Gli Imperativi delle Pretese: Evitare di Complicarsi la Vita

Pretese: prospettiva egocentrica che non tiene conto della libera opportunità delle persone di essere in modo diverso da come noi le vorremmo

ID Articolo: 24446 - Pubblicato il: 09 gennaio 2013
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Gli imperativi delle Pretese- evitare di complicarsi la vita. - Immagine:© Minerva Studio - Fotolia.com LEGGI LA PRIMA PARTE DELL’ARTICOLO

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Questa prospettiva egocentrica non tiene conto della libera opportunità delle persone di essere in modo diverso da come noi le vorremmo o le pensiamo e può giustificare un tentativo di imposizione, anche violenta.

In precedenti articoli abbiamo definito le pretese e poi abbiamo cercato di descriverle in relazione alla loro natura nel processo evolutivo dell’individuo.

Ricordiamo brevemente che la pretesa implica (1) la presenza di regole o imperativi rigidi, assoluti e universali e (2) l’idea che ogni persona (o anche che il mondo in generale) debba assolutamente rispettarli (es: nessuno si deve permettere di mettere ostacoli tra me e il mio obiettivo, nessuno si deve permettere di criticarmi pubblicamente, le persone devono essere sempre presenti e attente ai miei bisogni).

Il punto vulnerabile di questa prospettiva è confondere una preferenza personale, più o meno rilevante, con un imperativo, aspettativa o norma che valga in termini assoluti. Questa prospettiva egocentrica non tiene conto della libera opportunità delle persone di essere in modo diverso da come noi le vorremmo o le pensiamo e può giustificare un tentativo di imposizione, anche violenta.

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Adesso proviamo a fare il punto su quali possono essere le conseguenze di un tema pretenzioso.

1. Innanzitutto l’incapacità di tollerare la frustrazione ci rende schiavi del momento presente. Raggiungere obiettivi a lungo termine richiede sofferenza, sacrificio e fatica. La pretesa può rendere incapaci di ritardare un premio o anche solo di sostenere le innumerevoli volte in cui un risultato non giunge nei tempi e nei modi che ci attendevamo.

2. La pretesa è un piano rabbioso che ci tiene con la fronte corrucciata, porta a ruminare sul comportamento corretto e rispettoso che gli altri ci hanno negato, a esprimere giudizi di valore. E in questa richiesta (più o meno silente) noi siamo bloccati nella rabbia. E la rabbia è un emozione negativa, di lotta contro un avversario. E stare in lotta corrode le nostre energie e il nostro benessere.

3. Quando questa rabbia non è silente e ruminante può diventare esplosiva e dirompente. Possiamo attaccare verbalmente o fisicamente le altre persone, ferirle, distruggere i rapporti. Talvolta questo è l’esito di una rabbia a lungo covata, l’impulso improvviso di chi soffre a tal punto da non poter contemplare, neppure per un attimo, il dolore senza versarlo in furia.

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4. Nel rapporto con gli altri la pretesa ci danneggia in diversi modi. Innanzitutto, può far sentire le persone ‘costrette’ (non sono libero di essere come voglio)  o esposte al rischio di biasimo e disprezzo (con lui mi sento sempre inadeguato). I pretenziosi hanno molte richieste, spesso implicite, e sono severi. Questo può indurre gli altri a una ribellione impulsiva per affermare il proprio diritto al libero pensiero oppure a sottomettersi o semplicemente ad allontanarsi. Tutte e tre le reazioni costruiscono relazioni problematiche, da quelle tempestose a quelle devitalizzate.

Messaggio pubblicitario 5. La pretesa blocca, nel senso che ostacola la produzione di alternative e la flessibilità dell’individuo. Se gli altri devono assolutamente qualcosa, allora questa è l’unica possibilità. Ogni altra soluzione diversa è scartata o non contemplata. L’uomo si trasforma in un rigido automa programmato da regole e incapace di mettere in discussione critica. E quando è frustrato gli resta sempre e solo la stessa carta: cercare di ripristinare e imporre il giusto dovere. La pretesa ostacola la capacità di disingaggiarsi dai propri scopi e esplorare nuovi modi per avvicinarsi all’orizzonte dei propri valori, che non implichino il tentativo atti di imposizione o violenza.

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In una vita in cui possiamo solo fare il massimo con i limiti e le risorse che ci vengono concessi, questo genere di  flessibilità ci aiuta a non chiudere il nostro percorso ai primi muri che l’esistenza ci offre. A riconoscere che non siamo onnipotenti. A vederci come esseri che possono muoversi splendidamente nel mondo nonostante i propri limiti, anzi forse anche proprio perché limitati. Stare fermi a guardare è difficile e doloroso ma così possiamo valutare altre possibilità, per esempio una lenta costruzione piuttosto che una feroce guerra.

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BIBLIOGRAFIA:

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