Il panico: tra pensieri e sensazioni fisiche
Avere un attacco di panico non è affatto un’esperienza piacevole. La persona vive l’attacco con un forte senso di disagio emotivo accompagnato da un’attivazione fisiologica intensa.
Una volta che si innesca un attacco di panico, si verifica un intenso susseguirsi di pensieri ansiosi, attenzione selettiva (il cosiddetto effetto tunnel) e segnali corporei che amplificano l’ansia fino a trasformarla in vero e proprio panico. Più o meno velocemente, la persona si sente sopraffatta dall’ansia, dal battito cardiaco accelerato, difficoltà a respirare, sudorazione intensa e così via. E durante questi episodi, l’interpretazione errata e catastrofica dei segnali corporei porta la persona verso un’unica direzione: morirò, sto per avere un infarto, sto perdendo il controllo, sto impazzendo. Con ulteriore peggioramento dei sintomi fisici ed emotivi.
4 caratteristiche comuni di un attacco di panico
Conoscere le caratteristiche che rendono tale un attacco di panico può essere di aiuto per ridurre e gestire gli episodi di panico.
Situazioni ed esperienze attivanti
Il panico non nasce dal nulla, ma generalmente vi sono specifiche situazioni che innescano i pensieri e i sintomi ansiosi. Molte persone vengono attivate da determinate situazioni o esperienze. Ad esempio, situazioni trigger possono essere spazi chiusi (come un ascensore o luoghi affollati), mezzi di trasporto, sensazioni di caldo e particolari situazioni sociali.
Anche nel caso in cui sembra che gli attacchi di panico si verifichino improvvisamente e senza preavviso, in realtà c’è sempre quanto meno un pensiero che fa da miccia attivante: ad esempio, un grande classico: “E se proprio ora dovessi avere il panico” ?
Attenzione selettiva e ipervigilanza sui sintomi fisici
Durante un attacco di panico la persona diviene ipervigilante rispetto ai sintomi corporei e alle sensazioni di attivazione fisiologica, che vengono vissuti non solo come fastidiosi, ma letteralmente come pericolosi e minacciosi. Di conseguenza, avendo l’attenzione costantemente focalizzata sullo stato fisico, la reazione di allerta innesca ulteriori sintomi fisici di iper-arousal (incremento battito cardiaco, frequenza respiratoria, pressione arteriosa, sudorazione, tensione muscolare, etc.)
Catastrofizzazione e interpretazione erronea
La catastrofizzazione rappresenta il vero ingrediente segreto e la chiave dell’insorgenza e del mantenimento dell’attacco di panico.
Nel contesto di un attacco di panico, i sintomi fisici vengono erroneamente interpretati come segnali di un pericolo gravissimo per l’incolumità della persona e/o per il suo senso di controllo: i pensieri catastrofici tipici includono “sto per avere un infarto”, “sto per morire”, “non riesco più a respirare”, “sto perdendo il controllo”, “sto per svenire”, “sto impazzendo”. In aggiunta, possono esservi pensieri secondari, sulla indisponibilità dell’altro come supporto e come aiuto “nessuno mi aiuterà”, “non posso fuggire da questa situazione”, oppure anche di timore del giudizio e di umiliazione “penseranno che sono inadeguata”.
Evitamenti e comportamenti di prevenzione della minaccia
L’evitamento è la principale strategia disfunzionale per tentare di tenere a bada la possibilità che insorga un attacco di panico. Misura estrema per prevenirne anche solo una remota possibilità, le persone scelgono di evitare le situazioni e le esperienze che potrebbero innescare l’ansia e di conseguenza il circolo del panico. Se è vero che nel breve termine l’evitamento o la fuga possono prevenire o ridurre l’ansia, nel medio e lungo termine la peggiorano.
Similmente, i comportamenti di prevenzione della minaccia sono comportamenti messi in atto per prevenire la catastrofe temuta.
Esempi sono il portarsi una bottiglietta di acqua per calmare l’ansia, sedersi sempre verso l’esterno al cinema per agevolare la fuga in caso di necessità; prima di recarsi in un luogo, informarsi sulla vicinanza di ospedali in caso di malore. Anche questi comportamenti sono disadattivi poiché non agevolano la promozione del senso di fiducia nella propria capacità di tollerare e regolare l’ansia e di disconfermare la catastrofe temuta.