Integrazione e inclusione dei bambini stranieri nelle scuole italiane

L'integrazione, e quindi l’inclusione sociale, linguistica e scolastica, di bambini stranieri è favorita anche dall’acquisizione della seconda lingua

ID Articolo: 192535 - Pubblicato il: 03 maggio 2022
Integrazione e inclusione dei bambini stranieri nelle scuole italiane
Messaggio pubblicitario SFU 2022

Supportare l’integrazione dei bambini migranti attraverso un buon supporto sociale può aiutarli in questa loro transizione di vita ed evitare lo sviluppo di disturbi psicologici.

 

Introduzione

Messaggio pubblicitario In letteratura è stata constatata, negli anni, la trasformazione dell’Italia da paese di emigrazione a paese di immigrazione, con in essa una quantità diversa di densità migratoria a seconda delle varie regioni e città, ma pur sempre presente. Per promuovere l’integrazione effettiva di bambini e adulti immigrati occorre garantire politiche mirate di inclusione, nei vari ambienti sociali. Nel caso dei primi anni di vita e di crescita, un ruolo chiave nel processo di inserimento sociale è svolto dalla scuola, una delle principali agenzie di formazione, la quale deve assicurare aule integrate ove vi sono più gruppi culturali insieme e seguire strategie atte a diminuire i tassi di abbandono scolastico di bambini migranti. Inoltre, essa deve tener conto delle storie di migrazione e delle biografie linguistiche differenziate possedute dai bambini stranieri attualmente presenti tra i banchi delle scuole italiane. La letteratura di riferimento conferma che l’inclusione sociale, linguistica e scolastica di minori stranieri è favorita da un’acquisizione della seconda lingua che inizia già nella fase prescolare. Pertanto, la promozione e l’inserimento dei bambini stranieri nella scuola dell’infanzia costituisce una delle misure che dà maggiori risultati positivi in questo contesto.

Aspetti psicologici

Vi sono alcuni aspetti psicologici legati alla possibile condizione di svantaggio socio-economico, linguistico e culturale dei bambini stranieri, la quale può riversarsi in difficoltà scolastiche e sociali per varie ragioni, quali ad esempio la difficoltà a comprendere la lingua, la paura sociale di essere considerati come estranei, il terrore di essere giudicati, la preoccupazione per le proprie capacità linguistiche e il timore che gli altri possano essere più capaci e abili.

Per tale ragione, è possibile che tali bambini sperimentino nel loro percorso ansia generale, sociale e linguistica.

Tutto questo può essere associato ad una mancanza di fiducia e ad un’identità non definita. Infatti, anche gli aspetti legati all’identità sociale si complicano nella situazione dei bambini stranieri in quanto loro devono identificarsi con il loro gruppo di origine e con quello nuovo presente nel contesto di arrivo. Tali problematicità possono sfociare in problemi psicologici e comportamentali.

Ricevere un buon supporto sociale può invece aiutare i bambini migranti in questa loro transizione di vita ed evitare lo sviluppo di disturbi psicologici. Gli stessi educatori ed insegnanti, sia della scuola materna che della scuola primaria, devono porre attenzione a questi aspetti e cercare di stimolare e coinvolgere il bambino, oltre a creare un ambiente positivo, affinché egli non sviluppi problemi di apprendimento o comportamentali.

Linguistica acquisizionale e interlingua

Le principali difficoltà con le quali devono scontrarsi i minori che arrivano in Italia da paesi stranieri sono la conoscenza e la comprensione della lingua italiana.

La complessità legata all’apprendimento di una lingua nuova, diversa da quella materna, è stata mostrata dagli studi di linguistica acquisizionale e la nozione di interlingua nasce proprio in rapporto agli sforzi di comunicazione verbale compiuti da colui che apprende una seconda lingua. È stato Selinker nel 1972 a dar vita alla teoria dell’interlingua, definendola come un sistema il cui obiettivo è rispettare delle regole, risultato da una grammatica mentale, cioè di un insieme di regole che possono essere ricondotte alla lingua materna (L1), alla lingua da apprendere (L2) e ai meccanismi mentali. Le ricerche condotte nell’ambito della linguistica acquisizionale hanno rivelato che, anche se vi sono percorsi di apprendimento vari e individuali, sussistono delle sequenze fisse di acquisizione, che sono obbligatorie per coloro che apprendono e devono essere seguite con lo stesso ordine, seppur in tempi alquanto differenti o con esiti finali più o meno avanzati. Infatti, gli esseri umani sin dalla loro nascita, hanno la capacità di apprendere una lingua, ma i metodi che consentono di giungere alla conoscenza di un dato sistema linguistico variano. Tale diversificazione dipende da fattori quali l’età, la natura dell’input e l’aver intrapreso il compito per la prima volta (acquisizione della prima lingua) o meno (acquisizione della seconda lingua). D’altronde, nonostante le strutture da acquisire siano complesse e gli input da ricevere siano piuttosto devianti, i bambini sono in grado di apprendere la lingua madre con un’evidente facilità e velocità, seppur la capacità di apprendere una seconda lingua non è esclusiva dei bambini, in quanto tale apprendimento è possibile durante ogni tappa della vita.

Acquisizione linguistica

Per quanto concerne l’acquisizione della prima lingua, quest’ultima è la lingua che ogni essere umano acquisisce a partire dalla nascita e permette lo sviluppo mentale ed emotivo. Nel caso di bambini o adolescenti stranieri risulta essere importante anche l’acquisizione della seconda lingua, che è “il processo mediante il quale le persone sviluppano la padronanza di un’altra lingua, straniera” (Richards et al., 1985, p. 252). Nel processo di apprendimento e di acquisizione di una seconda lingua, diviene indispensabile la grammatica interlingua, ossia l’uso delle regole grammaticali della lingua già appresa che si integrano con la nuova lingua. L’acquisizione della seconda lingua è influenzata da svariati fattori, tra cui la motivazione e il desiderio di imparare una lingua, l’età, l’intelligenza, l’attitudine, cioè l’abilità naturale posseduta nell’apprendere una nuova lingua e l’autostima; infatti, riguardo quest’ultima, è stato scoperto che se gli individui hanno una concezione positiva di sé e delle proprie capacità, impareranno più facilmente una seconda lingua.

Strategie per l’apprendimento didattico e metodi per imparare e arricchire il lessico

Messaggio pubblicitario Attualmente, una sfida importante per il sistema scolastico italiano, anche in seguito alla catastrofica guerra in corso in Ucraina in questi mesi del 2022 e al trasferimento in Italia di molteplici bambini e madri provenienti dalla nazione bellica, è proprio l’integrazione dei minori di cittadinanza straniera. Un momento considerevole di inizio dei percorsi didattici deve essere dedicato all’accoglienza dei bambini stranieri, anche attraverso canzoni danzanti e presentazioni pittoriche, saluti fatti di grandi sorrisi al fine di consentire un loro primo inserimento in un contesto nuovo. Questo può essere permesso dall’insegnamento del valore della diversità ai bambini italiani in un’ottica di accettazione dell’altro, dunque di integrazione, e dalla professionalità dei docenti o educatori. La scuola deve, in ogni momento, rappresentare il luogo dove le disuguaglianze esistenti si riducono e la socializzazione è consentita. Spesso i bambini stranieri, a causa delle condizioni economiche delle famiglie di origine, sono esposti ad una “povertà educativa”, ma la scuola può costituire per loro un’occasione di contatto con la cultura e le istituzioni del paese ospitante. Le figure professionali presenti a scuola, nella fase di acquisizione della seconda lingua, devono rispettare i tempi del bambino e dare lui gradatamente input linguistici che siano rilevanti. Oxford (1990) ha definito delle strategie di apprendimento linguistico, ovvero azioni specifiche e intenzionali attuate dagli alunni per far sì che diventino abili in una determinata lingua e che consentono di facilitare l’interiorizzazione, l’immagazzinamento, il recupero o l’uso delle nuove conoscenze linguistiche. Diversi studiosi hanno cercato di classificare le strategie di apprendimento linguistico, ma in generale vi è un accodo sul considerare tra strategie didattiche per l’apprendimento dell’italiano, come anche di altre lingue, il rispetto dei ritmi di apprendimento dell’alunno, facendo attenzione a non causare “affaticamento”, la capacità di diluire l’input linguistico, alternandolo con attività un po’ più semplici, l’imitazione ed infine, ma non per importanza, la pratica. Un’altra strategia che si configura molto efficace è quella del gioco, il quale crea un ambiente collaborativo e interattivo, stimola il bambino ad apprendere, garantisce elevati livelli di motivazione ad apprendere e fa sì che il bambino mantenga un’attenzione costante rispetto a ciò che sta facendo. Con il gioco, molto proposto nelle scuole materne e nelle strutture educative, il bambino può assimilare suoni e imparare un lessico. Nell’asilo nido e nella scuola dell’infanzia, la dimensione orale appare come una condizione rilevante della comunicazione e dello sviluppo del linguaggio e i bambini stranieri sono immersi in un ambiente pieno di input, che permette loro di realizzare sin da subito l’apprendimento della lingua, oltre che lo sviluppo dal punto di vista cognitivo. Per poter apprendere una nuova lingua, è necessario che i bambini abbiano del tempo settimanale a disposizione, anche qualche ora, due o tre volte a settimana, per narrare, ascoltare, imparare il nuovo vocabolario e comunicare con gli altri. Pertanto, è fondamentale che la scuola abbia uno spazio riservato alla narrazione e all’ascolto di storie e alla conversazione tra pari o tra un adulto e un bambino e che queste attività avvengano in modo tranquillo e sereno; ad esempio si possono proporre laboratori di lettura o scrittura, a seconda dell’età, durante i quali si fanno sedere i bambini tutti in cerchio. Per poter comunicare o decifrare un messaggio, assume rilievo anche la conoscenza del lessico, delle parole giuste da dire. Per tale ragione, a scuola si devono conoscere i metodi per arricchire il lessico, ossia denominare le cose, le persone e i luoghi presenti nelle situazioni comuni e trovare i sinonimi e contrari delle parole, ma anche i nomi derivati e alterati, o ancora indovinare cosa rappresenta quella determinata parola e a cosa serve. Per consentire al bambino di conoscere la dimensione temporale dei racconti o degli eventi sulla base del presente, passato o futuro, si fa spesso ricorso alla visualizzazione di album fotografici. Infine, affinché si migliori la pronuncia, che è uno degli aspetti più complessi, sono necessari parecchi anni e si devono ascoltare e ripetere parole o frasi più volte. Per questo scopo si può far ascoltare al piccolo delle canzoni, filastrocche o poesie all’inizio molto corte. Il tempo che l’insegnante dedica al bambino per dargli input linguistici e il contesto in cui viene vissuta l’esperienza fanno la differenza. Per quanto concerne il fattore tempo, è importante che l’avvicinamento alla lingua da apprendere sia ampio e continuativo e che si verifichi attraverso interventi brevi, ma fatti con costanza. A questi elementi si aggiunge poi la predisposizione dell’apprendente relativamente ai fattori di personalità, temperamentali e caratteriali.

Mantenimento della lingua e cultura di origine

Importante può diventare per i bambini stranieri anche mantenere un riferimento con la propria cultura e lingua di origine, soprattutto quando quest’ultima è già stata acquisita. Spesso, infatti, l’arrivo in una nuova nazione e la graduale acquisizione della lingua parlata in essa, può far dimenticare quasi del tutto la lingua appresa nel proprio ambiente natale. Se la lingua madre viene parlata con i propri genitori e fratelli, essa viene mantenuta maggiormente, ma questo non sempre avviene. Per tale motivo, la scuola può attivare percorsi didattici finalizzati alla valorizzazione di culture differenti e alla presentazione delle abitudini quotidiane della cultura d’origine dei bambini stranieri presenti nelle aule. Soprattutto, il mantenimento della lingua materna consentirebbe al bambino straniero di avere una conoscenza bilingue, o in alcuni casi plurilingue, molto utile nei contesti lavorativi in futuro. Un aspetto legato al plurilinguismo è quello del dialetto locale da inserire nel repertorio linguistico. Gli stranieri nati in Italia lo hanno sentito maggiormente e lo fanno proprio nel corso degli anni, ma può divenire importante ai fini dell’inclusione sociale insegnarlo anche a coloro che in Italia ci arrivano in un’età più tardiva. Ovviamente i cittadini stranieri possiedono una diversità linguistica a seconda della loro provenienza geografica. La scuola italiana, quindi, deve sviluppare un plurilinguismo equilibrato, analizzando il vissuto linguistico di tutti i bambini, al fine di potenziare lo sviluppo delle abilità relative alle due lingue durante le varie attività, scolastiche ed extrascolastiche.

Conclusioni

Nel contesto attuale, i bambini presenti nelle classi italiane provengono da tutte le parti del mondo. La scuola, negli ultimi anni, rappresenta perciò un contesto educativo multiculturale e plurilingue. Essa deve permettere ai bambini stranieri una buona integrazione e una positiva inclusione attraverso la proposta di strategie didattiche e metodologie anche innovative. I bambini stranieri, ma anche quelli italiani, attraverso lo sviluppo di una competenza bilingue precoce, possono crearsi scenari e prospettive di vita inedite, ma questo è favorito dal supporto sociale ricevuto durante l’apprendimento delle lingue, che possono offrire agenzie formative attente ai bisogni di tutti i bambini.

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