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Disturbo da insonnia: quando l’ansia ne è la causa e contribuisce ad alimentarlo

Nel disturbo da insonnia, l’ansia causa e aumenta il problema: l’ansia del timore di non dormire alimenta l’insonnia che, a sua volta, porta ulteriore ansia

ID Articolo: 140995 - Pubblicato il: 07 novembre 2016
Disturbo da insonnia: quando l’ansia ne è la causa e contribuisce ad alimentarlo
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In caso di Disturbo da Insonnia ci si trova di fronte a frequenti episodi in cui il soggetto sperimenta un sonno insufficiente o di scarsa qualità. Vi è difficoltà a prendere sonno o a mantenerlo durante l’intera notte, nonostante vi siano tutte le condizioni favorevoli a poter dormire.

 

Immaginiamo che sia notte. Siamo a letto, ma svegli. Continuiamo a rigirarci, tentando di trovare la giusta posizione che ci permetta di prender sonno, ma invano. Le ore passano, si è ancora svegli, si guarda il soffitto. Ci si annoia, si pensa, ci si alza dal letto tanto per far qualcosa. La stanchezza aumenta ma non ci si addormenta.

Sicuramente sono molti gli individui che hanno trascorso almeno una notte della propria vita in queste condizioni. Non riuscire a chiudere occhio nonostante la spossatezza.

Messaggio pubblicitario Fintanto che tali episodi restino sporadici non vi è da preoccuparsi. Ma qualora divengano abituali si può parlare di disturbo da insonnia.

In questo caso ci si trova  di fronte a frequenti episodi in cui il soggetto sperimenta un sonno insufficiente o di scarsa qualità. Vi è difficoltà a prendere sonno o a mantenerlo durante l’intera notte, nonostante vi siano tutte le condizioni favorevoli a poter dormire (Marzano, Corrias).

Le statistiche affermano che circa il 30% della popolazione occidentale soffre del disturbo da insonnia,  uomini e donne in egual misura; è un problema che può presentarsi a qualsiasi età (Cricelli e all., 2010).

 

Le cause del disturbo da insonnia

L’insonnia può avere diverse cause, tuttavia vi sono soggetti più a rischio rispetto ad altri. In particolare le persone maggiormente predisposte sono quelle che attraversano un periodo stressante e che esperiscono delle condizioni ambientali poco favorevoli.

Sicuramente un evento stressante, come ad esempio un lutto, un problema professionale o relazionale può provocare un insonnia di tipo temporaneo, la quale però non deve essere sottovalutata; questo perché anche i disturbi occasionali del sonno, se non trattati adeguatamente, possono divenire cronici.

Un modello eziologico dell’insonnia, elaborato da Spielman (1987) identifica tre fattori responsabili dello sviluppo del disturbo:

  • I fattori Predisponenti;
  • I fattori Precipitanti;
  • I fattori Perpetuanti.

I fattori Predisponenti sono quelli in base ai quali alcune persone hanno una predisposizione maggiore rispetto ad altri a sviluppare insonnia. Potrebbe trattarsi di alcuni dei contesti stressanti sopracitati oppure di alcune caratteristiche individuali, come ad esempio l’essere iper – vigili o ansiosi. Perché infatti l’ansia, affiancata ad episodi di rimuginio e ruminazione, contribuisce a stimolare i meccanismi che promuovono la veglia, ostacolando di conseguenza il sonno.

I fattori Precipitanti determinano l’insorgenza vera e propria del disturbo da insonnia. Si tratta di quegli elementi che in un certo senso vanno ad aggravare la predisposizione del soggetto a non dormire; potrebbe ad esempio trattarsi di qualche episodio specifico, come il verificarsi di un evento ingestibile, l’accentuarsi di problemi lavorativi, relazionali, di salute, o la presenza di preoccupazioni.

Con un quadro del genere, l’insonnia non è altro che l’esito di uno stress eccessivo, dove le preoccupazioni, l’ansia e l’emotività del soggetto contribuiscono ad alimentare il problema.

Il disturbo da insonnia è mantenuto nel tempo dai fattori Perpetuanti. Questi ultimi non sono altro che comportamenti disfunzionali messi in atto da parte del soggetto per riuscire a dormire. Alla base di essi vi è però un’ansia che tiene in vita il disturbo, impedendo al contempo di debellarlo.

La persona con un’insonnia cronica pensa, rimugina sul suo stato e sul danno che il non dormire potrebbe arrecare. Tenta in tutti i modi di trovare una soluzione che possa consentirgli di dormire adeguatamente, al contempo si preoccupa delle possibili ripercussioni a cui potrebbero condurre le poche ore di sonno in quei momenti in cui sarebbe necessario essere riposati e concentrati.

L’ansia generata dal timore di non dormire alimenta l’insonnia che, a sua volta, aggiunge ulteriore ansia aumentando l’arousal e generando un circolo vizioso che renderà ancora più difficile il dormire (Marzano, Corrias).

Messaggio pubblicitario Tutto ciò potrebbe proseguire all’infinito con la produzione di altri pensieri disfunzionali e la messa in atto di comportamenti compensativi errati i quali a loro volta incrementano il disturbo.

I pensieri sono all’origine delle emozioni e dei comportamenti. In questo caso si tratta di distorsioni cognitive, in quanto causano emozioni negative e rappresentano modi attraverso cui la mente umana si convince di qualcosa, a prescindere che sia vero oppure no (Palagini e all, 2012).

Per rendere questi pensieri più funzionali è necessario modificarli, e ciò sarà possibile mediante la psicoterapia cognitivo – comportamentale, la quale annovera tra i suoi obiettivi primari proprio la trasformazione delle credenze disfunzionali per favorire il benessere della persona.

In questo caso, una volta accertato che alla base del disturbo da insonnia vi sia un’ansia che quale ostacola la serenità della persona, impedendo al contempo il riposo di cui l’organismo ha bisogno, sarà possibile intervenire su pensieri ed emozioni sgradevoli che il soggetto sperimenta.

Anche l’addormentarsi, che all’apparenza sembra un’attività banale, potrebbe richiedere delle difficoltà. Spesso andrebbero affrontate e gestite le proprie emozioni negative al fine di poter riposare adeguatamente.

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Bibliografia

  • Brukner J., Bernert R., Creomer K., Joiner T., Schmidt N. (2008), “Social anxiety and insomnia: the mediating role of depressive syntoms”, Depression and Anxiety, Vol. 25, pp 124 – 130.
  • Cricelli C., Mazzoleni F., Samani F., Gigli G., Parrino L., Provini F., Terzano M. G. (2010), “Guida pratica per la gestione dell’insonnia”, Rivista della società italiana di medicina generale, N. 2, Aprile, pp. 71 – 79.
  • Marzano C., Corrias M. “L’insonnia”, Istituto A. T. Beck: Roma.
  • Palagini L., Gentili C., Guazzelli M. (2004), “Insonnia e vulnerabilità ai disturbi d’ansia e dell’umore”. I disturbi del sonno (Parte 1), N. 1, pp 25 – 32.
  • Palagini L., Bontempelli L., Germignani A. e all. (2012), “Il trattamento cognitivo comportamentale dell’insonnia. Linee guida per la pratica clinica”, Franco Angeli: Milano.
  • Spielman A. J., Caruso L. S., Glovinsky P B. (1987), “A Behavioral perspective of insomnia treatment”, Psychiatr CLin North Am, Vol. 10, N. 54, pp 1 – 553.
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