Difficoltà evolutive e Crescita Psicologica – Recensione

Difficoltà evolutive e crescita psicologica, Studi clinici longitudinali dalla prima infanzia all’età adulta. Recensione & Booktrailer

ID Articolo: 11888 - Pubblicato il: 22 giugno 2012
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DIFFICOLTÀ EVOLUTIVE E CRESCITA PSICOLOGICA

STUDI CLINICI LONGITUDINALI DALLA PRIMA INFANZIA ALL’ETÀ ADULTA

di Dora Knauer e Francisco Palacio Espasa – Raffaello Cortina Editore

 

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Difficoltà evolutive e Crescita Psicologica - Recensione . - Immagine: Book Cover, proprietà di Raffaello Cortina Editore

Difficoltà evolutive e Crescita Psicologica – STUDI CLINICI LONGITUDINALI DALLA PRIMA INFANZIA ALL’ETÀ ADULTA di Dora Knauer e Francisco Palacio Espasa – Raffaello Cortina Editore

Recensione a cura di Alessia Incerti.

Nell’opera di Knauer e Palacio Espasa si prendono in esame differenti percorsi terapeutici in sostegno di bambini che anche in fasi precoci della loro infanzia hanno manifestato problemi psicologici di diversa natura. Si prendono in esame sintomi funzionali lievi (disturbi del sonno o dell’alimentazione), difficoltà del comportamento (capricci, opposività, condotte aggressive) sino a problemi più gravi, come i disturbi dell’umore (depressioni infantili) o molto gravi, come i disturbi pervasivi dello sviluppo e psicosi.

Nella trattazione dei suddetti quadri psicopatologici gli autori si riferiscono alle più recenti ricerche della neurobiologia e neuroanatomia a diversi approcci psicoterapici ed agli studi epidemiologici. Particolare attenzione agli studi longitudinali dall’epoca neonatale all’età adulta ed all’osservazione della relazione genitore bambino nell’ambito dei centri diurni riabilitativi.

L’osservazione delle relazioni tra genitori e bambino, quando egli manifesti un percorso di sviluppo considerato a rischio di psicopatologia, a breve o a lungo termine, ha stimolato gli autori a raccogliere ed esaminare un notevole numero di dati al fine di intrecciare i bisogni dei bambini piccoli con le difficoltà e i disagi che incontrano nell’ambiente e nella relazione con i genitori ed a verificare l’eventuale espressione di una sintomatologia psicologica.

Perfezionismo e genitorialità. Immagine: © sonya etchison - Fotolia.com -

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Si analizzano nell’opera due fattori principali nella genesi e/o mantenimento di sindrormi psicologiche:

1. le difficoltà e le problematiche della genitorialità che possono gravare sul neonato e sul bambino. In particolare l’attenzione è sulla figura d’ attaccamento primaria, tipicamente la madre. Non è raro infatti che i bambini esprimano disagi e sofferenze del genitore. Si prendono qui in considerazione il punto di vista psicodinamico e della teoria dell’attaccamento.

2. l’“equipaggiamento di base” del neonato, ovvero a fattori genetici, neuro-anatomici ed soprattutto alle sue caratteristiche proprie di tipo relazionale (capacità di richiamare l’attenzione, di rispondere al caregiver , di calmarsi, di partecipare allo scambio emotivo).

Entrambi i fattori sono utilizzati dagli autori quale filo conduttore di tutta l’opera, dove approfondiscono le principali categorie psicopatologiche dell’infanzia esaminando i percorsi clinici possibili.

Gli autori spingono costantemente il lettore a riflettere sul seguente interrogativo:

“Fino a che punto i sintomi del bambino dipendono dal carico eccessivo di cui è gravato a causa dei conflitti della genitorialità?

Al tempo stesso, tuttavia, possiamo anche domandarci se simili conflitti della genitorialità si manifestino in risposta ai problemi interattivi innescati dalle particolari caratteristiche relazionali o evolutive di alcuni bambini, che suscitano perplessità e disagio nei genitori”.

I Comportamenti aggressivi dei bambini - Immagine: © Pixlmaker - Fotolia.com

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Una sfida quella che gli autori lanciano al lettore sia esso un ricercatore o un clinico: neurospsichiatra infantile, psicologo o psicoterapeuta. Si tratta di capire in che modo gli aspetti della genitorialità e le caratteristiche specifiche del neonato poi bambino, s’intersecano influenzandosi reciprocamente. Capire quali modelli esplicativi formulare per i quadri psicopatologici principali.

Nell’opera si prendono in esame i disturbi affettivi (le depressioni infantili in modo specifico); i disturbi multi-sistemici dello sviluppo (prodromi dei disturbi di personalità?); i disturbi dell’attenzione, con o senza iperattività; i disturbi del comportamento; e i disturbi d’ansia.

Ogni quadro clinico tiene conto della diagnosi nosografica del DSMIV e della classificazione 0-3

L’esemplificazione di un caso clinico, molto ben descritto, conclude la trattazione dei singoli disturbi trattati e permette al lettore di procedere nella riflessione circa l’interazione tra fattori riferibili a chi si prende cura del bambino, elementi del “conflitto della genitorialità” , e caratteristiche della psicopatologia individuale del bambino ed inoltre elementi dspecifici della relazione genitore e bambino. La riflessione circa questa dialettica è rilevante non solo ai fini esplicativi del quadro psicopatologico ma anche ai fini di una risposta terapeutica che i clinici debbono dare al bambino ed alla sua famiglia.

Messaggio pubblicitario I numerosi studi longitudinali che gli autori hanno considerato nel loro lavoro hanno permesso confronti tra le diverse terapie possibili.

Nonostante l’approccio teorico prevalente al quale l’opera si riferisce sia psicodinamico, non si ignorano affatto i contributi della neurobiologia, della psicofarmacologia né della psicoterapia a matrice cognitivo-comportamentale e relazionale.

La tesi principale è che , in particolare “nella prima infanzia è l’insieme degli interventi psicoterapeutici genitori-bambino, a breve o a lungo termine, a porsi in primo piano sulla scena terapeutica, in funzione delle caratteristiche dei conflitti della genitorialità presenti”.

Nell’ambito della psicoterapia cognitivo comportamentale si considerano approcci individuali con il bambino e l’approccio di gruppo con più genitori.

L’approccio degli autori è indubbiamente arricchito di una ricca raccolta di dati epidemiologici e clinici che induce il lettore ad una scelta ragionata circa i percorsi terapeutici possibili ed utili per il singolo bambino nella sua specifica interazione con i genitori.

“In conclusione, nella prima infanzia la psicoterapia nelle sue diverse forme occupa una posizione del tutto centrale, a condizione, però, che il modo in cui viene intrapresa non sia dogmatico né settario, bensì parallelo ad altri approcci terapeutici e nello spirito di ricerca della forma di psicoterapia più indicata, in funzione delle caratteristiche dei conflitti della genitorialità che circondano il bambino, come pure della sua psicopatologia individuale”.

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