Labirinti traumatici: il filo dell’EMDR. Trattamento EMDR per la rabbia patologica e l’ostilità

La rabbia è un’emozione intensa, legata ad un sentimento di ingiustizia, all' aver subito un danno o all' essere in pericolo: la sua natura è difensiva.

ID Articolo: 37386 - Pubblicato il: 02 dicembre 2013
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Report dal Congresso Nazionale EMDR

Labirinti traumatici: il filo dell’EMDR

8-10 Novembre 2013, Milano

 

“Se la persona che si arrabbia è in piedi,

si dovrebbe sedere. Se la rabbia se ne va,

tanto meglio, altrimenti deve sdraiarsi.”

Muhammad (570-632)

labirinti traumatici emdrLa rabbia è un’emozione molto intensa, generalmente legata ad un sentimento di profonda ingiustizia, alla percezione di aver subito un danno o talora di essere in pericolo: la sua natura è dunque soprattutto difensiva.

Nel recente Convegno Nazionale EMDR l’intervento di Mark Nickerson ha permesso di approfondire questa emozione e le sue sfumature, mettendo al centro i possibili meccanismi eziologici e alcune linee guida importanti per il trattamento.

La prima considerazione necessaria per lavorare su problematiche legate alla rabbia e all’ostilità è distinguere tra diversi gradi di intensità: 1) rabbia “normale, intesa come emozione reattiva ad una situazione specifica, 2) rabbia “patologica, intesa come uno stato emotivo duraturo e ingestibile manifestato internamente o esternamente, 3) ostilità, come tratto stabile di personalità e caratterizzato da uno stile di conoscenza e di relazione basato sul conflitto/scontro, 4) comportamento collerico, inteso come espressione di una rabbia improvvisa o di un tratto ostile di personalità e infine 5) comportamento abusante, inteso come un comportamento che ha l’obiettivo di umiliare la vittima e di ottenere potere e controllo sull’altro.

Ciascun aspetto descritto necessita di interventi specifici e dopo il panorama descritto nei precedenti contributi, il Dott. Nickerson si concentra soprattutto sugli aspetti più importanti da affrontare in psicoterapia.

Il primo passo per la cura di pazienti con un problema di rabbia patologica è indagare “dove e quando” quel comportamento è stato appreso nello sviluppo. Spesso infatti i comportamenti collerici o abusanti rappresentano manifestazioni sintomatiche di traumi irrisolti che hanno generato dei pattern di comportamento stereotipati, originariamente usati come “risposta di sopravvivenza” in situazioni di pericolo e poi rimaste “congelate” negli anni e rinforzate dai successivi eventi di vita negativi. E’ necessario dunque comprendere il ruolo strumentale che la rabbia e l’aggressione hanno per la persona: insomma, a cosa è servita in passato?

Ad attirare l’attenzione degli altri, a ridurre lo stress, a scaricare energia accumulata, a raggiungere un obiettivo, a controllare o ferire gli altri, ad evitare il contatto emotivo con ricordi dolorosi, a mantenere intatta la personalità, a proteggersi.

Messaggio pubblicitario Nell’ottica EMDR il lavoro terapeutico proposto da Nickerson è caratterizzato da due fasi: la prima consiste nella gestione dello stato, sulla comprensione cioè di cosa attiva oggi la reazione rabbiosa e sull’ampliamento della “finestra di tolleranza delle emozioni (van der Kolk, 1991); la seconda prevede l’intervento EMDR sulla rabbia come tratto, come cioè caratteristica nata dalle esperienze traumatiche infantili che hanno creato e attivato schemi relazionali patologici.

L’idea che guida la prima fase è legata alla neurofisiologia della rabbia: quando è attiva un’emozione difensiva, come spesso è la rabbia, il flusso sanguigno viene indirizzato verso i muscoli, ai danni della corteccia cerebrale, e quindi la nostra capacità di ragionare, pensare e programmare azioni adeguate è seriamente compromessa. Restano attive le aree limbiche del cervello (amigdala e ippocampo), direttamente impegnate nel sistema difensivo primario, tutte le altre vengono letteralmente “spente”. In sostanza, parlare ad un persona intensamente arrabbiata è come parlare alla sua amigdala… difficile, e soprattutto rischioso!

Nickerson propone dunque innanzitutto interventi di psicoeducazione e comportamentali, utili ad uscire dall’emozione e recuperare una distanza emotiva sufficiente per riattivare la corteccia e riuscire di nuovo a dialogare e comunicare con gli altri. Il ciclo della rabbia descritto (vedi immagine) è tra tutti lo strumento clinico più utile a questo scopo, per semplicità e chiarezza: una volta identificate tutte le fasi del ciclo, dai trigger all’escalation della tensione, si rintracciano i target (episodi) – che verranno usati nella seconda fase – legati ad ognuna di quelle fasi attraverso il float back. Il ciclo ha la funzione primaria di comprendere come si arriva all’esplosione di rabbia e costruire successivamente strategie di TIME OUT, per uscire dal ciclo, e di TIME IN, per ri-focalizzarsi su se stessi e cercare infine un’auto-regolazione delle emozioni.

Ciclo della Rabbia

Quest’ultimo aspetto, mette luce uno degli ostacoli più importanti al trattamento di questo tipo di problemi: la presenza di convinzioni rigide ed esternalizzate sugli altri, in assenza di cognizioni e credenze negative su di sé.

La negatività dell’emozione infatti è tutta focalizzata sull’altro e così anche le credenze negative; questo “salva se stessi” dal vivere emozioni troppo dolorose, soprattutto se vissute nell’infanzia, ma blocca l’elaborazione di quelle stesse emozioni e la possibilità che diventino nel tempo meno dolorose. Spesso nei problemi di rabbia patologica lo schema inconsapevole appreso nell’infanzia è frutto infatti di un locus of control completamente esterno: “il comportamento dell’altro mi ha fatto sentire ingiustamente colpevole, sbagliato o in pericolo di vita, e allora oggi faccio sentire gli altri come mi sono sentito io”. Il passato diventa il presente.

Così Nickerson ci spiega il suo Protocollo EMDR per il Targeting di Pregiudizi e Credenze Ostili Esternalizzate (ENC): “Mentre solitamente il valore dell’EMDR risiede nell’identificare e nell’accedere alle credenze negative che il paziente ha di sé, molte di queste vengono oscurate quando il paziente si focalizza negativamente verso l’esterno. Questo processo di esternalizzazione spesso prevede la proiezione di un aspetto negativo di sé sugli altri. Inizialmente può sembrare che questo processo doni un certo sollievo psicologico alla persona dalle proprie responsabilità, al contempo tuttavia, nega l’opportunità di risolvere ciò che rappresenta la loro parte del problema. In generale, il pregiudizio cronico e l’ostilità sono la manifestazione di una carenza di informazioni, disinformazione e informazioni non immagazzinate adeguatamente, basate su esperienze traumatiche irrisolte del passato e di conseguenza trattabili con l’approccio EMDR. Tuttavia, il terapeuta EMDR deve assolutamente mantenere la consapevolezza rispetto al processo di esternalizzazione, aiutando a dirigere il focus del paziente internamente. Il problema delle ENC infatti è che spesso rimangono inesplorate e non vengono mai associate alle esperienze interne.”

Nel lavoro con EMDR è importante dunque considerare e discutere queste credenze nella fase di preparazione, poiché queste possono ripresentarsi durante il trattamento e bloccare l’elaborazione dei ricordi scelti come target. L’idea del protocollo di Nickerson è che queste convinzioni esternalizzate siano apprese e possano essere smantellate quando utilizzate come target durante l’EMDR. E’ necessario quindi associare le ENC ad eventi di vita, che utilizzeremo come target, e collegarle ad una o più credenze negative su di sé legate a quegli eventi. Per una elaborazione efficace è importante che entrambe le cognizioni siano identificate, prima di iniziare la desensibilizzazione ed elaborazione di quel ricordo.

I pregiudizi e i comportamenti ad essi associati, possono ovviamente creare danno alle vittime di questi pregiudizi intaccando la loro sicurezza personale, l’autostima, l’identità sociale, il ruolo nella famiglia. Meno noti sono i danni invece che questi pregiudizi producono sui perpetratori stessi.

Eccone alcuni, utili ai perpetratori e …a chiunque si trovi in balia dei propri pregiudizi:

– il pregiudizio danneggia il pensiero e le capacità decisionali,

– stimoli contestuali attivano reazioni, aumentando la risposta pregiudizievole

– comportamenti pregiudizievoli possono includere il ritiro, l’evitamento, il minacciare, il sottomettere,

– gli stereotipi possono “giustificare” e alimentare l’aggressione,

– risposte pregiudizievoli rinforzano e aumentano il pregiudizio (“Profezia che si auto-avvera””).

 

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“Il risentimento è come bere un veleno

e poi sperare che questo uccida i tuoi nemici”

(Nelson Mandela)

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