Psicologia & Musica: Il Suicidio nella Canzone d’Autore Italiana #1

Il suicidio di un paziente è sicuramente l’evento più drammatico nella vita professionale di uno psichiatra o di uno psicoterapeuta.

ID Articolo: 7717 - Pubblicato il: 03 aprile 2012
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Quando attraverserà l’ultimo vecchio ponte

ai suicidi dirà baciandoli alla fronte

venite in Paradiso là dove vado anch’io

perché non c’è l’inferno nel mondo del buon Dio.

Preghiera in gennaio, Fabrizio de Andrè, 1967

 

Il Suicidio nella Canzone d'Autore Italiana. #1 - Immagine: © olly - Fotolia.com Il suicidio di un paziente è sicuramente l’evento più drammatico nella vita professionale di uno psichiatra o di uno psicoterapeuta, e non è così raro se si considera che in tutte le nazioni il suicidio è attualmente tra le prime tre cause di morte nella fascia di etá 15-34 anni (WHO, 2004). Il fenomeno del suicidio è un problema complesso non ascrivibile ad una causa o ad un motivo preciso. Sembra piuttosto derivare da una complessa interazione di fattori biologici, genetici, psicologici, sociali, culturali ed ambientali.

Più che di suicidio possiamo parlare quindi di suicidi, nel senso che ogni evento di questo tipo va ricollegato alla storia della persona, per poter tentare di capirne le motivazioni e il significato del gesto.

Non si tratta di una questione che interessa soltanto il mondo della psichiatria, ma è stato ampiamente affrontato anche da filosofi, poeti e scrittori. Lo stoicismo è forse uno degli esempi più noti di filosofia che accetta il suicidio e, anzi, in determinate condizioni, lo descrive come un atto naturale. Lo scrittore e filosofo Camus invece sottolinea come “Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia” (Camus,2001).

Le Metafore Psicologiche dei Cantautori Italiani. - Immagine: © nmarques74 - Fotolia.com

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E i nostri cantautori? Non possiamo affrontare l’argomento suicidio e canzone senza partire da quella camera dell’Hotel Savoy di Sanremo nel 1967 dove Luigi Tenco si sparò alla testa (anche se come in tutti i suicidi più celebri del mondo della musica sono fiorite le più disparate teorie complottiste) lasciando il famoso biglietto: 

“Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.

Più precisamente, in termini tecnici il biglietto si chiama “nota suicidiaria” ed è presente circa nel 15% dei casi di suicidio (Shioiri et al., 2005). Tra i motivi per cui un suicida lascia tale messaggio ci possono essere sia quello di proteggere le persone che lascia nel mondo dai sensi di colpa, sia quello di indurre il senso di colpa in qualcuno. In questo caso emerge chiaramente la rabbia e il risentimento nei confronti del mondo musicale e dello spietato sistema delle competizioni canore.

Fabrizio De Andrè ha dedicato a Tenco la canzone Preghiera in gennaio (1967) parlando dei suicidi come coloro “che al cielo ed alla terra mostrarono il coraggio”. La questione del coraggio credo che sia cruciale quando si parla di suicidio. Sorprendentemente non esistono studi che vadano a misurare il coraggio, mentre esiste una forte evidenza che l’impulsività (l’agire d’impulso, senza valutare le conseguenze) sia un importante fattore di rischio per il comportamento suicidario (Hull-Blanks, 2004). D’altra parte coraggio e impulsività hanno qualche correlazione. Già Aristotele (1998) aveva definito il coraggio come una forma di impulsività con carattere di scelta e consapevolezza del proprio obiettivo.

Messaggio pubblicitario Più avanti nel testo Faber parla “di quelle labbra smorte che all’odio e all’ignoranza preferirono la morte” cercando di sottolineare i motivi del gesto suicidiario che in questo caso assume un carattere di protesta quasi ideologica. E poi ancora il gesto suicidiario assume quasi un significato di sacrificio per una catarsi collettiva “Meglio di lui nessuno mai ti potrà indicare gli errori di noi tutti che puoi e vuoi salvare”.

Anche Francesco De Gregori ha ricordato Luigi Tenco nella canzone Festival (1976), attaccando pesantemente il cinismo e le manipolazioni mediatiche del mondo dello show business, che pilatescamente e ipocritamente ipotizza come motivazioni del gesto problemi di donne, di debiti, di abuso di alcol e di tranquillanti. Ma dal testo il cantautore ligure risulta sicuramente come una vittima di un sistema senza pietà: “La notte che presero le sue mani e le usarono per un applauso più forte” oppure “Nessuna lacrima vada sprecata, in fin dei conti cosa c’è di più bello della vita, la primavera è quasi cominciata”, per finire in una cena grottesca dove si canticchia la Vie en rose.

La scuola dei cantautori liguri è tra quelle che ha prodotto sicuramente più brani che raccontano di suicidi.

Bruno Lauzi ne Il poeta (1963) racconta la storia di un uomo che si toglie la vita per aver perso l’amore di una donna…lui piangeva e parlava di te…sospirava e parlava di te…”. In questo testo colpisce la frase “Ed infine una notte si uccise per la gran confusione mentale”, che ricorda uno stato dissociativo.

Marsha Linehan. - Immagine: © University of Washington http://faculty.washington.edu/linehan/

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Recentemente la dissociazione è stata infatti individuata come possibile fattore di rischio per i tentativi di suicidio in pazienti affetti da disturbo della personalità borderline (Wedig et al., 2012).

Deriva invece dal mondo psicanalitico una metafora molto pregnante per spiegare lo stato mentale del suicida: l’inondazione (flooding) in sentimenti dolorosi, intollerabili e incontenibili che può portare a una perdita di controllo e disintegrazione (Maltsberger, 2004).

Albergo a ore (1969) è una canzone tradotta in italiano da Herbert Pagani dalla versione in francese di Les amants d’un jour (portata in Francia al successo da Edith Piaf nel 1962) e cantata anche da Gino Paoli. La canzone racconta il suicidio di due amanti, scoperto dal portiere di notte dell’hotel: “se n’erano andati, in silenzio perfetto, lasciando soltanto i due corpi nel letto”. In questo caso non è chiaro se si tratti di un omicidio-suicidio di coppia, che ritroviamo frequentemente nelle cronache nell’ambito della violenza domestica, o di una follia a due, fenomeno descritto per la prima volta nell’800, in cui un “malato attivo” influenza un individuo recettivo (Lesegue e Falret, 1877).

Restando nell’ambito di problematiche della coppia La ballata dell’amore cieco (o della vanità) (1966) racconta di un rapporto sadomasochista che culmina con il suicidio di lui, come prova d’amore richiesta da lei: “la Vanità fredda gioiva, un uomo si era ucciso per il suo amore”. La canzone, come spesso succede nei brani della prima produzione di De Andrè, ha un andamento da ballata popolare, in cui le strofe pregnanti di significati drammatici si alternano ai “Trallallero”, con un effetto di cinismo grottesco che rende il brano ancora più efficace.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità secondo la Teoria di Kernberg. - Immagine: © marcodeepsub - Fotolia.com

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La canzone si conclude con la vittoria morale della vittima, che muore contenta e innamorata, mentre la persecutrice viene “presa da sgomento” in quanto le resta solo “il sangue secco delle sue vene”. La figura della persecutrice sadica ricorda il narcisismo maligno descritto da Kernberg (1992), anche se nella pratica clinica capita più frequentemente incontrare donne-vittima e maschi-persecutori. I soggetti affetti da questo grave disturbo presentano aggressività egosintonica e sadismo rivolto verso gli altri e verso sé stessi, comportamenti crudeli e onnipotenti e disprezzo verso gli oggetti buoni, percepiti come deboli e inaffidabili.

La Ballata di Michè (1968) di Fabrizio de Andrè racconta invece il dramma di un suicidio per impiccagione di un carcerato condannato a vent’anni per omicidio passionale. Il gesto è dedicato all’amata da cui la lunghissima separazione è impensabile “io so che Miché ha voluto morire perché, ti restasse il ricordo del bene profondo che aveva per te”. Il brano è estremamente attuale in quanto in Italia il numero di suicidi in carcere è in costante aumento negli ultimi dieci anni ed è di ben diciannove volte superiore alla popolazione libera. Tra le cause individuate ci sono il sovraffollamento, l’assenza di efficaci programmi rieducativi e di programmi di prevenzione, la mancanza di prospettive per il futuro e la comorbidità con patologie croniche (HIV, dipendenza da alcol e sostanze).

Leggi la seconda parte dell’articolo.

 

 

BIBLIOGRAFIA: 

  • Centro Studi di Ristretti Orizzonti. (2003). Dossier: Morire di Carcere.
  • World Health Organization. Suicide huge but preventable public health problem, says WHO (World Suicide Prevention Day – 10 September 2004). Geneve: WHO; 2004 – Cent Eur J Public Health. 2004 Dec
  • Camus A. Il mito di Sisifo, Bompiani. 2001
  • Shioiri T., Nishimura A., Akazawa K., Abe R., Nushida H., Ueno Y., Kojika-Maruyama M., Someya T. (2005). Incidence of note-leaving remains constant despite increasing suicide rates. Psychiatry and Clinical Neurosciences, 59, 2, 226–228
  • Maltsberger JT (2004). The descent into suicide. International Journal of Psycho-Analysis 85, 653-667.
  • Lasègue e Falret, J. (1877). La folie à deux ou folie communiqée. Archives générales de Médecine)
  • Aristotle. (1998). The Nicomachean ethics. Book VII. Oxford: Oxford University Press.
  • Hull-Blanks E. E., Kerr, B. A. & Robinson Kurpius S. E. (2004) Risk factors of suicidal ideations and attempts in talented, at-risk girls. Suicide & Life-Threatening Behavior, 34(3), 267-276.
  • Wedig M.M., Silverman M.H., Frankenburg F.R., Reich D.B., Fitzmaurice G., Zanarini M.C. (2012) Predictors of suicide attempts in patients with borderline personality disorder over 16 years of prospective follow-up. Psychol Med, 22:1-10.
  • Kernberg, O. (1998). Narcisismo patologico e disturbo narcisistico di personalità, in Ronningstam, E. F., I disturbi del narcisismo, Raffaello Cortina, Milano, 2001.
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