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L’effetto paradossale del mettersi nei panni dell’altro

Quando si decide di promuovere nel paziente la capacità di capire la mente degli altri non conviene farlo tramite il canale immaginativo.

Di Giancarlo Dimaggio

Pubblicato il 07 Feb. 2013

Aggiornato il 11 Mar. 2014 10:56

 

 

 

L’effetto paradossale del mettersi nei panni dell’altro. - Immagine: © Pona - Fotolia.com

Quando si decide di promuovere nel paziente la capacità di capire la mente degli altri non conviene farlo tramite il canale immaginativo.

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Promuovere la comprensione della mente degli altri in psicoterapia è un’operazione complessa e spesso controproducente, che la terapia metacognitiva interpersonale suggerisce di non compiere prematuramente. Di solito quando si cerca di mostrare ai pazienti come il punto di vista degli altri possa differire da quello che automaticamente hanno attribuito (sulla base dei propri schemi), i pazienti non riescono a cambiare la propria prospettiva.

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Al contrario, spesso si attaccano con più forza alle loro attribuzioni iniziali e la relazione terapeutica si deteriora transitoriamente. Un recente studio sperimentale (Vorauer e colleghi, 2013) porta conferma a questa idea e apre altre strade di riflessione su come comprendere il punto di vista dell’altro in modo efficace e benefico per la relazione.

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All’interno di scambi in relazioni di coppia, veniva prima chiesto ai partecipanti all’esperimento di assumere il punto di vista dell’altro nella propria immaginazione. La conseguenza di questa istruzione era sorprendente: aumentava la loro illusione di essere trasparenti all’altro, ovvero che l’altro conoscesse i propri valori, preferenze e sentimenti.

Al contrario se veniva chiesto di inibire l’assunzione immaginaria di prospettiva e di prestare invece attenzione a dettagli oggettivi, la tendenza a pensare che l’altro li capisse come se fossero trasparenti diminuiva. Il risultato importante è che l’aumento dell’illusione di trasparenza è legato a maggiore insoddisfazione nella relazione, mentre al contrario l’attenzione ai dettagli, produce maggiore soddisfazione.

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Un’implicazione per la psicoterapia è che quando si decide di promuovere nel paziente la capacità di capire la mente degli altri non conviene farlo tramite il canale immaginativo. Questo porterebbe a sovrastimare il grado in cui l’altro è simile a sé. E’ preferibile invece invitare il paziente a rievocare in dettaglio degli episodi autobiografici e soffermandosi sul comportamento manifesto. In questo modo è più facile che le persone si rendano conto delle differenze che esistono tra sé e gli altri e di come il processo di comprensione reciproca sia un lavoro che necessita di attenzione e impegno. In questo modo si può ridurre l’aspettativa automatica di essere capiti dall’altro: “Se siamo diversi devo spiegarmi per essere capito e non aspettarmi che l’altro lo faccia spontaneamente”.

 

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Giancarlo Dimaggio
Giancarlo Dimaggio

Psichiatra e Psicoterapeuta - Socio Fondatore del Centro di Terapia Metacognitiva-Interpersonale

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