Matteo Lancini: come cambia l’amore nelle nuove generazioni
Ci sarà ancora spazio per l’amore in futuro? E come lo vivremo o lo vivranno le future generazioni? Cosa è cambiato e che verso sta prendendo il cambiamento nei legami, la vita amorosa, la relazione con noi stessi, gli altri ed il mondo?
Questi i punti a mio avviso salienti su cui si sviluppa l’ultimo lavoro di Matteo Lancini dal titolo A volte ti amo. La rivoluzione nel mondo fragile delle nuove generazioni (2026).
L’autore offre un’attenta analisi da una prospettiva psicologica, sociale e culturale sui temi in oggetto. Paradossale forse nella nostra attuale società come, dopo aver messo l’amore al primo posto anche rispetto al tema matrimoni, sottolinea Matteo Lancini, ci si sposi sempre meno, si elogia l’amore ma si ritorni ad un immaturo amor proprio, che si manifesta in estrema fragilità ed insicurezza, specie tra i giovani e giovanissimi. Il legame solido e stabile sembra essere temuto come minaccia alla propria individualità, un’individualità che non nasce con i nostri ragazzi ma che siamo stati noi adulti a trasmettere sotto forma di vero e proprio culto.
Non si può pertanto parlare di amore e importanza di amare se non si insegna cosa significhi amare ed essere amati. Viviamo in un’epoca dove ci sono parole per tutto, ma tutte le parole forse stanno perdendo il loro significato.
Dipendenza affettiva, love bombing (bombardamendo d’amore), ghosting (indica l’interruzione brusca della relazione e di ogni forma di contatto e comunicazione), gaslighting ( forma di manipolazione psichica che consistente nel portare progressivamente il partner a dubitare dei suoi vissuti, pensieri e persino del suo esame di realtà), termini di cui le nuove generazioni conoscono il significato, che usano abbondantemente e, spesso, impropriamente.
Autonomia e dipendenza affettiva: perché abbiamo bisogno dell’altro?
“Devo pensare prima a me stesso/a”, diventa il mantra dei giovani. Al termine relazione spesso si sostituisce il termine frequentazione e se la permanenza supera una certa soglia temporale, si comincia sospettare una dipendenza affettiva.
Ma dipendere è un bisogno fisiologico umano.
L’autore nel libro A volte ti amo (2026) infatti ricorda come per natura ci sia nell’essere umano una tendenza a dipendere, e che questa di per sé non sia da demonizzare. La questione, quindi, non è semplicemente perché i giovani facciano fatica a innamorarsi, ma perché l’intimità sembri diventare sempre più rischiosa in una società che ci educa a essere autonomi, ma non sempre ci insegna a essere emotivamente dipendenti in modo sano.
Il problema non è l’autonomia in sé, naturalmente. È piuttosto l’idea che per essere autonomi non si debba avere bisogno di nessuno.
La maturità affettiva non consiste nell’eliminare il bisogno dell’altro, ma nell’imparare a riconoscerlo senza esserne sopraffatti. Significa riuscire a stare in una relazione senza annullarsi, ma anche senza pretendere che l’altro rimanga sempre ai margini della nostra vita per non turbare il nostro equilibrio.
Dall’amore romantico all’amore individualistico: come cambiano i legami
La relazione autentica richiede una competenza complessa: saper essere sé stessi insieme a qualcuno.
Continua ancora l’autore ad analizzare come siamo passati dall’amore romantico all’amore narcisistico, all’attuale tendenza di amore, se così si può dire, individualistico, dove l’altro/a diventa minaccia per la propria libertà, identità, individualità e fonte di sacrificio ed impegno, oppure di delusioni e ferite, a cui ci stiamo sempre più diseducando.
Non possiamo dunque non contemplare come anche i cambiamenti sociali e culturali abbiano cambiato il modo di vedere la relazione e le dinamiche amorose. Pensiamo all’emancipazione del ruolo delle donne, l’approccio alla maternità, il venire meno di punti di passaggio che segnino anche il divenire adulti ed avere una progettualità del futuro (come ad esempio lavorare, avere una casa, sposarsi e procreare), il cambiamento delle faglie tradizionali ecc.
Tali aspetti, magistralmente approfonditi nel testo A volte ti amo (2026) dall’autore, non sono riflessioni nostalgiche legate al motto “come si stava meglio quando si stava peggio”, ma è innegabile come donare ai giovani il mito della libertà a tutti costi, senza limiti, regole e coordinate possa disorientare smarrire, spaventare. E nella paura, per natura, l’essere umano o attacca o fugge.
“Il contesto adulto attuale ha promesso ai propri figli, e ai giovani in generale, di mettere al primo posto la vicinanza emotiva, l’ascolto e la loro felicità, senza poi di fatto riuscirci davvero e, in molti casi, senza nemmeno rendersene conto.” (p.57)
E per fortuna che esiste l’oracolo dell’IA (intelligenza artificiale), sempre disponibile per i nostri giovani, e non solo, che ascolta, non giudica, disponibile 24h su 24h, che riduce illusoriamente il senso di solitudine, che risponde e che consola
Matteo Lancini, sottolinea nella sua analisi dello stato dell’arte, come non sia utile affrontare i temi in termine di colpe e soprattutto puntare il dito solo verso le nuove generazioni oppure internet e l’era digitale, ma quanto invece sia utile recuperare la responsabilità in primis da parte di noi adulti.
Educare all’amore: il ruolo degli adulti nelle relazioni delle nuove generazioni
A volte ti amo (2026) è un testo utilmente scomodo, che diventa una lettura arricchente per gli addetti ai lavori e anche l’ampio pubblico, dove forse ognuno di noi può fare qualcosa, come ad esempio riprendere una quota di responsabilità. Se si desidera che l’amore non sia una specie in via di estinzione, forse noi adulti dobbiamo essere dei buoni modelli anche nelle diverse forme di amore, in questo caso anche nei confronti dei nostri figli e ragazzi. Occorre inoltre imparare ad accogliere e ascoltare i nostri giovani, per permettergli di sentire che il legame con l’altro può essere uno spazio di ascolto, un porto sicuro, dove ci si può scontrare ma anche comunque desiderare di ritrovarsi, dove ricordiamo che si può soffrire per amore ma si può superare un dolore, e che tutto ciò non ci minaccia ma ci arricchisce.