Il Perfezionismo e la Chimera del Genitore Perfetto
Cerchi di essere un genitore perfetto? Meglio sbagliare – Parte 2
Nella prima parte di questa serie ci eravamo lasciati con una domanda sull’ambiguità del genitore perfetto: in altre parole, è vero che cercare di essere perfetti è necessariamente positivo? Essere dei genitori perfetti equivale a essere anche dei bravi genitori?
Prima di provare a rispondere a queste domande, cerchiamo di chiarire il concetto di perfezionismo. Nel corso degli ultimi decenni le ricerche sul perfezionismo hanno occupato una fetta molto ampia di ambiti, dall’attaccamento alla personalità, dalla sana ambizione alla psicopatologia (e.g. Missildine, 1963; Pacht, 1984, Flett, Hewitt, & Dyck, 1989). Attualmente vi sono ancora discordanze sulla definizione di perfezionismo, dal gruppo di Oxford che lo descrive come un concetto unitario (Shafran et. al., 2001) a chi invece sostiene l’importanza di mantenere la multidimensionalità del costrutto (Tozzi et al., 2004; Sassaroli & Ruggiero, 2005).

Per i nostri scopi utilizzerò studi che si rifanno a quest’ultima prospettiva teorica e che hanno definito il perfezionismo come un tratto multidimensionale, caratterizzato da standard personali eccessivamente elevati e timore dell’errore (Frost et al., 1990). In quest’ottica significa che la persona perfezionista non solo cerca costantemente di raggiungere obiettivi notevolmente alti, ma giudica severamente il proprio comportamento anche in seguito a prestazioni eccellenti non tollerando errori e sbagli. Di fronte a questa definizione non è difficile comprendere come il perfezionismo sia collegato a diversi tipi di psicopatologia, tra cui i disturbi alimentari, depressione, ansia e disturbo ossessivo-compulsivo (Blatt, 1995).
Da questa prospettiva teorica si è sviluppato un modello transazionale integrativo sull’origine del perfezionismo, il quale prevede che le caratteristiche del bambino (come stile di attaccamento e temperamento), i fattori parentali (come lo stile genitoriale) e ambientali (come la relazione con i pari, l’ambiente scolastico e culturale ecc.) giochino contemporaneamente un ruolo importante nel suo sviluppo (Flett et. al., 2002).
Relativamente alla relazione tra stile genitoriale e perfezionismo prendiamo in esame uno studio condotto da Kyra Davies presso la facoltà di Psicologia della California State University. A 154 partecipanti è stato sottoposto il Frost Multidimensional Perfectionism Scale, insieme ad altre scale sulla relazione parentale e sul temperamento dei genitori.
Il modello elaborato da Frost suddivide il perfezionismo in 6 dimensioni:
-
Timore degli errori – misura le reazioni negative agli errori e il senso di fallimento provato.
-
Standard personali – valuta gli standard che ciascuno si dà.
-
Criticismo genitoriale e aspettative – misura le aspettative perfezioniste dei genitori nei confronti dei loro figli e il criticismo di fronte a prestazioni non perfette.
-
Dubbi sulle azioni – valuta come le persone si sentono riguardo alle decisioni che prendono e i dubbi che possono insorgere nel completamento di un compito.
-
Organizzazione/disciplina di sé – misura l’importanza attribuita all’ordine e all’organizzazione.
Avendo esposto questa premessa teorica necessaria per comprendere che cosa si intende per perfezionismo, la prossima settimana andremo a vedere nel dettaglio la relazione tra questo costrutto e lo stile genitoriale.
BIBLIOGRAFIA:
- Blatt, S. J. (1995). The destructiveness of perfectionism: Implications for the treatmetn of
- depression. American Psychologist, 50, 1003-1020.
- Flett, G. L., & Hewitt, P. L. (2002). Perfectionism and maladjustment: An overview of theoretical, definitional, and treatment issues. In G. L. Flett & P. L. Hewitt (Eds.), Perfectionism: Theory, research and treatment (pp. 5-31). Washington, DC: American Psychological Association.
- Flett, G. L., Hewitt, E L., & Dyck, D. (3. (1989). Self-oriented perfectionism, neuroticism, and anxiety. Personality and Individual Differences, 10, 731-735.
- Frost, R.O., Marten, P., Lahart, C. E Rosenblate, r. (1990). The dimension of perfectionism. Cognitive Therapy and Research, 14, 449-468.
- Missildine, W. H. (1963). Your inner child of the past. New York: Simon & Schuster.
- Pacht, A. R. (1984). Reflections on perfection. American Psychologist, 39, 386-390.
- Sassaroli, S., & Ruggiero, GM. (2005). The role of stress in the association between low self-esteem, perfectionism, and worry and eating disorders. Int J Eat Disord, 37: 135-141.
- Shafran, R., & Mansell, W., (2001). Perfectionism and psychopathology: a review of research and treatment. Clinical Psychology Review. 21(6): 879-906.
- Tozzi F et al. (2004). The structure of perfectionism: a twin study. Behavior Genetics, 34 (5): 483-494.

Per molti, ma non per tutti… con il nuovo anno in molti saranno tentati di ripromettersi una maggiore organizzazione, efficienza ed efficacia nei propri impegni quotidiani possibilmente senza procrastinazioni, rimuginii ed evitamenti.
Il natale incombe e tutti siamo pronti ad acquistare varie leccornie da mangiare durante le festività. Come fare a resistere a tutte quelle cose buonissime, dolcissime e ipercaloriche? E’ praticamente impossibile! Infatti, quando ci si vuole opporre all’eccesso di cibi fritti e grassi, scatta un meccanismo che rende il tutto più difficile.
Oltre ad essere un momento felice di condivisione degli affetti ed allegria per l’arrivo dell’Anno nuovo, spesso le Festività (Natale e Capodanno) possono essere un momento in cui le persone avvertono un senso di tristezza e lamentano di sentirsi giù. Queste sensazioni di tristezza sono reali, ma il più delle volte sono lievi e temporanee. In fin dei conti questi “umori festivi” non possono essere considerati come veri e propri sintomi di un quadro clinico di depressione. Quando le persone hanno un serio quadro clinico di depressione, d’altra parte, presentano diversi sintomi di cui hanno esperienza per la maggior parte della giornata, ogni giorno, per più di due settimane.
Numerosi studi presenti in letteratura hanno ormai dimostrato che gli individui affetti da schizofrenia mostrano significative difficoltà nell’esperire, nell’esprimere e talora nel percepire le emozioni. Con l’obiettivo di andare oltre il classico criterio dell’ “appiattimento emotivo” (blunted affect) utilizzato nella formulazione delle diagnosi di questi pazienti, alcuni ricercatori si sono occupati di capirne le motivazioni e i meccanismi sottostanti.
La realtà virtuale sta diventando sempre più presente nella nostra società, sia per l’influenza che esercita sull’umore e sul comportamento umano, sia per la risorsa che rappresenta, permettendo di sviluppare sempre nuove metodologie in ambiti quali la chirurgia, la medicina riabilitativa e non ultime la psicologia e la psicoterapia.
Ormai sono numerosi gli studi sull’efficacia della mindfulness e della meditazione nel trattamento di ansia, depressione, insonnia, dolore cronico e stress. Tuttavia molto spesso, anche se si conosce il razionale tecnico della pratica, si fatica ad applicarla con costanza… Ma come mai? Credo che possa essere interessante passare in rassegna gli ostacoli che si trovano nella quotidianità della pratica. Sicuramente tra le difficoltà più comuni troviamo: il rimuginio, la pigrizia, il torpore, la non motivazione (Pagliaro).
Nel discutere la memoria autobiografica, generalmente si fa riferimento al complesso di ricordi che una persona ha delle proprie esperienze di vita e si evidenzia l’importante questione legata all’individualità del soggetto attore del ricordo. Il modello teorico del Self Memory System (Conway et. al, 2004), ipotizza che le informazioni codificate e le esperienze vissute nell’arco della vita diverranno ricordi autobiografici solo se coerenti con il sistema di credenze del soggetto, in caso contrario, tali informazioni verranno dimenticate dall’individuo.
Symptoms associated with food avoidance or overeating varied considerably over time. In view of this historical variability, eating disorders apparently belong to those disorders whose features show a remarkable susceptibility over the span of centuries to prevailing economic and sociocultural conditions as well as to developing medical knowledge.