La Strange Situation

La Strange Situation Procedure è una procedura sperimentale che si svolge in un contesto non familiare, che sollecita il sistema di attaccamento infantile

ID Articolo: 194982 - Pubblicato il: 22 settembre 2022
La Strange Situation
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Sulla base dell’indagine osservazionale svolta attraverso la Strange Situation Procedure Mary Ainsworth definì e descrisse gli stili di attaccamento infantile: sicuro, insicuro evitante, insicuro ambivalente, insicuro disorganizzato.

 

Messaggio pubblicitario  Mary Ainsworth (1913-1999) fu una psicologa dello sviluppo che contribuì, assieme a Bowlby, alla concettualizzazione della teoria dell’attaccamento – teoria che mira a comprendere lo sviluppo affettivo del bambino e a studiare il legame affettivo ed emotivo che lo vincola profondamente alla persona che si prende maggiormente cura di lui fin dai primissimi mesi di vita –, consolidandone i fondamenti e le principali formulazioni teoriche, tra cui la motivazione all’esplorazione e la formazione della base sicura. Mary Ainsworth ampliò la teoria di Bowlby rendendo quantificabile il costrutto di attaccamento infantile e descrivendo gli stili di attaccamento, attraverso uno studio osservazionale di carattere sperimentale volto ad indagare il tipo di attaccamento in bambini molto piccoli, cioè la Strange Situation Procedure (SSP).

La struttura della Strange Situation

La Strange Situation Procedure è una procedura di carattere sperimentale che si svolge in un contesto non familiare, cioè un laboratorio di osservazione, composta da otto episodi dalla durata di 2/3 minuti ciascuno, per un totale di 30 minuti di osservazione. L’obiettivo che si prefigge è quello di sollecitare il sistema di attaccamento infantile, cioè sottoporre il bambino a una condizione di stress moderato ma crescente nel tempo, in risposta al quale il piccolo tende a mettere in atto comportamenti innati di ricerca di vicinanza affettiva e di contatto fisico materno; significativa è la presenza di un’estranea, invitata a prendere parte all’esperimento a partire dal terzo episodio, al fine di osservare anche la relazione con l’estraneo.

Gli otto episodi sono i seguenti:

  • 1° episodio: il bambino e il genitore vengono collocati in una stanza, in cui ci sono una sedia e dei giocattoli; il caregiver colloca il piccolo a terra, consentendogli di orientarsi nello spazio attorno a lui.
  • 2° episodio: il bambino comincia a prendere confidenza con l’ambiente circostante, ad adattarsi, ed eventualmente esplorarlo. Madre e bambino possono interagire o giocare assieme.
  • 3° episodio: il terzo episodio è significativo perché comincia la procedura sperimentale, dal momento che entra l’estranea; l’estranea interagisce con la figura di attaccamento e cerca poi di entrare in contatto col bambino. Lo scopo dell’osservazione sperimentale è valutare la reazione del bambino alla presenza dell’estraneo, il modo in cui utilizza il caregiver per valutare la situazione e se e come si lascia coinvolgere nell’interazione.
  • 4° episodio: il caregiver abbandona la stanza, separandosi dal bambino, che resta da solo con la figura estranea. Viene osservata la reazione del bambino alla presenza di potenziale disagio.
  • 5° episodio: il bambino si ricongiunge con la figura di attaccamento, mentre l’estranea lascia la stanza, e viene valutato il modo in cui il bambino si relaziona con il genitore al momento del ricongiungimento.
  • 6° episodio: il caregiver lascia di nuovo la stanza e il bambino resta da solo.
  • 7° episodio: l’estranea torna nella stanza; in questa fase della Strange Situation Procedure si indaga se e come il bambino utilizza l’estranea come figura affettiva sostitutiva.
  • 8° episodio: termina la procedura; il caregiver ricompare fermandosi sulla porta e aspettando che il bambino reagisca alla sua presenza.

Alcune variabili osservate durante la procedura sperimentale sono il tipo di risposta che il bambino mette in atto in presenza dell’estraneo, la reazione alla separazione e al ricongiungimento con il caregiver, la qualità del gioco e dell’esplorazione, e la funzione di base sicura che il caregiver svolge per il bambino, cioè l’equilibrio tra desiderio di vicinanza e desiderio di esplorazione.

Gli stili di attaccamento

Sulla base di questa indagine osservazionale, Mary Ainsworth definì e descrisse gli stili di attaccamento infantile:

  • Attaccamento di tipo B – Sicuro;
  • Attaccamento di tipo A – Insicuro/Evitante
  • Attaccamento di tipo C – Insicuro/Ambivalente o Ansioso-resistente
  • Attaccamento di tipo D – Disorganizzato (aggiunto in seguito assieme al contributo di Mary Main).

L’attaccamento sicuro

Durante la Strange Situazione Procedure i bambini con attaccamento sicuro utilizzano il caregiver come base sicura da cui partire per esplorare il mondo. Quando il caregiver è presente, manifestano vicinanza nei suoi confronti, sono accoglienti, sorridenti, interagiscono positivamente con la figura di riferimento, esplorano l’ambiente ed esaminano i giocattoli presenti. Quando il caregiver è assente, il bambino potrebbe protestare leggermente per la sua presenza e manifestare segnali di stress e disagio, ma, dopo essersi calmato, riprende tranquillamente a giocare, anche con l’estranea. Al ritorno della figura di attaccamento, si aggrappa a lei, è sorridente e si lascia consolare. Questa manifesta un comportamento non dissimile da quello del piccolo, essendo tipicamente sensibile alle richieste del bambino, disponibile e premurosa. Dal punto di vista dei Modelli Operativi Interni (MOI; cioè la rappresentazione mentale che il bambino si costruisce della relazione d’attaccamento con la figura di riferimento), il bambino percepisce se stesso come una figura degna di amore e affetto, il mondo come un posto accogliente, in cui è possibile esternalizzare sentimenti, bisogni ed emozioni, l’altro, e in particolar modo il caregiver, come figure disponibili e supportive.

L’attaccamento insicuro evitante

Messaggio pubblicitario  Durante la Strange Situation Procedure tendono ad evitare il caregiver, ad avere un ristretto numero di interazioni, manifestando segni di insicurezza. Quando il caregiver è presente, sono freddi e distanzianti, preferiscono esplorare l’ambiente circostante e non lo coinvolgono nelle loro attività. Quando il caregiver è assente, il piccolo non mostra segni di stress o disagio e manifesta la stessa indifferenza in presenza dell’estraneo. Al ricongiungimento con la figura di attaccamento, il piccolo la ignora, è indifferente, non la cerca con lo sguardo, né le si avvicina, ma continua a giocare. Il caregiver presenta un pattern comportamentale simile a quello del piccolo: non cerca il contatto con il piccolo, anzi ne è infastidito e tende a distanziarsi; la loro relazione si basa su sentimenti di sfiducia e rifiuto del contatto fisico.

Dal punto di vista dei MOI, il bambino pensa di essere una persona non degna di stima e affetto, il mondo è per lui un posto freddo e inospitale, a tratti ostile, in cui non c’è spazio per esprimere se stessi e i propri sentimenti, il caregiver e gli altri sono persone distaccate, che tendono ad allontanarsi e delle quali non è possibile fidarsi.

L’attaccamento insicuro ambivalente (o ansioso-resistente)

In presenza del caregiver gli si aggrappano saldamente ma al contempo gli resistono spingendolo via. Durante la Strange Situation Procedure, non esplorano quasi per nulla la stanza dei giochi e restano ancorati al caregiver, quando questo si assenta esternano il loro dolore attraverso un pianto molto intenso e inconsolabile e una manifestazione esagerata della loro emotività. Quando la figura di attaccamento torna, il bambino ostenta un comportamento contrario a quanto ci si aspetterebbe, cioè un comportamento incoerente e ambivalente: desiderano un forte contatto con il caregiver, ma al contempo sembrano arrabbiati con lui, lo respingono e rifiutano ogni tentativo di consolazione e conforto, oscillando in bilico tra il desiderio di calore umano e di vicinanza affettiva e un sentimento di forte rifiuto. Il caregiver è una figura incapace di sintonizzarsi con gli stati affettivi del bambino, ora presente ora assente, a seconda dei propri bisogni e manifesta un comportamento incoerente, imprevedibile.

Ciò si riflette anche nella rappresentazione mentale (MOI) che il bambino si costruisce di sé e del mondo: non crede di meritare stima e amore dagli altri, che gli appaiono parimenti imprevedibili nei comportamenti.

L’attaccamento insicuro disorganizzato

L’attaccamento insicuro disorganizzato è stato individuato tra il 1986 e il 1990 dalla psicologa Mary Main e si configura come il tipo di attaccamento più insicuro in assoluto, quello maggiormente correlato a forme di disregolazione emotiva e in generale alla psicopatologia. I bambini con attaccamento disorganizzato durante la Strange Situation Procedure appaiono confusi, disorientati e mettono in atto comportamenti strani, come dondolarsi o rimanere immobili, e sequenze disorganizzate di comportamento, inoltre spesso hanno una postura rigida e un’espressione del volto impaurita. Questi bambini vivono nel tormento di una profonda scissione tra il sistema di attaccamento, che li motiva a cercare la vicinanza affettiva con una figura di riferimento, e il sistema di difesa, che li porta ad immobilizzarsi di fronte a uno stimolo di pericolo. Il comportamento di attaccamento si disorganizza quando il genitore manifesta atteggiamenti minacciosi, abusanti, aggressivi o dissociati, oppure quando il genitore, mentre è impegnato nell’accudimento del figlio, reagisce con angoscia, rabbia o paura alla rievocazione involontaria di una personale memoria traumatica particolarmente carica a livello emotivo, e trasmette al figlio il medesimo spettro emotivo: in questi casi la persona che dovrebbe preoccuparsi del benessere e della cura del bambino è la stessa che gli infonde paura. Il bambino così si costruisce una rappresentazione del caregiver come una figura negativa, pericolosa, spesso abusante e persecutrice, della quale si sente vittima, ma al tempo stesso il caregiver rappresenta la sua salvezza, la sua fonte di protezione, il suo rifugio affettivo. Ne deriva una frammentazione delle rappresentazioni di sé con l’altro (o compartimentazione) e una percezione della realtà distorta e disgregata.

 

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Bibliografia

  • Santrock J. W., Psicologia dello sviluppo, McGraw-Hill, Milano, 2017
  • Ainsworth M, D.S., Blehar M.C., Waters E.e Walls S., (1978). Patterns of attachment: A psychological study of the strange situation. Lawrence Erlbaum Associates Publishers.
  • Bowlby, J. (1982). Costruzione e rottura dei legami affettivi. Raffaello Cortina Editore.
  • Bowlby, J. (1982). Attaccamento e perdita, Vol.3: la perdita della madre. Boringhieri.
  • Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina.
  • Bowlby, J. (1988): Dalla teoria dell’attaccamento alla psicopatologia dello sviluppo. Rivista di Psichiatria, 2.
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