Colloquio Psicologico: Cosa Fare nel Primo Colloquio #4

Colloquio Psicologico: psicologo e paziente si impegnano per il raggiungimento di specifici obiettivi attraverso l’uso di specifici strumenti.

ID Articolo: 27895 - Pubblicato il: 19 marzo 2013
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Il Colloquio Psicologico:

Cosa Fare nel Primo Colloquio – Parte 4

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PARTE 1PARTE 2PARTE 3

IL COLLOQUIO PSICOLOGICO – MONOGRAFIA

Colloquio Psicologico- Cosa Fare nel Primo Colloquio. -Immagine: © Reicher - Fotolia.comDEFINIZIONE DELLA PROGNOSI

“ Ogni guerriero della luce ha avuto paura di affrontare un combattimento.

Ogni guerriero della luce ha tradito e mentito in passato.

Ogni guerriero della luce ha imboccato un cammino che non era il suo.

[…]

Perciò è un guerriero della luce: perché ha passato queste esperienze e non ha perduto la speranza di essere migliore.”

[Coelho, Manuale del guerriero della luce, 1997, p.41]

Un altro aspetto importante che lo psicologo deve prendere in considerazione riguarda la prognosi, e cioè la previsione, in base ai dati raccolti nel primo colloquio, sul decorso e sull’esito del tentativo di risoluzione del problema. Oltre a definire il problema e il modo in cui affrontarlo lo psicologo deve raccogliere dati, anche dalla sua intuizione e dalla sua esperienza, sulla speranza di ottenere dei risultati attraverso specifici strumenti.

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Questa valutazione deve fare i conti innanzitutto con l’efficacia e l’efficienza degli strumenti offerti e con la speranza e il senso di inutilità del cliente.Per efficacia di uno strumento si intende quanto questo è in grado di condurre i clienti al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Per efficienza, invece, si intende quanto il servizio che lo psicologo, in base alle conoscenze e alle tecniche che possiede, può fornire in relazione al costo più basso possibile per il cliente.

Il Colloquio Psicologico - Il Colloquio di Motivazione. - Immagine: © Ivelin Radkov Fotolia.com

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Il senso di speranza e di inutilità del cliente deve essere attentamente soppesato poiché esso rappresenta anche il livello di motivazione con il quale il soggetto affronta la terapia e quest’ultimo costituisce un fattore di primo piano per il successo finale. Se il cliente ha fiducia, è speranzoso e motivato tutto risulta più semplice e la prognosi nettamente positiva rispetto al caso contrario, e questo indipendentemente dal problema.

Valutare la prognosi, in questo senso, permette al psicologo di: avere un idea di quali siano obiettivi realisticamente raggiungibili con una spesa di tempo e di impegno accettabili (il che influenza il processo di negoziazione degli obiettivi stessi), capire su quali livelli intervenire (se solo sui problemi o anche sulla motivazione del cliente), capire quali reazioni può aspettarsi dal cliente e prepararsi ad affrontarle nel modo corretto.

 

STIPULAZIONE DI UN CONTRATTO

 

Il contratto è un accordo di lavoro tra il cliente e l’operatore riguardante quello che si vuole ottenere e come ottenerlo” [Fine e Glasser, 1996]. Questo rappresenta il passaggio riassuntivo di tutte le definizioni, le negoziazioni e le valutazioni precedenti. Attraverso un accordo, prettamente verbale, psicologo e paziente definiscono un impegno reciproco a muoversi insieme nell’affrontare specifici problemi verso il raggiungimento di specifici obiettivi attraverso l’uso di specifici strumenti.

Messaggio pubblicitario Questi ultimi devono essere esposti al cliente (per mantenere e mostrare la propria onestà), prima della stipulazione del contratto e, se non vi è verso che questi li accetti, è necessario presentare alternative ed iniziare un ulteriore negoziazione. Per fare in modo che gli obiettivi che si vogliono perseguire e gli strumenti che si vogliono utilizzare siano compresi  da tutte le persone coinvolte, è necessario che il contratto sia formulato in termini chiari e con un linguaggio facilmente comprensibile [Croxton, 1988; Seabury, 1976].

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Normalmente la strutturazione di un contratto si realizza dopo la definizione degli obiettivi e alla fine del colloquio. Spesso, però, situazioni particolarmente complesse rendono difficile poter stabilire un contratto in un’unica sessione. Così, mentre è importante che al termine del primo colloquio il cliente abbandoni la sessione con un’idea piuttosto chiara degli obiettivi, la vera strutturazione del contratto può richiedere più di una sessione.

Il contratto è anche un momento per fare il punto della situazione, per esprimere in modo chiaro tutto ciò che è risultato dal colloquio, per ripercorrere, assieme al cliente, la definizione data al problema e agli obiettivi e per affrontare eventuali dubbi e ripensamenti dell’ultimo momento. è importante essere più chiari possibile perché le condizioni del contratto e di come esso può essere rotto, appartengano al cliente.Questo momento ha un importanza molto elevata poiché su di esso si baserà ogni intervento terapeutico successivo.

Storie di Terapie #21 - L’isostenibile Perfezione di Flavia. - Immagine: © ThorstenSchmitt - Fotolia.com

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Un alternativa al contratto è la stipulazione di un precontratto. Questo viene usato con clienti che non si mostrano decisi a voler proseguire la terapia o il counseling. In tal caso la proposta potrebbe essere quella di raggiungere un accordo tra psicologo e paziente attraverso il quale quest’ultimo si impegna a collaborare per un numero limitato di incontri, da tre a cinque, dopo i quali potrà decidere se continuare o meno.

Anche questa versione dell’accordo finale tra professionista e cliente mantiene tutte le caratteristiche del contratto normale con l’unica eccezione per il fatto di essere limitato nel tempo, un limite ben definito. Per questo motivo al suo interno contiene sempre il sunto di ciò che si è ottenuto nel primo colloquio, una definizione del problema, la definizione degli obiettivi e degli strumenti e, anche in questo caso, deve essere esplicitamente comprensibile al cliente.

Il precontratto ha principalmente due vantaggi: concede al cliente l’opportunità di avere un opinione più chiara degli strumenti utilizzati dal terapeuta e conferisce al psicologo la possibilità di guadagnare la sua fiducia e valutare le sue reali possibilità di cambiamento [Fine e Glasser, 1996].

L’uso del precontratto è particolarmente utile quando il psicologo ha a che fare con clienti involontari, clienti che sono stati inviati dallo psicologo contro la loro volontà, in base ad un altro contratto stipulato con un altro ente o istituzione, soprattutto se sono poco collaborativi. In tal caso un precontratto può essere un modo per il cliente di risolvere in fretta lo scomodo impegno e per il professionista una via per riuscire ad ottenere una collaborazione comunicando che se questa non ci fosse l’accordo verrebbe rotto.

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Messaggio pubblicitario Un ultima caratteristica che è bene non dimenticare, riguarda la possibilità per il cliente di scegliere e definire assieme al psicologo le caratteristiche del contratto in modo da costruire insieme il percorso verso gli obiettivi accordati. Un contratto non imposto ma costruito e proprio del cliente, incentiva la sua motivazione e il suo impegno a realizzarlo.

PRECISAZIONI SUL COLLOQUIO SUCCESSIVO

Una volta che tutte queste informazioni sono state raccolte non rimane altro che stabilire assieme al cliente tutto ciò che riguarda il colloquio successivo mantenendosi più chiari ed espliciti possibile. È necessario definire chi deve essere presente, fissare la data e l’ora del prossimo incontro, chiarire cosa dovranno affrontare, a quale scopo e con quali strumenti.

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