EFT-NOVEMBRE-2022

Tratti di personalità associati al consumo eccessivo di alcol

Impulsività e ansia sembrano essere due caratteristiche di personalità particolarmente comuni nelle persone che fanno un consumo di alcol eccessivo

ID Articolo: 192156 - Pubblicato il: 14 aprile 2022
Tratti di personalità associati al consumo eccessivo di alcol
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L’esperimento di Satchell e colleghi (2019) si focalizza sui tratti della personalità associati al consumo eccessivo di alcol, per consentire una migliore identificazione dei soggetti a rischio e lo sviluppo di strumenti efficaci per intervenire in modo tempestivo e mirato.

 

Messaggio pubblicitario MASTER DSA Il disturbo da uso di alcol è comune in quanto la prevalenza in un anno, negli Stati Uniti, è stimata intorno al 4,6% negli individui tra i 12 e i 17 anni e all’8,5% negli adulti dai 18 anni in su (APA, 2013). I tassi sono maggiori negli uomini (12,4%) rispetto alle donne (4,9%) e la prevalenza diminuisce nella mezza età, mentre aumenta tra i 18 e i 29 anni (16,2%; APA, 2013).

Consumo di alcol e psicopatia

Nonostante la maggior parte delle ricerche su alcolismo e psicopatia utilizzino campioni forensi e non generali, Hemphill e colleghi (1994) hanno scoperto che la psicopatia clinica è correlata a intossicazione da alcol in giovane età, mentre Sylvers e colleghi (2011) hanno osservato come gli studenti universitari con punteggi elevati nei tratti impulsivi avessero maggiori probabilità di impegnarsi in un consumo intenso e continuativo (Satchell et al., 2019). Lo studio di Kazemi e colleghi (2014), insieme a quello di Read e O’Connor (2006) ha evidenziato come l’impulsività sia un tratto di personalità positivamente correlato al consumo di alcol in un campione di studenti americani.

Le tre dimensioni associate alla psicopatia, ovvero la Meschinità (mancanza di empatia, insensibilità), la Disinibizione (mancanza di autocontrollo, impulsività) e l’Audacia (tolleranza al pericolo, impavidità, bassa ansia) sono state oggetto di studio per comprendere i sintomi internalizzanti e la sintomatologia “nevrotica” (Satchell et al., 2019). L’elevata audacia, ad esempio, sembra essere un fattore protettivo per quelle persone che mostrano distacco emotivo; mentre la disinibizione risulta associata a disturbi internalizzanti (come ansia e depressione), probabilmente dovuti proprio all’insoddisfazione verso la propria condotta disinibita (Oerback et al., 2019). Anker e colleghi (2017) hanno evidenziato come i disturbi internalizzanti siano associati a loro volta all’abuso di alcol; si può ipotizzare quindi come la disinibizione e la disregolazione emotiva nei soggetti psicopatologici trovi soluzione nell’audacia, vista in questo caso come fattore protettivo contro l’abuso di sostanze alcoliche (Satchell et al., 2019).

Possiamo quindi ipotizzare che i disturbi da uso di sostanze possano essere predetti da bassi livelli di audacia e da alti livelli di disinibizione, in quanto sul piano neuroscientifico è stata individuata un’attivazione nel cingolo anteriore e nel giro frontale medio, con un conseguente autocontrollo scarso da parte del soggetto (Satchell et al., 2019).

I tratti di personalità associati al consumo di alcol

L’esperimento di Satchell e colleghi (2019) si focalizza sui tratti della personalità associati al consumo eccessivo di alcol, con il fine di consentire una migliore identificazione dei soggetti a rischio e lo sviluppo di strumenti efficaci per intervenire tempestivamente, in modo maggiormente mirato. Gli autori ipotizzano che due possibili predittori siano i tratti dell’impulsività e dell’ansia. Il campione è composto da 349 partecipanti (di cui 232 donne) reclutati online attraverso la somministrazione di un sondaggio su Qualtrics.

Messaggio pubblicitario I partecipanti selezionati hanno compilato due questionari per indagare la personalità: il Reinforcement Sensitivity Theory of Personality (RST-PQ; Corr & Cooper, 2016) ha 65 elementi e si focalizza sui tre tratti del sistema comportamentale, cioè “approccio” (BAS), “inibizione comportamentale” (BIS) e “attacco-fuga-freezing” (FFFS). Un alto indice di FFFS indica una maggiore possibilità di recepire informazioni sconosciute come potenzialmente dannose, un indice di BIS elevato è correlato ad una maggiore preoccupazione, ansia, ruminazione e indecisione (avvicinamento e/o evitamento) verso stimoli nuovi nel mondo, infine un’elevata evidenza del tratto BAS suggerisce l’interesse a nuove esperienze, nonché una maggiore reattività a ricompense minime. La Triarchic Psychopathy Personality (TriPM; Patrick, 2010) riporta i tre tratti utili a riflettere la psicopatia, come audacia, meschinità e disinibizione. Tale test, a cui bisogna rispondere affermativamente o negativamente come per l’RST-PQ, è stato precedentemente validato in campioni comunitari, quindi è un questionario adatto al campione di questa ricerca. La percezione delle conseguenze negative derivanti dai comportamenti messi in atto è stata misurata dal Cognitive Appraisal of Risky Events (CARE; Fromme, Katz & Rivet, 1997), mentre il consumo di alcol è stato misurato con l’AUDIT (Saunders et al., 1993).

I risultati dello studio sono in linea con le ipotesi degli autori, in quanto i tratti di impulsività e ansia sono correlati al consumo problematico di alcol: la disinibizione di TriPM e i tratti di personalità ansiosi della RST sono infatti associati a punteggi maggior all’AUDIT e dunque alla scala che misura il consumo di alcol. 

Sebbene gli autori abbiano fatto ulteriore luce sui tratti di personalità legati al consumo di alcol, utili da conoscere a fine diagnostico, preventivo e psicoterapico, future ricerche potrebbero approfondire ulteriormente il legame tra tratti di personalità e consumo di alcol e, magari, estendere l’indagine anche sulla percezione da parte degli individui degli aspetti positivi e negativi legati al bere, ponendo maggiore attenzione sui processi metacognitivi.

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Bibliografia

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  • Kazemi, D. M., Flowers, C., Shou, Q., Levine, M. J., & Van Horn, K. R. (2014). Personality risk for alcohol consequences. Journal of Psychosocial Nursing and Mental Health Services, 52(7), 38- 45. doi.org/10.3928/02793695-20140310-01.
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