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La Terapia De Andrè di Gabriele Catania (2013) – Recensione

La Terapia De Andrè: l’identificazione nei personaggi di De Andrè poteva avere un effetto di distanziamento e individuazione di parti disfunzionali di sé.

ID Articolo: 32430 - Pubblicato il: 02 luglio 2013
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Recensione del Libro:

La terapia De Andrè.

Come comprendere il disagio psicologico attraverso le parole del grande cantautore

di Gabriele Catania.

Sperling and Kupfer

(2013)

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La Terapia De Andrè di Gabriele Catania (2013) - RecensioneOsservando come le storie di alcuni suoi pazienti presentavano analogie e parallelismi con quelle dei personaggi raccontati dal cantautore genovese, Catania ha notato che l’identificazione in questi personaggi poteva avere un utile effetto di distanziamento e individuazione di parti disfunzionali di sé.

Il grande cantautore Fabrizio De Andrè sosteneva che la canzone avesse il potere di “indicare delle strade da seguire, dei codici di comportamento” e che non limitasse quindi la propria funzione al semplice intrattenimento. Nel lavoro psicologico con le canzoni di Faber, lo psicoterapeuta Gabriele Catania è partito da questo presupposto, insieme al fatto che la musica ha aiutato intere generazioni ad essere più introspettive, a scoprire nuove parti di sé.

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Osservando che le storie di alcuni suoi pazienti presentavano analogie e parallelismi con quelle dei personaggi raccontati dal cantautore genovese, Catania ha notato che l’identificazione in questi personaggi poteva avere un utile effetto di distanziamento e individuazione di parti disfunzionali di sé.

De Andrè d’altra parte è tra i cantautori italiani quello che più ha raccontato le storie degli “ultimi”, degli emarginati, descrivendo personaggi di grande complessità psicologica. In questo senso, le canzoni di Faber descrivono il disagio psichico in modo non giudicante, assumendo un effetto antistigma e possono essere usate nei gruppi psicoeducativi coi famigliari dei pazienti o in altri progetti di sensibilizzazione diretti alla popolazione.

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Ogni capitolo del libro racconta la storia di una persona che l’autore ha incontrato in terapia e di come i brani di De Andrè abbiano trovato spazio nel lavoro psicoterapico. Colpisce che talvolta sia stato lo stesso terapeuta a proporli e talvolta sia stato il paziente a portarli spontaneamente.

Nella carrellata di incontri troviamo la paziente anoressica, la cui storia ha un parallelismo con La ballata dell’amore cieco (o della vanità), in cui un amore di facciata e “a condizione” porta con sé una forte valenza distruttiva. C’è Il matto (dietro ogni scemo c’è un villaggio) che condivide con un altro paziente la difficoltà di comunicare al mondo la propria ricchezza interiore.

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Diverse canzoni fanno riferimento al problema del conflitto con il padre-autorità come Il Bombarolo, Sogno numero due, Al ballo mascherato e possono toccare le corde interne di tanti. C’è il medico ossessivo che scopre che può esistere “la saggezza nell’errore” ascoltando la canzone Rimini, mentre Un giudice relativizza il nostro bisogno di onnipotenza divina. C’è una donna che soffre per amore che si identifica nel “re senza corona e senza scorta” de La canzone di Marinella, normalizzando un po’ la sua follia di non rassegnarsi all’amore perduto.

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Messaggio pubblicitario La ballata degli impiccati diventa “degli impanicati”, in analogia con una sofferenza soffocante e spesso incompresa dagli altri. Il pescatore è una metafora della solitudine come viaggio catartico e maturativo alla scoperta di sé. La canzone Un chimico contiene riferimenti alla paura d’amare e alla difficoltà di tollerare l’imprevedibilità dei sentimenti.

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In generale le canzoni individuate da Catania sono ricche di questioni esistenziali che possiamo ritrovare in un percorso psicoterapico.

Credo che l’uso dello strumento canzone nelle terapie psicologiche meriti ulteriori approfondimenti e studi, che possano portare a definire una vera metodologia terapeutica. Capire ad esempio quali siano le differenze tra ascoltare la canzone in seduta con il paziente o darla come compito da ascoltare a casa  (in quali casi optare per una soluzione o per l’altra), definire il “dosaggio” di ascolto (si ottengono effetti diversi per ascolti ripetuti?), sono solo alcune delle domande da cui partire. Per ora l’unica certezza è che non sono solo canzonette!

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