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La psicoterapia è efficace come i farmaci?

L'efficacia della psicoterapia viene spesso confrontata con l'efficacia dei trattamenti farmacologici in ambito psichiatrico e non. Cosa ne esce?

Di Giovanni Maria Ruggiero, Linda Confalonieri

Pubblicato il 24 Giu. 2024

Aggiornato il 03 Lug. 2024 18:20

Psicoterapia e trattamento medico di malattie fisiche a confronto

Quante volte ci è capitato di incappare in commenti, dubbi e scetticismo sull’utilità, validità ed efficacia dei trattamenti psicologici?

In queste situazioni, l’assunto implicito è che la medicina sia la scienza forte, dotata di farmaci efficaci realmente in grado di curare e guarire i disturbi fisici, mentre la psicoterapia qualcosa magari fa, ma rimane sullo sfondo, attorniata da diversi dubbi, perplessità e scetticismo in merito alla sua validità ed efficacia.

Anche nella letteratura scientifica, negli anni passati (Kirsch, 2010; Thombs, Jewett & Bassel, 2011; Greenberg, 2010) l’efficacia dei trattamenti psicoterapeutici e psicofarmacologici dei disturbi psichici ed emozionali è stata messa in dubbio varie volte. Alcuni autori suggerivano che l’efficacia dei trattamenti psicoterapici e psicofarmacologici per i disturbi mentali fosse minore dell’efficacia dei trattamenti medici per i disturbi fisici e organici e che, semmai, fossero solo gli psicofarmaci ad avere qualche effetto, evidenziando che l’efficacia della psicoterapia nel trattamento dei disturbi psichiatrici ed emozionali era minore di quella dei trattamenti psicofarmacologici.

La scienza tenta di rispondere: il confronto tra psicoterapia, psicofarmaci e farmaci di medicina generale

Allo scopo di dare una risposta a questi dubbi, da almeno trent’anni sono state effettuate revisioni sistematiche degli studi presenti in letteratura, estraendo ricerche dai database medici come Medline e Cochrane Library. Tra queste revisioni ritroviamo anche molte meta-analisi, cioè analisi che aggregano i dati sull’efficacia dei farmaci di medicina generale, degli psicofarmaci e della psicoterapia rispetto a condizioni di controllo per i comuni disturbi medici e psicopatologici-psichiatrici (si veda la bibliografia riportata a fine articolo per avere un’idea delle pubblicazioni più esaustive degli ultimi dieci anni).

Complessivamente i risultati hanno dimostrato, in risposta all’atteggiamento scettico sopra descritto, che gli psicofarmaci e la psicoterapia sono altrettanto efficaci nel trattare i disturbi psicologici. Questo confronto è confermato statisticamente nelle metanalisi che raccolgono i risultati di più studi. Inoltre, se la verifica dell’entità dell’effetto della psicoterapia fornisce un verdetto di parità, se guardiamo all’efficacia della psicoterapia rispetto a condizioni di controllo (placebo), questo risultato tende ad essere addirittura più significativo rispetto a quello degli psicofarmaci.

Stabilito che psicofarmaci e psicoterapie funzionano con pari efficacia, come escono le due classi di interventi “psico” (chiamiamoli così) dal confronto con lo standard dell’efficacia dei farmaci non psichiatrici, i rappresentanti della scienza “dura” non psicologica e/o non psichiatrica? In questo caso abbiamo a disposizione il confronto tra i farmaci non psichiatrici usati per curare i disturbi somatici organici e gli psicofarmaci, la cui sostanziale parità di efficacia ha la conferma rigorosa di una rassegna delle metanalisi comparative dell’efficacia dei farmaci psichiatrici e non psichiatrici (Putting the efficacy of psychiatric and general medicine medication into perspective: review of meta-analyses. The British Journal of Psychiatry, 200(2), 97-106.).

Riassumendo, se psicofarmaci e psicoterapie per la scienza statistica tra loro pari sono e altrettanto lo sono psicofarmaci e farmaci non psichiatrici, possiamo concludere che pari tra loro sono le tre classi di interventi che stiamo discutendo? Possiamo rispondere positivamente con la logica del buon senso ma dobbiamo premettere una dichiarazione di prudenza, perché per la verità, manca ancora la verifica definitiva che confronti i risultati delle tre classi di trattamenti in una singola metanalisi o, ancora meglio, in una rassegna di più metanalisi. Dobbiamo accontentarci del doppio confronto statistico tra farmaci non psichiatrici e psicofarmaci e di quello tra psicofarmaci e psicoterapie. D’altro canto, la conclusione che estende la parità al confronto a tre tra le classi di interventi è legittima e pragmaticamente affidabile, in attesa di un dato formalizzato.

È interessante notare che dagli studi emergono anche altri vantaggi non trascurabili della psicoterapia: i trattamenti psicoterapici presentano tassi di abbandono più bassi e monitoraggi di follow-up più prolungati nel tempo rispetto a quanto rilevato dagli studi di efficacia degli psicofarmaci e dei farmaci di medicina generale.

Ma quindi quanti pazienti migliorano o guariscono con psicoterapia, psicofarmaci e farmaci di medicina generale?

È legittimo cercare risposte semplici e immediate ad alcune domande: “Quanti pazienti stanno meglio dopo le cure ricevute per disturbi fisici e/o mentali?”.

Le ricerche non riportano un numero singolo di “guariti”, ma una risposta si può trovare in un indice statistico che è il valore dell’effect size. Questo indice misura la percentuale di pazienti curati che migliora in maniera significativamente maggiore rispetto a pazienti sottoposti a placebo (condizioni di controllo). Vediamo la risposta.

In riferimento alle tre le categorie di trattamenti considerati, ovvero psicoterapie, psicofarmaci e farmaci di medicina generale, l’indice di effect size oscilla attorno al valore di 0,5, indicando che le tre tipologie di trattamento assicurano mediamente un miglioramento significativo rispetto alle condizioni di controllo per il 69% dei pazienti (con oscillazioni che vanno dal 58% al 79%) (Huhn et al., 2014).
In termini ancora più immediati, su 10 persone in cura farmacologica, psicofarmacologica e/o psicoterapeutica, in media 7 miglioreranno in maniera significativa, nel caso peggiore ne miglioreranno almeno 6 e in quello migliore 8.
Insomma, la psicoterapia riesce a far star meglio in media 7 persone su 10 analogamente a quanto riescono a fare le psicofarmacoterapie per curare i disturbi psichici e le farmacoterapie di medicina generale per curare i disturbi fisici-organici.

Ribadiamo però, come già scritto sopra, che il confronto a tre tra le classi di interventi lo facciamo noi consultando i risultati dei vari studi, metanalisi e rassegne di metanalisi che hanno riportato i dati di efficacia di una delle tre classi di trattamenti oppure che, in alcuni casi, hanno confrontato tra loro due delle tre classi di trattamenti che stiamo discutendo, farmaci non psichiatrici e psicofarmaci oppure psicofarmaci e psicoterapie. Il confronto a tre è una nostra conclusione che però è legittima e affidabile in attesa di una verifica statistica definitiva.

Quale possibile integrazione tra psicoterapia e farmaci?

Stabilito che i pazienti traggono beneficio da tutte queste tipologie di terapia rispettivamente per le forme di malessere fisico e/o psichico, la ricerca contemporanea ormai tende a concentrarsi su come queste modalità possano essere integrate e combinate al meglio per massimizzare la sinergia, piuttosto che discutere sul vantaggio di usare un trattamento rispetto all’altro.

Inoltre, lo scetticismo verso le psicoterapie probabilmente trae origine dall’abbondanza di orientamenti, modalità di esercizio, formazione e aggiornamento dei professionisti che caratterizzano il mondo della psicoterapia, e verso cui le persone possono sentirsi disorientate, nel comprendere quale sia l’orientamento e la modalità più appropriata e adatta per le sofferenze che portano.

David Clark (Layard e Clark, 2014) ha evidenziato che i trattamenti psicologici di provata efficacia (evidence-based) sono pochi, e tra questi spicca la psicoterapia cognitivo comportamentale, indicata nelle linee guida NICE come trattamento di elezione per diversi disturbi psichici (Guy et al., 2012). Secondo Clark, la pratica psicoterapeutica affidabile dovrebbe essere attentamente e regolarmente monitorata per assicurarne una qualità efficace; tanto che ha messo a punto un programma specifico “Improving Access to Psychological Therapies” (IAPT) allo scopo di monitorare l’erogazione di una psicoterapia che possa essere il più possibile affidabile ed efficace.

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Giovanni Maria Ruggiero
Giovanni Maria Ruggiero

Direttore responsabile di State of Mind, Professore di Psicologia Culturale e Psicoterapia presso la Sigmund Freud University di Milano e Vienna, Direttore Ricerca Gruppo Studi Cognitivi

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