Riportare il corpo al centro della Terapia Cognitivo Comportamentale
Il volume Far entrare il corpo nella Terapia Cognitivo Comportamentale (2025) di Antonella Montano — fondatrice dell’Istituto A.T. Beck di Roma e Caserta — e di Valentina Iadeluca — psicoterapeuta a indirizzo corporeo e prima Certified Hakomi Therapist italiana — propone un’operazione tutt’altro che scontata: restituire centralità al corpo all’interno di quella che, come ricorda Davide Dèttore nella prefazione, è stata per decenni una terapia progressivamente desomatizzata. L’obiettivo dichiarato è fornire al clinico TCC un apparato di strategie somatiche integrabili in modo organico con il modello beckiano.
Far entrare il corpo nella Terapia Cognitivo Comportamentale (2025): dalla teoria alle pratiche somatiche
Il libro Far entrare il corpo nella Terapia Cognitivo Comportamentale (2025) si articola in due parti. La prima, di natura teorica, raccoglie le ragioni scientifiche e culturali per cui la dimensione corporea va riconsiderata: la revisione della scissione mente-corpo di matrice cartesiana, i contributi di Damasio sull’embodiment cognitivo, la teoria polivagale di Porges, la memoria implicita come archivio somatico dei primi legami.
Il secondo capitolo affronta gli aspetti metodologici dell’intervento somatico: la sicurezza come prerequisito, il consenso informato, la mindfulness come dispositivo di rallentamento e di ascolto. La seconda parte, estesa e densamente operativa, presenta trentatré esercizi corredati da script dettagliati, organizzati attorno a tre nuclei — la baseline somatica e l’embodiment, il corpo come strumento di assessment, il corpo come contributo alla guarigione (respiro, grounding, movimento consapevole, confini, co-regolazione).
Far entrare il corpo nella Terapia Cognitivo Comportamentale (2025): il corpo come grammatica originaria dell’esperienza
Il pregio maggiore del testo Far entrare il corpo nella Terapia Cognitivo Comportamentale (2025) risiede nella sua natura di compagno di viaggio: ogni esercizio è declinato con precisione manualistica, senza sacrificare il razionale clinico. L’innesto proposto sulla concettualizzazione cognitiva di Judith Beck — l’inserimento, tra Emozioni e Comportamento, di un box dedicato alla Reazione Fisiologica — ha il merito della concretezza operativa. Ma è forse su un piano meno esplicitato che il volume coglie qualcosa di più profondo: riconoscere che il corpo non è soltanto correlato delle emozioni, bensì loro grammatica originaria, il luogo in cui il sentire prende forma prima di ogni articolazione cognitiva. Coltivare un vocabolario somatico fine non serve tanto a monitorare le emozioni quanto ad affinare quella granularità del sentire che è precondizione di una vita affettiva piena, più che obiettivo di correzione. Da qui anche la centralità giustamente attribuita alla co-regolazione: il corpo che apprende a sentirsi è sempre un corpo in relazione.
La scelta di rimanere entro la cornice beckiana, pur arricchendola, lascia intenzionalmente ai margini una domanda che il lettore più teoricamente curioso potrebbe voler porre: in che misura l’integrazione della dimensione somatica richieda non solo nuovi strumenti, ma anche un ripensamento dell’epistemologia dell’approccio. Il libro, del resto, non promette di risolverla — propone, con onestà operativa, di iniziare a farla abitare lo studio del terapeuta.