Psicoterapia dinamico-esperienziale (EDT): sentire le emozioni e superare le resistenze

Le terapie dinamico esperienziali si basano sui seguenti 4 aspetti: le emozioni rimosse, il ruolo del terapeuta, l'ansia inconscia e la brevità del percorso

ID Articolo: 194634 - Pubblicato il: 07 settembre 2022
Psicoterapia dinamico-esperienziale (EDT): sentire le emozioni e superare le resistenze
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Quanti di noi conoscono questo mondo, quanti vorrebbero approfondirlo? In questo articolo cercherò di fare una breve panoramica sui modelli terapeutici della psicoterapia dinamico esperienziale.

 

Cosa sono le terapie dinamico esperienziali?

Messaggio pubblicitario  In un contesto professionale saturo di specializzazioni e offerte formative molto variegate, che sembrano spesso strizzare l’occhio alle tendenze, vi sono ampie comunità professionali che si muovono con passo sommesso pur apportando alla materia contributi assolutamente significativi. I modelli di terapia dinamico esperienziale sono tra questi. Lo sviluppo, la ricerca e la formazione in questo approccio sono ormai da più di vent’anni spinti dalla International Experiential Dynamic Therapy Association (IEDTA).

Cerchiamo di capire insieme di cosa si tratta, partendo dal chiarire cosa si intende per terapie dinamico esperienziali. Per gli addetti ai lavori è chiaro che stiamo parlando di modelli che affondano le radici nel terreno concettuale delle terapie psicodinamiche ma, a differenza di approcci più classici, enfatizzano primariamente quattro principali aspetti.

Il focus sulle emozioni rimosse

Il primo, in assoluto il più importante, è il focus sull’esperienza viscerale delle emozioni rimosse. Questo è un aspetto radicale che induce diverse considerazioni. Possiamo definirli modelli focalizzati sulle emozioni, il che implica una visione dell’inconscio che prende forma a partire da esperienze intense e profonde di vissuti emotivi, che diviene obiettivo primario della terapia, sul quale solo in seconda istanza sviluppare una consapevolezza cognitiva e “pedagogica” del funzionamento interno del paziente (Davanloo, 1997). Tutti gli sforzi del terapeuta sono orientati quindi a facilitare l’esperienza emotiva muovendosi attraverso le difese del paziente e l’ansia inconscia. In secondo luogo lo spostamento dell’attenzione primariamente volta all’esperienza emotiva ha reso questi modelli integrabili all’interno di metodi terapeutici eterogenei. In effetti, in questi modelli, principi psicodinamici, aspetti delle più recenti terapie cognitivo-comportamentali ed elementi delle neuroscienze affettive, trovano un contenitore nel quale dialogare e contribuire reciprocamente allo sviluppo di una “scienza terapeutica”.

Il ruolo del terapeuta

Il secondo aspetto che concorre a caratterizzare l’approccio delle terapie dinamico esperienziali è il ruolo del terapeuta. Indubbiamente, a seconda del modello utilizzato, la posizione all’interno della relazione terapeutica cambia. In questo caso, vi è una significativa distanza dal mito della neutralità del terapeuta tipico degli approcci più classici, poiché ad esso viene attribuito un ruolo decisamente più attivo. Il terapeuta incoraggia costantemente il paziente ad affrontare i suoi sentimenti nel qui ed ora della relazione terapeutica, monitorando e avvalendosi dell’ansia inconscia per facilitare questo compito così complesso (Osimo, 2001). Anche questo aspetto apre a ulteriori questioni, la più importante delle quali è l’addestramento dello psicologo a leggere costantemente il momento esatto del processo nel quale si trova insieme al suo paziente; il fine è consentire interventi incisivi e mai casuali, anzi sempre meticolosamente coerenti con le risposte del paziente (Osimo, 2001). Ne consegue che la formazione diviene una parte complessa, infatti per essere efficace, sin dagli albori di questo approccio, nato dall’evoluzione dell’ISTDP (Intensive short-term dynamic pshychotherapy) di Davanloo, si è utilizzata la video registrazione della seduta, così che fosse possibile studiare empiricamente ciò che avviene nelle dinamiche relazionali terapeuta/paziente. Inoltre, l’esposizione a lavori registrati consente al terapeuta di superare le sue difficoltà e le sue resistenze e lo aiuta a saper far fronte agli intensi vissuti emotivi che spesso affiorano in seduta (Osimo, 2001). In ultima analisi, questo specifico aspetto della terapia dinamico esperienziale rende gli psicoterapeuti capaci di lavorare in maniera significativamente efficace nel transfert, evitando così l’instaurarsi della nevrosi da transfert e utilizzando in maniera chiara e precisa il proprio controtransfert.

Il lavoro sull’ansia inconscia e le difese

Messaggio pubblicitario  Il terzo aspetto che contraddistingue la terapia dinamico esperienziale è sicuramente il lavoro sull’ansia inconscia e le difese. È proprio in quest’ambito che si creano le diverse ramificazioni che danno origine ai diversi approcci di terapie dinamico esperienziali. Come accennato, le terapie dinamico esperienziali sono tutte nate dal lavoro di Habib Davanloo. Caratteristica del modello ISTDP era il lavoro sulle difese. Davanloo abbandonò il meticoloso approccio analitico di attesa della nevrosi di transfert, terreno necessario alla costruzione di perturbazioni per mezzo dell’interpretazione, per abbracciare un approccio più diretto e di confronto con la resistenza del paziente che concepisce in termini “masochistici” (Davanloo, 1997). Con l’utilizzo di interventi diretti, talvolta empatici, talvolta risoluti, invitava i pazienti ad abbandonare le proprie difese favorendo l’insorgere di emozioni transferali complesse, utilizzate in seconda istanza come ponte per un accesso diretto all’inconscio. Su questo specifico punto i suoi allievi hanno poi sviluppato diversi modi di affrontare l’ostacolo della resistenza, integrando diverse modalità di lavoro, da quelle più squisitamente empatiche della terapia umanistica Rogersiana, al lavoro sull’attaccamento, alla maieutica emozionale e la validazione delle difese nel passato. Potremmo sintetizzare asserendo che il “core” del lavoro con la terapia dinamico esperienziale è il raggiungimento del vero Sé della persona attraversando le difese che sono concepite non solo come mezzo per proteggersi da impulsi ed emozioni contrastanti legate ai traumi del passato, ma anche come aspetto auto-sabotante e ostacolo al cambiamento e alla vicinanza emotiva (Abbass, 2015). Altro aspetto comune rimane l’utilizzo dell’ansia inconscia come via maestra di accesso alle emozioni sepolte. La terapia dinamico esperienziale utilizza diverse tecniche di gestione e regolazione dell’ansia, alcune delle quali prese in prestito da altri approcci, tra cui quelli più squisitamente psicocorporei (Abbass, 2015).

La brevità del percorso nella terapia dinamico esperienziale

Questo modo di lavorare nasce dall’esigenza, ad oggi ancora molto sentita nel campo di tutte le psicoterapie e in particolar modo in quelle psicodinamiche, di ottenere tempi di trattamento più brevi. Il quarto aspetto che accomuna la terapia dinamico esperienziale è appunto la brevità dei percorsi terapeutici. Il lavoro pionieristico di Davanloo fu spinto da questa esigenza in un momento di grandi cambiamenti sociali (anni 60-80) e si è successivamente evoluto con il lavoro dei suoi allievi.

Atteggiamento attivo del terapeuta, attenzione alle emozioni, lavoro diretto sulle difese, sono gli ingredienti per consentire un rapido accesso ai contenuti inconsci, favorendo un rapido sollievo dai sintomi e profondi cambiamenti della struttura caratteriale.

I modelli di terapie dinamico esperienziali

Oggi tra i modelli EDT più conosciuti troviamo la ISTDP, AEDP, APT, PBD-E, i cui maggiori esponenti sono Allan Abbass, Jon Frederickson, Patricia Coughlin, Diana Fosha, Kristin Osborn, Ferruccio Osimo. Per chi fosse interessato nel poter vedere sessioni di questo modello di lavoro, presto l’Italia ospiterà a Venezia il più grande evento in quest’ambito: la conferenza internazionale nell’ambito della psicoterapia, il convegno della IEDTA (International experiential dynamic therapy association).

 

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Bibliografia

  • Abbass, A. (2015). Reaching through Resistance, advanced psychotherapy techniques. Seven leaves press.
  • Davanloo, H. (1997). Il terapeuta instancabile. La tecnica di psicoterapia dinamica breve. Franco Angeli edizioni.
  • Osimo, F. (2001). Parole, emozioni e videotape. Manuale di Psicoterapia Breve Dinamico-Esperienziale (PBD-E). Franco Angeli edizioni.
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