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Genitori in pratica. Manuale di primo soccorso psicologico per aiutare i propri figli nei problemi quotidiani.

La relazione genitore-figlio può essere paragonata a un danza in cui il genitore è coach nelle situazioni facili e difficili della crescita di un bambino.

ID Articolo: 42386 - Pubblicato il: 29 aprile 2014
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Genitori in pratica.

Manuale di primo soccorso psicologico

per aiutare i propri figli nei problemi quotidiani.

di Roberta Mariotti e Laura Pettenò

Edizione Erickson

 

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Genitori in praticaGenitori in pratica. Manuale di primo soccorso psicologico per aiutare i propri figli nei problemi quotidiani: la relazione genitore-figlio potrebbe essere paragonata, come sostengono le autrici di questo libro, a un danza in cui il genitore funge da coach nelle situazioni facili e difficili che si manifestano durante la crescita del bambino.

Care mamme e cari papà,

dopo aver trascorso l’ennesima notte insonne dico che fare il genitore è faticoso, impegnativo e a tratti demoralizzante, ma è una delle esperienze più belle della vita! Sono certa che molti di voi condividono questo punto di vista, malgrado gli stenti giornalieri fiaccano l’animo e il fisico.

Allora, ecco il libro che fa per noi: “Genitori in pratica” di Roberta Mariotti, Laura Pettenò, Edizione Erickson. Manuale di primo soccorso psicologico per aiutare i propri figli nei problemi quotidiani.

La relazione genitore-figlio potrebbe essere paragonata, come sostengono le autrici di questo libro, a un danza in cui il genitore funge da coach nelle situazioni facili e difficili che si manifestano durante la crescita del bambino. A volte si è complici dei propri pargoli, altre volte guide, altre ancora fermi sui propri principi. Quanto è difficile tutto questo! Come è complicato metterlo in pratica e soprattutto come è faticoso capire quando è il caso di comportarsi in un modo piuttosto che nell’altro! Il cambiamento di rotta, l’aggiustamento richiesto dai diversi eventi che si presentano durante la vita, richiedono sistemazioni in itinere nel modo di rapportarsi ai figli, poiché rimanere fermi sulle proprie convinzioni, spesso, porta a effetti negativi. Fondamentale e indispensabile, in questo caso, è la capacità di adattamento che vira dal prendersi cura dei figli, nei primi anni di vita, al renderli autonomi durante l’adolescenza. Ma tutto questo iter è una corsa a ostacoli, caratterizzata da molti intoppi e problemi da arginare e risolvere.

Per riuscire a trovare una soluzione alle difficoltà presentate dalla prole il presupposto, o meglio, la prerogativa richiesta ai genitori è di essere flessibili, che non significa assecondare tutti i comportamenti del bambino, ma nel sapersi modificare in relazione alle difficoltà presentate, cogliere prospettive diverse dalle proprie e adattarsi alle circostanze. 

E’ necessario, dunque, conoscere come “funziona il problema“, dove, come e quando nasce,  per poterlo spiegare al proprio figlio e trovare una soluzione allo stesso. Ed ecco presentate le quattro trappole mentali, comunicative, relazionale e comportamentali, nelle quali i genitori possono cadere quando i figli si trovano ad affrontare una situazione complicata:

  Messaggio pubblicitario 1. difficoltà di messa a fuoco del problema e della situazione in cui si manifesta. Mettere a fuoco la soluzione al problema e non solo la sua causa porta il genitore a identificare una spiegazione all’evento sia in termini di pensieri sia di comportamenti.

2. reciproca influenza; la dinamica relazione che si presenta tra genitore figlio influenza il modo di comportarsi. Quindi, in alcuni casi è necessario entrare nel merito della relazione e modificarla.

3. convinzione che il nostro pensiero sia l’esatta rappresentazione della realtà; spesso non ci rendiamo conto che il pensiero si basa su convinzioni personali derivanti da esperienze precedenti, ma non sempre sovrapponibili alla realtà e che, tante volte, portano ad amplificare i comportamenti disadattivi del bambino. Quindi un cambio di rotta, con messa in discussione delle proprie credenze/convinzioni giova alla relazione.

4. abitudine a ripetere ciò che conosciamo, perché è più economico per la nostra mente, ma non sempre funziona. In questo caso si rinuncia a costruire una soluzione nuova e più efficacie alla situazione adducendo anche, in alcuni casi, a un peggioramento della stessa.

In aggiunta, sono largamente enucleate le trappole derivante da una cattiva gestione delle emozioni sia positive sia negative.

Con un linguaggio semplice e diretto e con il racconto di numerose testimonianze tratte dalla pratica clinica delle autrici, questo manuale suggerisce strategie e soluzioni per rendere i genitori inclini a risolvere i problemi presentati dai propri figli. Si tratta di facile strategie ed euristiche di pensiero utili per dialogare, sostenere e supportare i propri figli nel raggiungimento degli obiettivi quotidiani, grandi o piccoli che siano, insegnando il senso della vittoria e della sconfitta.

Per concludere, quello che spesso noi genitori facciamo è di farci influenzare dai nostri stessi pensieri senza metterli in discussione e senza pensare minimamente che possono essere modificati in relazione alla situazione attuale. La soluzione a tutto questo consiste nell’individuazione e contestualizzazione del problema, nello stabilire un obiettivo da raggiungere in relazione al problema, nell’ eliminazione della soluzione che non sortisce l’effetto voluto e nella creazione di nuove strategie funzionali alla situazione verificatasi.

Faccio sempre ciò che non so fare, per imparare come va fatto (Vincent  van Gogh).

 

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BIBLIOGRAFIA:

 

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