La valutazione dell’attaccamento tramite la Strange Situation nell’autismo

Grzadzinski e colleghi (2014) hanno cercato di valutare l'attaccamento in bambini con autismo tramite una versione modificata della procedura originale.

ID Articolo: 194793 - Pubblicato il: 16 settembre 2022
La valutazione dell’attaccamento tramite la Strange Situation nell’autismo
Messaggio pubblicitario SFU 2022

Le difficoltà nei bambini con Disturbo dello Spettro Autistico influenzano il legame di attaccamento con la figura genitoriale, generando pattern di attaccamento sicuri meno frequentemente che nei bambini a sviluppo tipico.

 

Messaggio pubblicitario Quando si parla di legame di attaccamento si intende quel rapporto che si instaura nei primi anni di vita tra un bambino e la sua figura di riferimento, che può essere un genitore o un caregiver (ovvero chi si occupa della cura del minore). L’obiettivo di questo legame è ottenere o mantenere la prossimità e il contatto con questa figura, creando così una base di sicurezza da cui partire per esplorare il mondo, specialmente in presenza di condizioni stressanti (Ainsworth et al., 1978; Bowlby, 1969). Alcuni comportamenti attraverso i quali si manifesta il legame di attaccamento possono essere il pianto, il sorriso e l’aggrapparsi, insieme a una paura dell’estraneo nei bambini più piccoli, mentre nei bambini più grandi è osservabile attraverso la preferenza per un determinato caregiver e la percezione dello stesso come base sicura da cui tornare a seguito di comportamenti di esplorazione (Bowlby, 1969).

Attaccamento e Strange Situation

Il metodo per la valutazione di questo legame è il paradigma sperimentale denominato Strange Situation (Ainsworth e Bell, 1970), che tramite un susseguirsi di episodi di allontanamento e riavvicinamento alla figura materna, consente di osservare i comportamenti dei bambini per delineare il profilo di attaccamento.

Originariamente, attraverso questa procedura, sono state individuate tre tipologie di attaccamento: sicuro, insicuro-evitante e insicuro-ambivalente (Ainsworth, 1979).

Il primo sottotipo si forma qualora i bambini vedono la figura genitoriale come disponibile e responsiva e sono in grado di comunicare e regolare le emozioni; ricercano attivamente il caregiver e sono capaci anche di esplorare in autonomia, dopo aver mostrato il loro sconforto per la separazione.

Il secondo sottotipo è tipico di quei bambini che percepiscono il caregiver come poco responsivo e trascurante e che faticano dunque a comunicare le emozioni, poichè manca la sicurezza di ricevere una risposta; nella fase di riavvicinamento al caregiver evitano di avvicinarsi, lo ignorano o lo accolgono con una manifesta reazione di evitamento (per esempio voltandosi o distogliendo lo sguardo).

Infine, il terzo sottotipo si genera qualora il caregiver venga percepito a volte come responsivo, a volte come assente; si crea dunque un sentimento di angoscia nel momento della separazione dal genitore contraddistinta da un pianto inconsolabile e non c’è l’esplorazione dell’ambiente, nel momento della riunione con il caregiver manifestano aggressività, si tratta infatti di un pattern con fortemente ambivalente.

Successivamente, Main e Solomon (1986) hanno delineato un quarto profilo di attaccamento, denominato insicuro-disorganizzato, derivante da precoci esperienze di paura generate dal caregiver, che faranno maturare nel bambino un comportamento disorientato, di fuga ma anche di ricerca del genitore.

Attaccamento, autismo e Strange Situation

Messaggio pubblicitario Tipicamente, il legame di attaccamento si crea nei primi due anni di vita che, per i bambini con Disturbo dello Spettro Autistico (Autism Spectrum Disorder – ASD), sono coincidenti con il periodo in cui iniziano a manifestarsi i sintomi, come i deficit nello sviluppo della reciprocità e nel regolare le emozioni, aspetti fondamentali durante la valutazione dell’attaccamento (Landa, 2008; Zwaigenbaum et al., 2009). Questo potrebbe rendere più complesso misurare lo stile di attaccamento con il metodo tradizionale della Strange Situation; nonostante ciò, Grzadzinski e colleghi (2014) hanno cercato di valutarlo tramite una versione modificata della procedura originale.

Allo studio hanno preso parte 211 bambini dai 2 ai 3 anni, con diverse diagnosi oltre a quella di ASD (166 ASD e 45 tra disabilità intellettive, disturbi del linguaggio, ADHD e sindrome di Down) e 56 bambini a sviluppo tipico, di età inferiore per bilanciare lo sviluppo cognitivo, fattore di grande importanza nella valutazione dell’attaccamento.

I genitori sono stati intervistati in merito a deficit comunicativi e comportamentali dei loro figli, di questi ultimi è stato valutato lo stile di attaccamento attraverso una situazione di gioco semi-strutturata, abbinata a una versione modificata della Strange Situation. La versione modificata di tale procedura implica un minuto di gioco iniziale, in seguito al quale il genitore viene fatto uscire dalla stanza; qui si osserva la reazione del bambino che, qualora manifesti rabbia, viene fatto ricongiungere al genitore dopo 30 secondi. La procedura viene ripetuta per entrambi i genitori, nel caso fossero presenti.

Gli autori hanno ipotizzato che i bambini con diagnosi di autismo avrebbero mostrato meno comportamenti prosociali rispetto ai bimbi a sviluppo tipico. I risultati hanno confermato questa ipotesi.

Va però specificato che, nonostante i deficit nelle abilità sociali, sono state osservate similitudini in molti casi. Per esempio, anche in alcuni bambini con Disturbo dello Spettro Autistico era presente una ricerca di riavvicinamento al genitore, seppur meno frequente; ciò potrebbe far pensare che non sempre le loro peculiarità costituiscono un ostacolo all’instaurazione di un attaccamento con il genitore. Nel dettaglio, 179 tra i bambini con diagnosi di autismo hanno mostrato comportamenti prosociali in risposta all’allontanamento della madre e 55 bambini anche nel caso in cui era il padre a uscire dalla stanza. Tra i bambini a sviluppo tipico sono stati in 40 a rispondere all’allontanamento (solo dalla figura materna, con quella paterna non è stata effettuata l’osservazione), laddove nella stessa condizione sono stati 36 i bambini con Disturbo dello Spettro Autistico a manifestare una reazione simile. È necessario aggiungere che una parte dei partecipanti con autismo, nello specifico 42 bambini, non ha manifestato alcuna reazione durante il ricongiungimento.

Per concludere, l’esperimento messo in campo da Grzadzinski e colleghi ha mostrato che è possibile anche per coloro con difficoltà negli aspetti di reciprocità sociale manifestare comportamenti riconducibili ad un legame di attaccamento. Nonostante i risultati di questa ricerca siano incoraggianti per le similitudini riscontrate tra bambini con autismo e a sviluppo tipico, gli autori sottolineano l’importanza di studiare ulteriormente la relazione genitore-figlio relativa a bambini con diagnosi di disturbo dello spettro autistico.

 

Consigliato dalla redazione

Relazione madre-figlio: l’interdipendenza nel legame d'attaccamento

Relazione madre-figlio: l’interdipendenza nel legame d'attaccamento

Osservando l’ allattamento, il Transport Response e il pianto, si può notare come la relazione madre-figlio sia interdipendente e biologicamente basata

Bibliografia

  • Ainsworth, M. D. S. (1979). Infant-mother attachment. American Psychologist, 34 (10), 932-937.
  • Ainsworth, M. D. S., & Bell, S. M. (1970). Attachment, exploration, and separation: Illustrated by the behavior of one-year-olds in a strange situation. Child Development, 41 (1), 49-67.
  • Ainsworth, M. D. S., Blehar, M. C., Waters, E., & Wall, S. (1978). Patterns of attachment: A psychological study of the strange situation. Oxford: Lawrence Erlbaum.
  • Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss, vol. 1: Attachment. New York: Basic Books (tr. it. Attaccamento e perdita, vol. 1: L’attaccamento alla madre. Torino: Boringhieri, 1972).
  • Caprara, G. V., & Bonino, S. (Eds.). (2006). Il comportamento prosociale: aspetti individuali, familiari e sociali. Edizioni Erickson.
  • Grzadzinski, R. L., Luyster, R., Spencer, A. G., & Lord, C. (2014). Attachment in young children with Autism Spectrum Disorders: An examination of separation and reunion behaviors with both mothers and fathers. Autism, 18 (2), 85-96.
  • Landa, R.J. (2008). Diagnosis of autism spectrum disorders in the first 3 years of life. Nature Clinical Practice Neurology, 4, 138–147.
  • Main, M. & Hesse, E. (1990). Parents’ unresolved traumatic experiences are related to infant disorganized attachment status: is frightened and/or frightening parental behavior the linking mechanism? In Mark T. Greenberg, D. Cicchetti & E. M. Cummings (Eds.), Attachment in the preschool years: Theory, research and intervention (pp. 161-182). Chicago, IL: University of Chicago Press.
  • Main, M., & Solomon, J. (1986). Discovery of an insecure disorganized/disoriented attachment pattern. In T. B. Brazelton & M. W. Yogman (Eds.), Affective development in infancy (pp. 95-124). Westport: Ablex Publishing.
  • Newman, L. & Mares, S. (2007). Recent advances in the theories of and intervention with attachment disorders. Current Opinion in Psychiatry, 20 (4), 343-348.
  • Teague, S. J., Gray, K. M., Tonge, B. J., & Newman, L. K. (2017). Attachment in children with Autism Spectrum Disorder: A systematic review. Research in Autism Spectrum Disorders, 35, 35-50.
  • Zeanah, C.H.  & Smyke, A.T. (2008). Attachment disorders in family and social context. Infant Mental Health Journal, 29 (3), 219-233.
  • Zwaigenbaum, L., Bryson, S., Lord, C., et al. (2009). Clinical assessment and management of toddlers with suspected autism spectrum disorder: insights from studies of high-risk infants. Pediatrics, 123, 1383–1391.
State of Mind © 2011-2022 Riproduzione riservata.