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Perdere il Lavoro: Ricadute sul Piano Psicologico

Il concetto del lavoro si è evoluto: da un’accezione negativa, in cui gli si attribuiva il significato di fatica, oggi non ha più una funzione totalizzante.

ID Articolo: 13917 - Pubblicato il: 24 maggio 2013
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di Francesca Fregno

 

 

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Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze Psicologiche

Il concetto del lavoro si è evoluto in maniera significativa nel corso del tempo: da un’accezione tipicamente negativa, in cui si attribuiva al lavoro il significato di fatica e sofferenza, oggi il lavoro non ha più quella funzione totalizzante propria della generazione passata.

Oggi il lavoro copre un decimo della nostra vita, ma continua a pretendere un  ruolo centrale, di cui ci si rende conto soprattutto nel momento in cui lo si perde, e si è costretti a rimanere inattivi per un tempo indefinito.

Il lavoro è strettamente connesso al concetto di identità sociale, ovvero l’insieme di caratteristiche e di sentimenti che l’individuo prova e si attribuisce nel considerare la propria appartenenza a gruppi sociali.

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Wells: Terapia Metacognitiva dei disturbi d'Ansia e della Depressione. Recensione a cura di Gabriele Caselli. - Immagine: Eclipsi Editore

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Il lavoro è diventato un biglietto da visita con cui presentarsi, con cui ricevere un’approvazione sociale, sentirsi capace di fare qualcosa che gli altri apprezzano permette alla persona di avere considerazione di se è induce a mettere in atto dei comportamenti responsabili ed equilibrati.

Il lavoro può servire a misurare dimensioni diverse: per alcuni il reddito, per altri il prestigio, per altri la possibilità di auto realizzarsi. Per altri infine opportunità di contatti sociali o di condividere valori. E’ facile comprendere come l’evento disoccupazione, di per se fortemente negativo per la persona mette a rischio i bisogni fondamentali di sopravvivenza.

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Nel 1938 gli psicologi  Philipp Eisemberg e Paul F. Lazarsfeld individuarono tre fasi per descrivere la reazione del disoccupato:

1) Incredulità: alla persona sembra impossibile che possa essergli successa una cosa del genere e si dice che comunque ne verrà fuori;

2) Pessimismo: dopo vari tentativi che non portano a trovare un altro lavoro si porta a pensare che forse non si riuscirà;

3) Rassegnazione: iniziano a comparire sintomi depressivi, quali ripiegamento su se stessi e perdita di speranza, per cui si pensa che non se verrà mai fuori.

Le conseguenze psicologiche sul piano della perdita del lavoro sonno innumerevoli amplificate dalle caratteristiche di personalità, e dei tratti nevrotici del soggetto. Generalmente si osservano alterazioni del ritmo sonno-veglia, insonnia, alterazioni dell’appetito, mancanza di autostima, senso di fallimento. Il decorso della sintomatologia è fluttuante, inizialmente la persona che perde il lavoro è motivato dalla ricerca di cercare un altro posto, mano a mano che prende consapevolezza che questa possibilità viene a meno subentrano sentimenti di pessimismo e abbattimento. La persona tende ad isolarsi dagli amici, dal contesto sociale perché prova vergogna, avverte un senso di inadeguatezza, di perdite delle proprie sicurezze.

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Messaggio pubblicitario Inoltre emerge l’ansia e preoccupazione legate alle situazione di instabilità, in cui il disoccupato viene a trovarsi, rafforzata dall’attuale crisi economica che può costringere una persona a periodi di inattività lavorativa anche duratura.

E’ quindi basilare comprendere e fare un’analisi sociologica di come il lavoro si sia evoluto nel corso del tempo e di come oggi vada ad ostacolare troppo sulla sfera dell’identità lavorativa. L’obiettivo da raggiungere è quello di portare l’accettazione di questo momento di vita, senza negarlo e di evitarlo di fronteggiarlo, ma ricorrendo a strategie comportamentali di coping.

 

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PSICOLOGIA SOCIALE –  SCOPI ESISTENZIALI – DEPRESSIONE

 

 

BIBLIOGRAFIA:

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