanità (www.iss.it) l’infertilità riguarda ad oggi circa il 15% delle coppie. Nel 2004 all’interno delle linee guida dell’ESHRE (european society of human reproduction and embryology) è stato stabilito che i pazienti infertili vengano seguiti anche da un punto di vista psicologico.

Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli studi che si occupano dello stress relativo all’infertilità e degli aspetti psicologici correlati. Le ricerche hanno messo in evidenza come gli individui e le coppie infertili abbiano (o sviluppino durante l’iter, aspetto dirimente su cui la ricerca continua a lavorare) livelli più alti di ansia e depressione, bassi livelli di autostima e mostrino stati di colpa, vergogna e rabbia. All’interno della coppia ciò comporta difficoltà di comunicazione e problemi sessuali, al di fuori si trasforma spesso in ritiro o, a volte, isolamento (Strauss, 2001; Kainz, 2002).

Messaggio pubblicitario Ma, come si legano disagio psichico e infertilità? Anni di studi e di ricerche sull’argomento hanno permesso di distinguere due diverse correnti di pensiero. Una prima visione, “ipotesi dello stress”, sostiene che le problematiche psicologiche possano influenzare l’infertilità. Ovvero, l’infertilità viene vista come un problema psicosomatico e le ricerche si orientano sugli effetti degli aspetti affettivi (stress, stati emotivi mal regolati…) sull’attività neuroendocrina.

La seconda corrente di pensiero sostiene invece che lo stress dovuto alla condizione di infertilità produca delle problematiche psicologiche; in questo caso, gli studi sono orientati a osservare la reazione emotiva della coppia durante la fase della diagnosi, il trattamento medico e infine durante il post-trattamento, quale che sia l’esito.

Per questo motivo durante la presa in carico della coppia occorre esplorare anche i  fattori cognitivi (stili di attribuzione, eventuale presenza di costrutti ansiosi, locus of control interno/esterno….), i problemi sessuali e maritali, le risorse esterne e le capacità relazionali. Si cerca cioè a partire da un’analisi delle risorse (e della sofferenza) e di intervenire su come viene gestito lo stress provocato dalla condizione di infertilità, stress che puó avere un effetto sull’esito del trattamento.

Su questa linea nel 2013 è stato pubblicato uno studio (Mahbobeh Faramarzi et al, 2013) che mostra come la Terapia cognitivo comportamentale (CBT) di gruppo possa essere più efficace di un trattamento di farmacoterapia nel curare gli effetti dell’infertilità a livello relazionale, sessuale, sociale e della rappresentazione di sé.

Sono state reclutate 89 donne infertili cui era stata rilevata una moderata depressione attraverso il Beck depression inventory e suddivise tre gruppi:

1. 29 in terapia cognitivo comportamentale di gruppo

2. 30 in farmacoterapia

3. 30 come gruppo di controllo non sottoposte ad alcun trattamento.

Tutte le partecipanti sono state sottoposte al Fertility Problem Inventory (FPI) e al Beck Depression Inventory (BDI) prima e dopo il trattamento. Il Fertility Problem Inventory è un questionario che misura l’impatto dello stress relativo all’infertilità a livello sociale, relazionale, sessuale e nella rappresentazione di sé.

Messaggio pubblicitario Le 29 partecipanti alla CBT di gruppo sono state suddivise in gruppi di 8/10 persone e sottoposte a 10 sessioni di due ore ciascuno. Nelle prime tre sessioni le pazienti hanno ricevuto da parte di un ginecologo  una chiara spiegazione sulle cause della propria infertilità e sono state messe in evidenza le preoccupazioni relative alla sfera sociale, maritale, sessuale oltre che la difficoltà a immaginarsi senza figli.

Tra la 4 e la 6 sessione hanno lavorato sulla modificazione delle credenze irrazionali (gestione del rimuginio, ristrutturazione cognitiva, tecniche di rilassamento). Infine tra la 7 e la 10 hanno lavorato sul mantenimento dell’eliminazione dei pensieri e dei comportamenti disfunzionali legati all’infertilità. Alle 30 partecipanti del secondo gruppo (farmacoterapia) sono stati somministrati   20mg  fluoxetina  per 90 giorni.

I risultati hanno evidenziato che le donne partecipanti alla terapia di gruppo hanno ridotto l’impatto dello stress nella sfera sociale e coniugale.

Inoltre mostravano una maggiore elaborazione della propria infertilità e del progetto di genitorialità. Al contrario le donne cui era stata somministrata la fluoxetina non mostravano cambiamenti significativi in nessuna delle scale del FPI.

La CBT dunque si è mostrata più efficace nel ridurre lo stress provocato dall’infertilità rispetto al farmaco. Questi risultati sono in linea con quelli di altri studi (Benyamini et al, 2009; Domar et al, 1990), in cui si mostra come la psicoterapia cognitiva sia in grado di ridurre i sintomi fisici e psicologici di ansia, depressione, insonnia, ecc… Inoltre è stato evidenziato come il sostegno sociale e l’armonia di coppia siano risorse necessarie per avere una minore percezione dello stress e una maggiore percezione di efficacia.

Un intervento psicoterapico mirato e strutturato può incidere sul costo emotivo e sociale dell’infertilità e la presa in carico del paziente infertile non può prescindere da un’indagine e un intervento psicologico. La direzione della clinica e della ricerca è quella di strutturare degli interventi al fine non solo di trattare e ridurre, ma anche di prevenire l’incidenza dello stress legato all’infertilità.

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BIBLIOGRAFIA:

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