L’ Autismo Fisiologico. L’intervista alla Dr.ssa Di Biagio

Autismo Fisiologico: Meglio sarebbe affermare che non esistono solo condizioni fisiologiche tipiche o autistiche , ma anche condizioni fisiologiche miste.

ID Articolo: 29969 - Pubblicato il: 06 maggio 2013
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L' Autismo Fisiologico. L'intervista alla Dr.ssa Di Biagio. - Immagine: © wladimirowich - Fotolia.com Meglio sarebbe affermare che non esistono solo condizioni fisiologiche tipiche o autistiche , ma anche condizioni fisiologiche miste.

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Luisa di Biagio è un’etologa, una psicologa e un’autistica sana. Il suo impegno per far conoscere meglio la condizione autistica è costante e caratterizzato da professionalità e competenza. Le sono grata di aver dato a State of Mind la possibilità di dar voce a chi l’autismo non solo lo studia ma lo vive in prima persona.

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SoM: Buongiorno dott.ssa Di Biagio, grazie per aver accettato l’invito di State Of Mind a rispondere a qualche domanda sull’autismo. Vorrei dare ai lettori la possibilità di conoscerla meglio. Lei è psicologa e autistica quindi chi meglio di Lei può affrontare questo tema?

LDB: Grazie a voi per la possibilità di contribuire alla diffusione di notizie corrette sull’autismo, nel faticoso tentativo di contrastare le moltissime informazioni scorrette di cui sono farciti articoli , libri e seminari , persino in contrasto con le direttive ufficiali accademiche .

Chi meglio di un autistico la cui formazione è basata proprio sullo studio della psicologia , del comportamento e dell’educazione umana e non umana, può affrontare l’argomento ? Nessuno. Peccato che gli autistici parlanti in genere “urlano nel deserto” , se mi concede il riferimento.

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SoM: Nei suo contributi al tema “autismo” insiste molto nel descrivere un autismo fisiologico, mentre è comune sentir parlare di autismo come di una condizione patologica che compromette la capacità dei soggetti di vivere una vita indipendente. Cosa intende quindi per autismo fisiologico?

LDB: La domanda dovrebbe essere “Cosa si intende per autismo fisiologico” ? E dovrebbe essere questa perchè non si tratta di una mia personale opinione ma di come stanno le cose . 

Concepire come fisiologico (SANO) qualcosa di diverso dal neurotipico è difficile perchè non ci sono strumenti culturali tali da permettere di concepire questo, il (neuro)tipico centrismo è il fulcro della cultura sbilanciata di questo periodo storico . Sì, certo, è razzismo, senza dubbio. La stessa definizione della condizione con tratti misti (condizione subclinica dello spettro autistico) indica la misura di questa tendenza . Dal mio punto di vista (quello di un’autistica) ad esempio potrei affermare che la condizione con tratti sia tipici che autistici appartiene allo spettro tipico . Meglio sarebbe affermare che non esistono solo condizioni fisiologiche tipiche o autistiche , ma anche condizioni fisiologiche miste .

L’intero sistema di approccio all’autismo è mirato al cambiamento degli autistici, non esiste nessun programma che includa il cambiamento dei tipici e che sia mirato al compromesso culturale. L’unico sistema considerato accettabile di struttura comunicativa, percettiva e sociale è, di fatto, quello della cultura tipica. Questo crea una situazione talmente sbilanciata da creare disagio nella cultura tipica stessa.

L’autismo non è una disabilità , come non lo è l’omosessualità. La tiritera nasce proprio dal fatto che l’autismo , soprattutto quando non è in forma patologica (quando NON è autismo severo) non permette di individuare immediatamente la persona come neurodiversa e il modo di comunicare di quella persona , rispetto a quello medio , è tale da generare “imbarazzo” .. quello che si dimentica è che , se di imbarazzo si tratta , lo stesso imbarazzo lo prova la persona in riferimento al comportamento tipico, quindi direi di smetterla di parlare di “imbarazzo” e cominciare a lavorare per un compromesso culturale.

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Messaggio pubblicitario Le disabilità, gli adulti e i bambini disabili esistono, esistono adulti e bambini disabili Tipici (con organizzazione neurologica tipica ma in una forma severa o con problemi importanti associati) ed esistono adulti e bambini disabili Autistici (con organizzazione neurologica atipica ma in una forma severa o con problemi importanti associati) ma essere autistici NON vuol dire essere disabili .

La disabilità costituisce una minoranza in tutta la popolazione tipica così come costituisce una minoranza in tutta la popolazione autistica . Considerare TUTTI gli autistici disabili di default è come considerare TUTTI i tipici disabili di default .

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In tanti anni ho sentito sempre parlare e scrivere di genitori che soffrivano per la diversità del figlio  mai ( MAI ) nessuno che abbia pensato “chissà come vive mio figlio IMMERSO  tra persone diverse ” oppure ho sentito e letto di persone “in imbarazzo” a causa di gesti e parole di autistici  ma ( MAI ) nessuno che abbia detto o scritto “chissà quanto ho messo in imbarazzo questa persona ? chissà come mi percepisce strano e imbarazzante ?

E’ un concetto talmente alieno da risultare non credibile . E infatti gli autistici che parlano , a meno che non siano talmente bizzarri da rivestire il ruolo di “orso ballerino” , non vengono proprio considerati .

C’è da dire che come professionista del settore ho incontrato più genitori desiderosi di interventi che mirassero al mascheramento tipico dei figli autistici piuttosto che al riconoscimento e valorizzazione della loro neurodiversità. Di chi è la responsabilità di tale scenario?

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Fino a dieci anni fa si poteva  anche pensare che questo atteggiamento fosse il risultato di una buona fede . Oggi non trova giustificazione . Sono molti gli autistici nel mondo che raccontano l’autismo . Escludendo quelli che hanno problemi di equilibrio o culturali  (essere squilibrati o ignoranti è una condizione democratica , che coinvolge sia tipici che autistici ) , gli autistici competenti descrivono l’autismo in modo piuttosto esaustivo .

C’è, di fatto, una enorme resistenza che, temo, dipenda da un fattore puramente economico. La dinamica di mantenere alta la soglia di allarmismo per proporre terapie salvifiche e, guarda caso, costosissime, è quella che sta mandando avanti un mercato terribile. Un mercato che pagano i bambini in prima persona, ma anche le famiglie coinvolte. L’autismo, insomma, è  l’affare del secolo . E’ un terribile circolo vizioso che si nutre del panico di genitori spinti a non accogliere la condizione autistica.

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I nostri bambini crescono continuamente disconfermati e arrivano a sviluppare patologie comportamentali secondarie molto serie . Questa la testimonianza di un addetto ai lavori: “è un affare lavorare con gli autistici perchè tanto o non parleranno mai o se parleranno li faremo passare per matti. Per quanto riguarda l’Asperger i maschi sono cavalli da sedare e le femmine cavalle da domare.

SoM: Cosa consiglierebbe dunque a dei genitori che ricevono una diagnosi di autismo ad alto funzionamento o asperger? Quali obiettivi dovrebbe avere un trattamento rivolto a questo bambino, alla sua famiglia e al contesto sociale in cui è inserito?

Messaggio pubblicitario Database Terapeuti SC 2016 LDB: Consiglierei di non farsi trascinare nel vortice dell’allarmismo . Di imparare l’autismo per insegnarlo ai figli . Prima di apprendere regole e parametri di una cultura diversa, i bambini autistici dovrebbero apprendere i criteri della propria cultura. Imparare ad essere buoni autistici prima che ad utilizzare alcuni strumenti della cultura tipica. Questo non accade . Al bambino viene negata un’ identità.

I bambini smettono di essere bambini dalla diagnosi in poi, e si trasformano in PROBLEMA  e punto. Consiglierei ai genitori di seguire corsi per apprendere i criteri culturali dell’autismo e cercare un compromesso nella comunicazione con i figli. Consiglierei loro di usare i soldi per vivere serenamente e non per pagare ore e ore di addestramenti e torture . E ovviamente , in particolare se si tratta di diagnosi di autismo ad alto funzionamento e Asperger , consiglierei loro di farsi valutare , molto probabilmente sono autistici e non lo sanno , o hanno una condizione mista ( che è una cosa diversa e NON è autismo ). E ovviamente consiglierei loro di leggere i miei libri e articoli , che credo siano il materiale migliore disponibile in italiano al momento, o di contattarmi.

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SoM: È ragionevole immaginare che anche gli autistici fisiologi, forse anche proprio in virtù dell’ambiente tipico in cui sono inseriti, possano aver bisogno di rivolgersi ad uno psicoterapeuta. Secondo lei che tipo di psicoterapia è più indicata per questi soggetti? Può uno psicoterapeuta “qualsiasi” aiutare un paziente autistico a risolvere per esempio un disturbo d’ansia?

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LDB: Mi pare evidente che tutti , anche gli autistici fisiologici , possano avere bisogno di un aiuto psicologico . Un professionista che non sia PERMEATO di cultura autistica (sin dallo sviluppo possibilmente) non dovrebbe occuparsi di autismo se non accompagnato , supervisionato ecc . Esattamente come per il contrario : un professionista che non sia permeato di cultura tipica non dovrebbe occuparsi di persone tipiche .

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Il grande problema è che TUTTI gli autistici sono permeati di cultura tipica , quindi , potenzialmente , tutti i terapeuti autistici possono occuparsi di persone tipiche , mentre QUASI NESSUN terapeuta tipico è permeato di cultura autistica pur continuando a seguire persone autistiche … c’è da riflettere …

Per quanto riguarda l’approccio di scuola di pensiero , non è questa la sede per discutere sull’efficacia generale di alcune, ma di certo si può affermare che per l’autismo le dinamiche teoriche alla base di scuole come la freudiana sono assolutamente fuori luogo . Gli assunti di base di questi approcci sono quanto di più lontano ci possa essere dalla logica, dal processo di pensiero, dall’emotività e dalla percezione autistica.

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Ma non basta: un valido percorso cognitivo comportamentale ad esempio, o anche un approccio farmacologico, non possono essere identici per una persona tipica o autistica. Ma questo pare che nessuno lo sappia ..

SoM: Grazie dott.ssa Di Biagio, mi auguro che le sue parole arrivino a quanti più professionisti e genitori impegnati a vario titolo in una relazione con un autistico. 

 LEGGI: 

DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO – AUTISMO – INTERVISTE –  LINGUAGGIO & COMUNICAZIONE  – GENITORIALITA’ – BAMBINI

 

APPROFONDIMENTO:

 

BIBLIOGRAFIA:

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  • Ilaria Cosimetti

    In quanto autrice dell’articolo difendo le credenziali della dott.ssa Di Biagio. Non avrei mai dato voce a una professionista che non reputo all’altezza di tale definizione. Credo che questa intervista susciti tanta curiosità perchè affronta il tema autismo da una prospettiva molto nuovo, soprattutto in Italia. è vero, l’autismo sano cioè fisiologico è una cosa e quello patologico un’altra e probabilmente la sig.ra Morigi (che ringrazio per il commento) ha un figlio con difficoltà tali da giustificare l’etichetta di disabile ma sono convinta che una migliore conoscenza dell’autismo fisiologico consentirebbe di aiutare gli autistici patologici con miglior efficacia e sicuramente spingerebbe la rete sociale che li circonda a maggiori compromessi con la neurodiversità. Spero davvero che vogliate approfondire il tema anche con il contributo dei lavori della dott.ssa Di Biagio che comunque non sta semplicemente esprimendo un’opinione personale.

  • Luisa Di Biagio

    “Si parla di
    “autistico sano”. Quindi esiste un “autistico malato”?”

    Sì .

    Esistono persone sane e persone in condizione patologica ,
    alcune dalla nascita altre a causa di eventi ambientali .

    La condizione fisiologica , cioè sana , e quella patologica ,
    cioè malata , interessano ogni tipo di persona e ovviamente ogni tipo di
    organizzazione neurologica .

    Vi sono condizioni patologiche ( = NON sane ) svincolate dal
    tipo di organizzazione neurologica ( esempio : Trisomia 21 ) , altre invece
    strettamente vincolate ad essa .

    Per farle capire le faccio un esempio utilizzando il genere e
    non l’organizzazione neurologica come argomento .

    Il genere maschile e femminile include persone in condizione
    sana e patologica .

    Alcune volte queste condizioni patologiche NON sono legate al
    genere ( esempio : trisomia 21 ) , altre volte sono vincolate al genere (
    esempio Sindrome XXX e sindrome XYY )

    Le condizioni patologiche legate ( vincolate ) al tipo di
    organizzazione neurologica sono , per quanto riguarda l’autismo , le condizioni
    severe , con autismo profondo , sistema sensoriale e percettivo raffinato fino
    al disfunzionale ( cioè eccessivamente , in modo non utile ) e spesso ritardo
    mentale anche severo .

    Difficile in questi
    quadri capire se l’eventuale ritardo mentale possa essere causato anche da elementi non legati all’autismo ( virus
    durante l’embriogenesi , tanto per fare un esempio )

    Le condizioni patologiche legate ( vincolate ) alla condizione
    tipica sono le psicosi , variamente manifeste in molte forme , da lievi a
    moderate a severe e innumerevoli forme di ritardo cognitivo che coinvolgono proprio le competenze tipiche .

    E chiaramente vi sono innumerevoli altre condizioni patologiche
    severissime che coinvolgono il sistema nervoso e che sono vincolate o
    svincolate al tipo di funzionamento .

    “c’è un
    portatore sano e uno in autismo conclamato?”

    Il portatore sano è un
    soggetto in grado di diffondere una patologia pur non manifestandone i sintomi
    . La risposta non può essere che : “NO” , non esistono portatori sani e
    conclamati nell’autismo”

    “Poi si parla di “autismo fisiologico”, cosa si intende? Come
    nella teoria della Mahler, autismo fisiologico come fase precoce dello sviluppo
    in cui il bambino è tutto rivolto al suo interno e ignora il mondo circostante?”

    Niente di tutto questo .

    L’autismo è una condizione fisiologica che , principalmente , è
    caratterizzata da un sistema sensoriale e percettivo più raffinato rispetto a
    quello della popolazione tipica . Da questa differenza derivano le innumerevoli
    conseguenze psicologiche e comportamentali tra la media della popolazione
    autistica fisiologica e quella tipica fisiologica .

    Si tende erroneamente a considerare “sano/fisiologico” solo un
    soggetto che rientri nel quadro diagnostico della popolazione tipica sana .
    Questo errore a monte ne genere altri “a cascata” , per cui , come prima
    conseguenza , tutti coloro che hanno organizzazione neurologica tipica come
    modello e patologia per cause diverse vengono considerati NON tipici e malati ,
    e anche tutti i non tipici sono considerati tali , persino quando non sono
    affatto malati .

    “Sono d’accordo,
    non bisogna addestrare il bambino autistico (o quello ad alto funzionamento?) a
    diventare un bambino “normale” con interessi “normali”.
    Insegnare al genitore a vedere il proprio bambino con le proprie particolarità
    e non una etichetta diagnostica.”

    In questa affermazione ci sono degli errori .

    Il primo è scrivere tra virgolette la parola normale .

    Normale indica qualcosa presente nella maggior parte della
    popolazione , senza attribuzione di qualità .

    L’attribuzione di qualità
    è causa di grandi equivoci .

    Il termine è usato come sinonimo di “giusto , corretto , sano ,
    accettabile , conveniente” e di contro il termine inverso rappresenta per
    convenzione tutto cioè che è “sbagliato , scorretto , inaccettabile , malato ,
    sconveniente” .

    Avere gli occhi azzurri NON è normale , solo il 6% della
    popolazione mondiale li ha , eppure non si pensa a questa caratteristica come a
    qualcosa di anormale , perché si tende a dare valore esclusivamente negativo al
    concetto di anormale .

    Inoltre è invece importantissimo effettuare valutazione e
    diagnosi . Solo la conoscenza della condizione neurologica di un bambino può
    permettere alla sua rete sociale di fornirgli gli strumenti necessari al suo
    sviluppo armonioso e sano .

    Questo vale per tutti i bambini , non solo i bambini autistici .

    L’associazione tra il concetto di
    diagnosi e quello di etichetta , intesa come marchio di infamia , è molto
    pericolosa .

    “Consiglia ai genitori di “farsi
    vedere”, a che pro?”

    Vivere sentendosi “sbagliati” mentre non lo si è drammatico in
    un modo tanto profondo che è davvero difficile descrivere .

    La diagnosi nell’adulto permette finalmente di rinascere a nuova
    vita , di apire e colloare nella corretta prospettiva l’intero passato ,
    riorganizzando il presente e il futuro inmodo funzionale e costruttivo .

    “forse non si rischia di colpevolizzarli?”

    Non riesco a trovare un motivo che sia uno ( singolo ) che possa
    portare a colpevolizzare un genitore dopo una diagnosi .

    “vogliamo tornare alla mamma frigorifero di kanner? Lo so che non è
    questo l’intento dell’autrice ma si rischia il fraintendimento.”

    Non riesco davvero a capire come la posizione scientifica
    attuale possa rischiare un fraintendimento simile . M vengono in mente poche
    cose di quanto scrivo che siano più lontane dalla teoria della “madre
    frigorifero”.

    Non colgo i collegamenti
    .

    “’cosiddette’
    neurotipiche (quanto detesto le etichette) e persone affette da vari disturbi
    dello spettro autistico.”

    Neurotipico non è una
    etichetta , come non lo è maschio o femmina . E Non si è affetti da disturbi
    dello spettro autistico .

    “Che la
    Dott.ssa Di Biagio pronunci con veemenza questa affermazione mi stupisce molto. Evidentemente è stata facilitata
    nella vita dall’utilizzo di un linguaggio appropriato, fluido e
    corrente………perchè non viene a trovarci? Nostro figlio ha 9 anni e non
    costruisce neanche una frase di 3 parole. Aggiungo che, dal momento che la
    Dott.ssa Di Biagio, sostiene di essere autistica (presumibilmente ad altissimo
    funzionamento o Asperger) e che i suoi testi siano QUANTO DI MEGLIO in
    circolazione attualmente……personalmente vorrei prendere visione del suo
    certificato di Diagnosi di Autismo in persona adulta…..altrimenti CHIUNQUE
    può ‘inventarsi’ una diagnosi per risultare ‘direttamente coinvolto’ quindi
    credibile (suscitando sentimenti di empatia e condivisione) e vendere milioni e
    bilioni di libri. Anche questa potrebbe quindi risultare un’operazione di
    speculazione sulle difficoltà altrui, cosa che la Dott.ssa di Biagio
    attribuisce ad altri professionisti suoi….’colleghi'(?). Quindi 1)
    verificherò su Internet chi è effettivamente questa Signora 2) spero di potermi
    effettivamente fidare (ricordiamoci che l’Italia è un Belpaese di ‘formaggioni’
    che, soprattutto sulla rete, si inventano titoloni di studio, masters ed
    esperienze lavorative a gogò……e puntano su ‘effetti speciali’ per stupire
    ed impressionare…….non potendo che contare su bugie e calcioni nel sedere,
    gente come Belsito, Giannino e tanti altri..per intenderci). Buona giornata,
    Pier Paolo Lipari, grazie per il tuo intervento. P.S. Perdonami il ‘tu’…….
    il Lei in ogni frase era troppo complicato.”

    La Dott.ssa Di Biagio ( io ) è autistica in condizione fisiologica , il
    suo bambino , stando a quanto scrive , potrebbe essere autistico in condizione
    patologica .

    Quanto sostengo resta valido a prescindere
    dalla mia diagnosi .

    Conosco ginecologi maschi eccellenti .

    Fare outing ha avuto prezzo sociale e
    professionale altissimo , i miei colleghi psicologi autistici si guardano bene
    dal seguire il mio esempio , e lo stesso brillanti medici , ingegneri ,
    architetti .

    La mia preparazione e il mio Cv sono
    facilmente reperibili , è questo che dovrebbe guardare , la formazione , non la
    condizione , di chi sta comunicando qualcosa di importante .

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