I Neuroni Specchio: dalla ricerca alle applicazioni in Psicoterapia – Congresso SITCC 2014

Congresso SITCC 2014 - Report dal simposio. Neuroscienze & Psicoterapia - Video Feedback Therapy - Self Mirroring Therapy - Empatia - Neuroni Specchio

ID Articolo: 102998 - Pubblicato il: 27 settembre 2014
I Neuroni Specchio: dalla ricerca alle applicazioni in Psicoterapia – Congresso SITCC 2014
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I neuroni specchio dalla ricerca alle applicazioni in psicoterapia - SITCC 2014

I neuroni specchio dalla ricerca alle applicazioni in psicoterapia 2 - SITCC 2014

I neuroni specchio sono una delle scoperte più intriganti della ricerca scientifica. Ma quali sono le applicazioni in ambito clinico? Ce le illustra l’interessante simposio presieduto dal Dott. Piegiuseppe Vinai.

Ma prima, un po’ di storia con la Dott.ssa Ambrosecchia.

Più di 20 anni fa nella corteccia premotoria ventrale della scimmia furono scoperti dei neuroni che scaricano durante l’esecuzione di atti motori finalizzati (Rizzolatti et al., 1988). Nel 1996 fu individuato nell’area cerebrale F5 un gruppo di neuroni che scarica anche durante l’osservazione dell’esecuzione di un’azione da parte di altri: i neuroni specchio. (Gallese et al., 1996; Rizzolatti et al., 1996).

Il passo successivo fu interrogarsi sull’esistenza di questa tipologia di neuroni nell’uomo: ad oggi più di 800 studi di risonanza magnetica funzionale si sono occupati dell’argomento.

Nel cervello umano esistono sistemi multipli dotati di meccanismi specchio coinvolti nell’integrazione e differenziazione degli aspetti percettivi e motori dell’azione di sé e di altri (Mukamel et al., 2010), e durante l’esecuzione e l’osservazione di movimenti finalizzati si attivano aree premotorie e parietali somatotopicamente organizzate (Buccino, 2001).

Messaggio pubblicitario Quando osserviamo qualcuno compiere un’azione, i neuroni specchio scaricano come se stessimo compiendo noi quell’azione e, fatto ancor più interessante, il grado di attivazione delle aree coinvolte dipende dall’expertise del soggetto in quella azione: un giocatore di tennis che osserva una persona che gioca a tennis avrà un’attivazione maggiore rispetto ad un osservatore che non ha mai tenuto in mano una racchetta.

 

Cosa accade quindi quando osserviamo qualcuno esprimere un’emozione?

La Dott.ssa Alibrandi presenta uno studio pilota sulla valutazione delle emozioni facciali indotte dalla visione del proprio volto emozionato. L’analisi delle emozioni è stata effettuata attraverso il FACS, il Sistema di Codifica delle Espressioni Facciali che misura e classifica i movimenti muscolari del volto che formano le espressioni. Il FACS permette inoltre di valutare l’intensità delle emozioni su una scala da 0 a 5.

Lo studio era così articolato: i soggetti dell’esperimento venivano filmati mentre si mostrava loro un video in grado di suscitare paura (in alcuni anche sorpresa o disgusto). Successivamente esperti codificatori FACS valutavano le emozioni espresse alla vista del video e la loro intensità. Successivamente veniva mostrato ai soggetti il video in cui erano stati ripresi i loro volti oppure i volti di un altro soggetto dello studio. In entrambi i casi i soggetti venivano nuovamente filmati e anche questo video veniva analizzato dai codificatori FACS. Confrontando i punteggi ottenuti dall’analisi dell’intensità delle emozioni espresse nei tre casi (mentre guardavano il video / mentre guardavano il proprio volto emozionato / mentre guardavano il volto emozionato di un altro).

Lo studio ha evidenziato come osservare il proprio volto emozionato induca maggiore empatia che guardare il volto emozionato di qualcun altro.

A questo punto è lecito domandarsi quali possano essere le applicazioni cliniche dei neuroni specchio.

Uno degli obiettivi più comuni in terapia è portare il paziente a riconoscere le proprie emozioni. Nella terapia cognitiva, in particolare, lo strumento principe è l’ABC (Ellis, 1965) che facilita l’automonitoraggio dei propri stati affettivi.

In seduta, poi, si pongono spesso domande esplicite volte a far riflettere il paziente sui propri stati emotivi (es. “Cosa prova?”), ma – fa notare il Dott. Maurizio Speciale – il 20% della popolazione non clinica ha difficoltà ad etichettare i propri stati emotivi, mentre il 40% della popolazione clinica è alessitimica. Spesso il paziente alla domanda “Cosa prova?” risponde in maniera generica (es. “Sono nervoso”) o etichetta l’esperienza emotiva provata con un’emozione incongruente con la propria espressione facciale. Il paziente, però, trasmette con il proprio comportamento non verbale l’emozione che sta provando, ma non sempre il terapeuta è in grado di sfruttare tale informazione.

Messaggio pubblicitario La Self Mirroring Therapy permette al paziente stesso di usufruire delle proprie emozioni attraverso la videoregistrazione delle proprie espressioni emotive. In questo modo il riconoscimento dell’emozione non avviene attraverso un accesso diretto autoriflessivo, ma utilizzando uno stimolo esterno, permettendo così al paziente di sfruttare verso di sé quei meccanismi innati che normalmente gli consentono di comprendere lo stato emotivo altrui.

Poiché recenti ricerche di neuroimaging dimostrerebbero che il sistema dei neuroni specchio si attiva in modo più intenso osservando il proprio volto rispetto a quello altrui (Uddin et al., 2006), la Self Mirroring Therapy appare una valida tecnica per far riconoscere le proprie emozioni ai pazienti in psicoterapia sfruttando i meccanismi coinvolti nell’empatia.

Come sottolinea il Dott. Piergiuseppe Vinai, attraverso la Self Mirroring Therapy le emozioni vengono effettivamente condivise in seduta attraverso un protocollo che partendo dal richiamo alla memoria di un episodio emotivo (RECALL) tramite il VIDEOFEEDBACK permette al paziente di osservarsi mentre osserva se stesso raccontare l’episodio (SELF MIRRORING). A questo punto si può intervenire con la RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA.

 

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BIBLIOGRAFIA

  • Rizzolatti G, Camarda R, Fogassi L, Gentilucci M, Luppino G, Matelli M. Functional organization of inferior area 6 in the macaque monkey. II. Area F5 and the control of distal movements. Exp Brain Res 1988; 71:491-507.
  • Rizzolatti, G., L. Fadiga, V. Gallese, and L. Fogassi. 1996. Premotor cortex and the recognition of motor actions. In Cogn. Brain Res. 3:131-141.
  • Gallese, V., L. Fadiga, L. Fogassi, and G. Rizzolatti. 1996. Action recognition in the premotor cortex. In Brain 119:593-609.
  • Mukamel R, Ekstrom A, Kaplan J, Iacoboni M, Fried I. 2010. Single-Neuron Responses in Humans during Execution and Observation of Actions. Current Biology 20: 1-7
  • Buccino G., Binkofski F., Fink G.R., Fadiga L., Fogassi L., Gallese V., Seitz R.J., Zilles K., Rizzolatti G., Freund H.J. Action observation activates premotor and parietal areas in a somatotopic manner: an fMRI study. European Journal of Neuroscience 13:400-404, 2001.
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