EFT-NOVEMBRE-2022

Eiaculazione precoce

L’eiaculazione precoce è un disturbo caratterizzato da perdita o assenza di controllo eiaculatorio, accompagnata spesso da difficoltà relazionali e stress

Eiaculazione precoce diagnosi cause e trattamento - Psicologia

Cos’è l’eiaculazione precoce?

Messaggio pubblicitario MASTER DSA L’eiaculazione precoce colpisce il 20-30% degli uomini costituendo la disfunzione sessuale più comune tra gli uomini; si tratta di un disturbo caratterizzato dalla perdita o dall’assenza di controllo eiaculatorio, accompagnata spesso da difficoltà interpersonali e stress (Patrick et al., 2005).

L’eiaculazione precoce primaria è una sindrome caratterizzata da un insieme di sintomi caratteristici, che includono un’eiaculazione rapida durante quasi ogni rapporto sessuale, in un tempo compreso tra 30 e 60 secondi nella maggior parte dei casi (80%) o tra 1 e 2 minuti (20%), con ogni o quasi ogni partner sessuale, e a partire dai primi rapporti sessuali. L’eiaculazione precoce acquisita consiste in un’eiaculazione rapida che insorge durante il percorso di vita, spesso a carattere situazionale, a fronte di precedenti esperienze eiaculatorie normali. (Waldinger, 1998; McMahon, 2002).

La diagnosi di eiaculazione precoce

Le tre caratteristiche che identificano l’eiaculazione precoce sono la ridotta latenza eiaculatoria, la mancanza di controllo e il disagio interpersonale.

L’eiaculazione precoce rientra tra le Disfunzioni sessuali nel DSM-5 ed è definita come una modalità persistente o ricorrente di eiaculazione, che si verifica durante i rapporti sessuali circa un minuto dopo la penetrazione vaginale e prima che l’individuo lo desideri. I sintomi devono essere stati presenti per circa sei mesi e devono essere provati in tutte o quasi tutte le occasioni di attività sessuali.

È possibile specificare poi tra:

  • permanente, se il disturbo è presente da quando l’individuo è diventato sessualmente attivo, e acquisita, se il disturbo inizia dopo un periodo di funzionamento sessuale relativamente normale;
  • generalizzata, se non è limitato a determinati tipi di stimolazione, situazioni o partner, e situazionale, se si verifica solo con determinati tipi di stimolazione, situazioni o partner;
  • lieve, quando l’eiaculazione si verifica entro circa 30-60 secondi dopo la penetrazione vaginale, moderata, quando l’eiaculazione si verifica entro circa 15-30 secondi dopo la penetrazione vaginale; grave, quando l’eiaculazione si verifica prima dell’attività sessuale, all’inizio dell’attività sessuale o entro 15 secondi circa dalla penetrazione vaginale.

Le cause dell’eiaculazione precoce

Storicamente ci sono stati diversi tentativi di spiegare le cause dell’eiaculazione precoce, attraverso teorie sia biologiche che psicologiche. Nel 1970 William Masters e Virginia Johnson, due sessuologi americani, hanno postulato che l’eiaculazione precoce sia il risultato di un comportamento appreso, rigettando il punto di vista psicoanalitico di Adler e quello psicosomatico di Schapiro. Gli autori sostenevano che l’eiaculazione rapida fosse collegata ai primi rapporti sessuali, in quanto esperienze iniziali connotate da rapidità ed ansia e potevano condizionare gli uomini ad eiaculare velocemente. Non sono stati tuttavia effettuati studi che abbiano messo a confronto le prime esperienze di condizionamento fra uomini con eiaculazione precoce e uomini senza il disturbo, per cui non si può sapere se le esperienze di condizionamento sono specifiche per gli uomini con eiaculazione precoce.

Nel 1998, Waldinger et al. hanno postulato che l’eiaculazione precoce primaria sia una disfunzione determinata neurobiologicamente e geneticamente. Waldinger ha quindi respinto le precedenti ipotesi psicologiche e comportamentiste riguardanti l’eziologia e la patogenesi della eiaculazione precoce primaria. Studi recenti suggeriscono che in alcuni uomini variazioni neurobiologiche e genetiche potrebbero contribuire all’eziopatologia dell’eiaculazione precoce primaria, e che tale condizione potrebbe essere mantenuta e aggravata da fattori psicologici e ambientali (Janssen et al., 2009).

L’eiaculazione precoce acquisita è dovuta generalmente ad ansia da prestazione sessuale, problemi psicologici o relazionali (Hartmann et al., 2005), disfunzione erettile (Laumann et al., 2005), ipertiroidismo (Carani et al., 2005) o ad astinenza e disintossicazione da farmaci prescritti o consumati a scopo ricreativo (Adson e Kotljar, 2003).

L’ansia è stata indicata come causa da diversi autori ed è tuttora comunemente considerata come una delle cause più probabili, nonostante l’evidenza empirica a supporto sia piuttosto scarsa. Diversi autori ipotizzano che l’ansia attivi il sistema nervoso simpatico e riduca la soglia di eiaculazione (Jern et al., 2009; Janssen et al., 2009).

Il vissuto emotivo dell’eiaculazione precoce

Messaggio pubblicitario La sofferenza del paziente con disturbo sessuale non si manifesta solo in relazione all’atto sessuale, ma anche nel tempo che lo precede e lo segue, influenzando l’immagine personale e suscitando emozioni di ansia, tristezza e rabbia.

L’ansia anticipatoria, o ansia da prestazione, svuota la sessualità del vissuto del piacere, impedisce di prestare attenzione a ciò che si sta provando spostandola sulla prestazione e sul suo esito.

Lavorando con i disturbi sessuali è importante considerare la rilevanza del distress percepito a livello somatico, emotivo, cognitivo, relazionale e comportamentale e l’impatto della disfunzione sessuale sulla qualità di vita della persona e della coppia.

Come curare l’eiaculazione precoce

Del 20-30% di uomini affetti da eiaculazione precoce, solo l’1-12% ha riferito di aver ricevuto trattamento (Patrick et al., 2005). Cercare un trattamento può rappresentare fonte di imbarazzo e le opzioni di trattamento potrebbero non essere chiare. Sono presenti forme di trattamento basate sui farmaci, sulla psicoterapia o su una combinazione delle due cose (Steggall, Fowler, & Pryce, 2008).

Rowland et al. (2010) affermano che una delle opzioni migliori sia quella di abbinare la terapia farmacologica a una psicoterapia, e che quest’ultima sia l’intervento d’elezione per le forme di eiaculazione precoce naturale e soggettiva.

La terapia cognitivo-comportamentale è uno degli approcci più utilizzati per il trattamento dei disturbi sessuali, e quindi anche per l’eiaculazione precoce (Mohammadi et al., 2013). Il trattamento di questo disturbo comprende tre componenti generali (Goldoni, 2018):

  • la componente educazionale, nella quale si affrontano argomenti come anatomia e fisiologia sessuale, orgasmo ed eiaculazione, ruolo dell’ansia, meccanismi di condizionamento e meccanismo di funzionamento dell’eiaculazione precoce. Viene generalmente condotta in presenza del/della partner;
  • la componente comportamentale, che comprende l’apprendimento e l’applicazione di tecniche come lo squeeze, lo start-stop e il rilassamento;
  • la componente cognitiva, che riguarda l’esplorazione e la modifica delle cognizioni che possono predisporre al disturbo, oltre che costituire fattori precipitanti e di mantenimento, come le credenze che generano ansia.

La componente educazionale può includere informazioni sulla prevalenza dell’eiaculazione precoce e sullo IELT medio (tempo di latenza eiaculatoria intravaginale, definito come il tempo che trascorre tra l’immissione intravaginale e l’inizio dell’eiaculazione) nella popolazione generale, al fine di correggere false credenze e miti legati al disturbo. Inoltre può comprendere informazioni riguardanti varie attività sessuali appaganti alternative al coito, in modo da estendere il repertorio sessuale della coppia, assieme a strategie per affrontare l’evitamento dell’attività sessuale e l’indisponibilità al dialogo con il/la partner relativo a tematiche sessuali. Queste strategie educative sono studiate per fornire motivazione al trattamento farmacologico, ridurre l’ansia da prestazione, e attuare una prima modifica degli schemi sessuali maladattivi.

Una delle tecniche comportamentali più utilizzate nel trattamento dell’eiaculazione precoce è quella dello squeeze, o compressione (Masters e Johnson, 1970). Durante l’autostimolazione, nel momento in cui l’eiaculazione sembra inevitabile, viene applicata una pressione sotto il glande attraverso il pollice, l’indice e il medio. Tale operazione inibisce l’eiaculazione e dovrebbe essere ripetuta diverse volte prima di lasciarsi andare all’orgasmo.

In un secondo momento può essere applicata durante la stimolazione da parte del/della partner. Rappresenta uno step nell’apprendimento del controllo eiaculatorio, che successivamente può essere ulteriormente affinato tramite la tecnica dello stop-start. Tale tecnica consiste nel fermarsi e ritirare il pene durante il coito, nel momento in cui l’uomo percepisce di essere prossimo all’eiaculazione e di non poter più controllare il riflesso eiaculatorio. Il rapporto viene ripreso quando sente di aver recuperato completamente il controllo.

Per quanto riguarda la componente cognitiva, le osservazioni cliniche e i modelli teorici enfatizzano l’importanza delle strutture cognitive centrali (schemi o credenze centrali) sui processi sessuali disfunzionali. Il modello cognitivo-affettivo di Barlow (1986) postula che l’interazione tra l’arousal del sistema nervoso autonomo (attivazione simpatica) e le interferenze cognitive svolga un ruolo centrale nel determinare risposte sessuali funzionali e disfunzionali.

Sbrocco e Barlow (1996) e Wiegel, Scepowski e Barlow (2007) hanno ulteriormente sviluppato il modello originale, affermando che la vulnerabilità degli schemi è una delle componenti principali implicate nelle disfunzioni sessuali. Ipotizzano che gli individui affetti da una disfunzione sessuale abbiano solitamente un insieme di credenze sessuali irrealistiche e inaccurate e assumano un atteggiamento rigido e inflessibile. Nel momento in cui questi standard di riferimento elevati e irrazionali non sono soddisfatti possono sorgere implicazioni personali catastrofiche, che facilitano lo sviluppo di una visione di sé negativa (self-schema negativo) e predispongono l’individuo allo sviluppo di difficoltà sessuali. La ristrutturazione di tali schemi negativi può portare a miglioramenti nelle disfunzioni, a un atteggiamento più positivo nei confronti del sesso, a maggiore piacere sessuale e a un miglioramento della relazione di coppia.

Bibliografia

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  • Barlow, D. H. (1986). Causes of sexual dysfunction: The role of anxiety and cognitive interference. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 54, 140–148.
  • Carani C, Isidori AM, et al. (2005). Multicenter study on the prevalence of sexual symptoms in male hypo- and hyperthyroid patients. J Clin Endocrinol Metab.;90:6472-6479.
  • Goldoni, A. (2018). Eiaculazione precoce: eziopatologia e trattamento cognitivo-comportamentale. State of Mind.
  • Hartmann U, Schedlowski M, et al. (2005). Cognitive amd partner-related factors in rapid ejaculation: differences between dysfunctional and functional men. World J Urol;10:10.
  • Janssen PK, Bakker SC, et al. (2009). Serotonin transporter promoter region (5-HTTLPR) polymorphism in associated with the intravaginal ejaculation latency time in Dutch men with lifelong premature ejaculation. J Sex Med.; 6:276-284.
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  • McMahon CG. (2002). Long term results of treatment of premature ejaculation with selective serotonin re-uptake inhibitors. Int J Impot Res.(Suppl.3):S19.
  • Masters W., Johnson V. (1970). Human sexual inadequacy. Boston: Little, Brown.
  • Mohammadi SD, Mohammadkhani P, Dolatshahi B, Dadkhah A (2013) Effectiveness of cognitive behavioral therapy on the signs, symptoms and clinical consequences of premature ejaculation. Japanese psychological research, 350-357.
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  • Sbrocco, T., & Barlow, D. H. (1996). Conceptualizing the cognitive component of sexual arousal: Implications for sexuality research and treatment. In P. M. Salkovskis (Ed.), Frontiers of cognitive therapy (pp. 419–449). New York: Guilford Press.
  • Waldinger MD. (1998). The neurobiological approach to premature ejaculation. J Urol.;168:2359-2367.
  • Wiegel, M., Scepkowski, L., & Barlow, D. (2007). Cognitive-affective processes in sexual arousal and sexual dysfunction. In E. Janssen (Ed.), The psychophysiology of sex (pp. 143–165). Bloomington: Indiana University Press.

 

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