I Social Network e le modificazioni indotte nel cervello. Pericolo o Evoluzione?

I Social Network porterebbero cambiamenti nel cervello dei giovani, riducendo l'attenzione e facendo regredire, verso uno "stadio infantile".

ID Articolo: 5404 - Pubblicato il: 03 febbraio 2012
Messaggio pubblicitario SFU Magistrale
Condividi

 

I Social Network e le modificazioni indotte nel cervello. Pericolo o Evoluzione? - Immagine: © arrow - Fotolia.com - Recentemente, mi è capitato sottomano questo articolo in cui si lancia un allarme relativo al pericolo dell’utilizzo eccessivo di social network, quali Facebook (750 milioni di utenti in tutto il mondo) e Twitter da parte degli adolescenti. Secondo la Greenfield, autrice dell’articolo, i nuovi media sarebbero in grado di produrre profondi cambiamenti nel cervello dei giovani, riducendone l’attenzione, incoraggiando la gratificazione istantanea, rendendoli sempre più individualisti, azzerandone le relazioni umane reali, riducendo la loro empatia verso gli altri, facendoli regredire, in sostanza, a uno “stadio infantile”.

Facebook wallpaper. Immagine: © Microsoft Corporation

Articolo consigliato: Facebook e Psicologia: tra Miti e Ricerca

Questa notizia incontra la preoccupazione dei genitori e degli insegnanti, che si lamentano del fatto che gli adolescenti di oggi non sono più capaci di comunicare né di concentrarsi, se deprivati dei dispositivi a cui tanto sono affezionati. Una schiera di persone competenti, tra cui neuroscienziati, psicologi, psichiatri, sono sempre più convinti che questi strumenti facciano più male che bene a chi li utilizza.

 

Infatti, la ripetuta esposizione ai nuovi media porterebbe un vero e proprio “ricablaggio” (rewiring) delle connessioni cerebrali, dando vita a nuove connessioni tra aree cerebrali diverse.

Twitter Global Mood - © rare - Fotolia.com

Articolo consigliato: "Twitter Global Mood: misurare la temperatura emotiva del pianeta"

Queste tecnologie è come se portassero ad una regressione a uno stadio infantile. Infatti, queste persone si comporterebbero come dei bambini piccoli, che sono attratti da rumori e luci brillanti, poiché dotati di scarse capacità attentive e intellettive (Greenfield, 2009). In questo caso, gli adulti/bambini sono attratti dalle medesime cose, alle quali, però, si aggiunge una forma più complessa di conoscenza: curiosità o esibizionismo, nel caso dei social network; agonismo virtuale, nel caso dei video games.

 

 

La Greenfield sottolinea che le persone malate di autismo, si trovano a loro agio utilizzando il computer.

Messaggio pubblicitario Non è noto se l’aumento della prevalenza di autismo fra i giovani sia dovuta a una maggiore accortezza diagnostica da parte dei clinici o se tale fenomeno possa correlarsi in qualche modo all’incremento del tempo speso nelle relazioni virtuali tramite computer, ma indubbiamente è un’ipotesi da tenere in debita considerazione.

Gli psicologi, a loro volta, confermano che la tecnologia digitale sta cambiando il modo in cui ragioniamo. Emerge che i teenagers starebbero al computer per più di 7 ore e mezzo al giorno, ovvero più di quanto dura una giornata di scuola.

Realtà virtuale e dissociazione. Immagine: © HaywireMedia - Fotolia.com -

Articolo consigliato: Realtà Virtuale e Stati Dissociativi

La psicologa dell’educazione Jane Healy (2010), ad esempio, sostiene che i bambini minori di 7 anni non dovrebbero fare giochi al computer, in quanto stimolerebbero prevalentemente le regioni del cervello alla base della risposta di “attacco e fuga”, e non quelle del ragionamento, ottenendo in questo caso una forma di apprendimenti più primordiale e non sofisticata. Le conseguenze: una minore capacità di riflettere sui propri stati interni, meno o scarsa metacognizione, che induce a relazionarsi alla vita di tutti i giorni in maniera semplicistica, e nel momento in cui sopraggiunge una emozione non sanno esattamente dove collocarla e come gestirla.

Il Potere Politico dei Social Media in Italia

Articolo consigliato: Il Potere Politico dei Social Media in Italia

Ancora più drastica Sue Palmer (2006), autrice di un libro dal titolo molto evocativo, Toxic Childhood, in cui scrive: “Lo sviluppo del cervello dei nostri figli è danneggiato, perché non si impegna più in attività nelle quali i cervelli umani si sono impegnati per millenni”. E’ vero, non si impegna più nella conoscenza attiva di qualcosa, tutto è mediato da internet basta cliccare su un tasti e ogni cosa trova risposta.

Malgrado i contro derivanti da questo comportamento, è possibile ne derivino anche effetti positivi, come essere più veloci, avere più capacità di fronteggiare gli stimoli, essere più abili e concreti, etc. Tutto questo cambiamento, naturalmente anche in ambito cerebrale, potrebbe essere semplicemente il risultato di cambiamenti culturali , per questo non è detto si peggiori per forza, magari in questo modo è possibile ottenere dei miglioramenti in ambito cognitivo.

 

(Intervista a Susan Greenfield) 

 

BIBLIOGRAFIA: 

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 2, media: 5,00 su 5)
State of Mind © 2011-2019 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Argomenti

Scritto da

Categorie

Messaggio pubblicitario