Una spietata e instancabile amorevolezza: Otto Kernberg e John Clarkin a Padova. 21-23 settembre 2011
L’occasione è ghiotta, Clarkin e Kernberg con la TFP (Transference Focused Psychotherapy) rappresentano il modello più evoluto, nell’ambito del mondo psicanalitico, per il trattamento dei disturbi gravi. La rilettura del DSM in chiave di alta e bassa intensità borderline, sembra clinicamente intrigante. Kernberg si presenta come la vecchia star, instancabile e pieno di illuminazioni cliniche. Clarkin, il sistematizzatore che si muove sullo sfondo con in mano la ricerca e la diffusione del modello. E’ sempre bello assistere alle sedute che portano con generosità.
Cosa del loro modello può essere realmente utile ad un cognitivista? Innanzitutto la capacità di monitorare, analizzare e gestire in modo fine la relazione con i pazienti. La cura degli aspetti della relazione è minuziosa. Nel mondo cognitivista questo aspetto è ancora di recente acquisizione, abbiamo da imparare. L’esperienza italiana sulla relazione con il paziente deve molto a Giovanni Liotti.
Poi il contratto, esplicito, netto, chiaro. Prima del contratto ci si concentra solo a capire quali siano i modelli relazionali disfunzionali principali, non si interpreta, non si interviene. Solo dopo il contratto si può lavorare all’interpretazione, ma all’interno di un quadro di setting protetto con le unghie e con i denti. Poi il coraggio di avere con i pazienti un assetto collaborativo di fondo ma la capacità di un confronto anche duro, con lo scopo di proteggere in ogni momento gli scopi strategici dell’intervento.
Note curiose: Kernberg nelle sedute chiede sempre al paziente: “cosa pensa?”, qualcuno nel pubblico gli chiede: “perché non ha chiesto anche cosa prova?” Kernberg risponde: “non mi piace chiedere cosa si prova (feelings) perche invito il paziente con questa domanda a un eccessivo allargamento dei significati e questo rende vaga la risposta, in fondo ogni volta che si prova qualcosa si pensa anche e quindi meglio andare sul preciso”. Questo è illuminante per noi cognitivisti che siamo spinti da tutte le parti a vergognarci di chiedere cosa pensi, come se fosse una naturale limitazione del campo di indagine, il segno di una scarsa attenzione alle emozioni. Un vecchio psicanalista ci insegna come essere nuovi cognitivisti.

Cosa mi manca nel modello Kernberg? Le indagini e gli interventi della TFP si svolgono essenzialmente nell’area delle relazioni oggettuali, l’io e l’altro e il rapporto tra loro. Rimane la fiducia tipicamente psicodinamica nell’idea che la comprensione dei movimenti relazionali che si giocano nel rapporto transferale e controtransferale, bastino e mettano in moto il cambiamento “di per sé”.
Manca allora la fatica (tipicamente cognitivista) a non limitarsi a svelare i conflitti ma aiutare il paziente a pensare, cercare, sperimentare le alternative anche concrete ai nodi patologici e ai comportamenti sintomatici.

Uomini e donne sono ugualmente collaborativi?
Anxiety disorders affect a range of individuals in marked and persistent ways. Unlike other clinical disorders (e.g. depression), anxiety disorders can begin to manifest themselves in early childhood, in some cases before a child is even ten years old. This is important as anxiety disorders not only have a profound and immediate impact on individuals’ quality of life, but for many, the disorder will run a chronic course. For instance, a study which examined 1,037 individuals’ mental health histories showed that 33% of those with a diagnosed anxiety disorder at age 32 also reported having an anxiety disorder in their early teenage years (Gregory et al. 2007).
E’ ormai ampiamente riconosciuto, in letteratura e nell’esperienza clinica, che uno stile di pensiero ripetitivo, pervasivo e orientato in senso negativo, sia non solo una reazione comune ad eventi stressanti, ma in alcuni casi una risposta addirittura automatica che tutti noi utilizziamo a fronte di situazioni percepite come minacciose, incerte, nuove o ambigue.
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Campagna o città? Questo è il problema: se sia meglio vivere in campagna, con animali e natura, oppure se vivere in città con un “mare” di palazzi e cemento.
Nella prima parte di questo articolo ho
È interessante notare come la concezione dell’attività mentale come architettura di scopi e credenze sia comune sia alla teoria cognitiva che alla teoria economica.
Emozioni e cultura: vale la pena parlarne a fronte dello scenario multiculturale che caratterizza la nostra quotidianità nell’era contemporanea, come a più riprese sottolinea Luigi Anolli nel suo ultimo libro “La sfida della mente multiculturale”.
È in questo contesto che si inserisce la proposta di un modello che parta da un nuovo punto di vista nell’analizzare questo sentimento. È questo l’obiettivo che si propone il Temporal Model of Loveproposto dalla dr.ssa Berscheid. Questo modello non cerca di descrivere i diversi tipi d’amore dandone una visione statica, una fotografia, ma li prende in considerazione da una prospettiva dinamica, analizzando come essi evolvano nel tempo. Così, secondo questo modello, l’amore amicale è sì costituito da profondo sentimento d’affetto, fiducia e condivisione d’interessi, ma queste componenti possono mutare e trasformarsi nel tempo per diventare un amore romantico o compassionevole.
