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Strutture di personalità e alcol: possono i disturbi di personalità mantenere e alimentare il disturbo da uso di alcol compromettendone i trattamenti?

Qual è l'impatto dei disturbi di personalità e dei tratti di personalità sul trattamento del disturbo da uso di alcol? Una ricerca approfondisce il tema

ID Articolo: 185109 - Pubblicato il: 13 maggio 2021
Strutture di personalità e alcol: possono i disturbi di personalità mantenere e alimentare il disturbo da uso di alcol compromettendone i trattamenti?
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Le persone affette da disturbo da uso di alcol (ing. Alcohol Use Disorder, AUD), possono essere bevitori a rischio, bevitori eccessivi, o alcoldipendenti.

 

Messaggio pubblicitario Tutte e tre queste condizioni, affinché siano tali, producono disagio, determinando danni alla salute psicofisica propria e/o di altri individui, conflitti interpersonali, problemi legali, o conseguenze sociali negative, come la mancata osservazione di obblighi di famiglia, lavoro o scuola. Tra i sintomi che caratterizzano questo disturbo, troviamo: assunzione di alcol in quantità maggiori o per periodi prolungati rispetto a quanto previsto; desiderio di ridurre o controllare le bevute; molto tempo speso in attività necessarie a procurarsi, assumere, e riprendersi dalla sostanza; forte desiderio di alcol; uso ricorrente di alcolici che causa fallimento nell’adempimento dei principali obblighi quotidiani; uso continuativo nonostante la presenza di problemi sociali o interpersonali; abbandono o riduzione di attività sociali, lavorative o ricreative; uso ricorrente di alcol in situazioni nelle quali è fisicamente pericoloso; uso continuato nonostante la consapevolezza di un problema fisico o psicologico; tolleranza; astinenza (American Psychiatric Association [APA], 2013).

L’AUD comporta quindi una condizione cronica invalidante, che spesso contribuisce significativamente al carico globale di altre psicopatologie che possono presentarsi in concomitanza con esso (Rehm et al., 2009). Nonostante le campagne diffuse per prevenire e gestire l’AUD, i tassi di prevalenza non sono diminuiti nella maggior parte dei paesi del mondo. Ad esempio, recenti dati relativi alla popolazione statunitense hanno portato esperti del settore a descrivere questa come una crisi di salute pubblica (Grant et al., 2017). Ciò è alimentato dalla reperibilità dei prodotti, infatti il consumo totale di alcol e i tassi di AUD sono fortemente influenzati da pubblicità, prezzo e disponibilità degli alcolici (Babor, 2010).

Un primo passo per gestire la diffusione dell’uso problematico di alcol è osservare da cosa esso è scaturito e mantenuto. Per comprendere quali cause innescano e mantengono questa tipologia di disturbo, è importante volgere lo sguardo ai fattori individuali caratteristici del bevitore, ponendo particolare attenzione alle strutture di personalità. L’alcolismo e la personalità hanno una storia comune che risale al Diagnostic and Statistical Manual-I, prima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, in cui l’alcolismo era definito come un sottotipo di disturbo sociopatico della personalità, oggi definito disturbo di personalità antisociale (APA, 2013; Sellman et al., 2014). Tuttavia, studiando l’alcolismo, diventato più prominente durante il 20° secolo, gli scienziati hanno eliminato l’idea di alcoholic personality (lett. personalità alcolica). Al suo posto, è stato proposto un modello consistente in una sindrome multidimensionale mediatizzata, la cui caratteristica principale era la perdita del controllo volitivo sul bere. Recentemente, l’attenzione si è invece concentrata sulla ricerca dei profili di personalità delle persone con AUD, concettualizzando l’interazione tra problemi di personalità, tratti, e uso problematico dell’alcol.

Nella loro review, Newton-Howes e Foulds hanno esaminato le prove esistenti sulla comorbilità tra disturbi di personalità e AUD, ponendo particolare attenzione ai recenti sviluppi nella comprensione dell’impatto della personalità sul trattamento dell’AUD (Newton-Howes & Foulds, 2018). A tal fine, la revisione presa in analisi considera l’effetto delle variabili di personalità sugli esiti del bere. Il team di scienziati ha quindi scelto di realizzare una ricerca sull’argomento con lo scopo di fornire una panoramica aggiornata della recente letteratura scientifica che esaminasse l’impatto del disturbo di personalità e dei tratti di personalità sull’esito del trattamento degli AUD.

I risultati dello studio hanno evidenziato una significativa comorbilità tra disturbo di personalità e AUD, che si è avvicinata al 50%. Inoltre, secondo le evidenze, i pazienti con AUD e un disturbo di personalità in comorbilità hanno sostanzialmente più probabilità di bere durante giorno e meno probabilità di rimanere in cura per trattare il disturbo da uso di alcol (Newton-Howes & Foulds, 2018). Da questi primi dati si può evincere che, come ipotizzato in precedenza, i soggetti con uso problematico di alcol tendono a presentare disturbi di personalità, i quali alimentano e mantengono l’AUD e compromettono la buona riuscita dei trattamenti.

Messaggio pubblicitario Ulteriori risultati della ricerca in questione hanno evidenziato come la ricaduta nel bere fosse più comune nei pazienti con punteggi alti nella dimensione di personalità del novelty seeking, che indica un’alta ricerca della novità, e basse reward dependence e persistence, ovvero dipendenza dalla ricompensa e persistenza (Cloninger, Svrakic, & Przybeck, 1993; Newton-Howes & Foulds, 2018). La ricerca della novità è considerata come una spiccata tendenza a stati allegri ed euforici, tipicamente alta in soggetti portati a sperimentare un forte eccitamento in caso di stimoli nuovi e inaspettati, e in soggetti tendenti all’esplorazione, all’evitamento della routine e della monotonia, all’impulsività nelle decisioni, e alla bassa resistenza in caso di persistenti frustrazioni. Osservando le caratteristiche di questa dimensione della personalità, è possibile notare come queste siano in linea con i tratti che caratterizzano il bevitore patologico, nonché che possano predisporlo a mantenere il disturbo e a compromettere la buona riuscita delle terapie.

In conclusione, dalla revisione di Newton-Howes e Foulds è emerso che sia il disturbo di personalità, sia una maggiore attitudine alla ricerca di novità, hanno un impatto negativo sull’esito del trattamento dell’AUD. Pertanto, poiché il disturbo di personalità è comune nelle persone con disturbo da uso di alcol, è auspicabile che i clinici che si occupano di questi soggetti svolgano uno screening per i disturbi di personalità, sia per il disturbo in sé, sia per la dimensione della ricerca di novità. Indagare le strutture di personalità dei pazienti con AUD può quindi essere un importante passo nel lavoro terapeutico incentrato sulla cura di questo tipo di problematiche.

 

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Bibliografia

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC: Author.
  • Babor, T. (2010), Alcohol: no ordinary commodity: research and public policy. Oxford University Press; 2010.
  • Cloninger, C. R., Svrakic, D. M., & Przybeck, T. R. (1993). A psychobiological model of temperament and character. Archives of general psychiatry, 50(12), 975–990. https://doi.org/10.1001/archpsyc.1993.01820240059008
  • Grant, B. F., Chou, S. P., Saha, T. D., Pickering, R. P., Kerridge, B. T., Ruan, W. J., Huang, B., Jung, J., Zhang, H., Fan, A., & Hasin, D. S. (2017). Prevalence of 12-Month Alcohol Use, High-Risk Drinking, and DSM-IV Alcohol Use Disorder in the United States, 2001-2002 to 2012-2013: Results From the National Epidemiologic Survey on Alcohol and Related Conditions. JAMA psychiatry, 74(9), 911–923. https://doi.org/10.1001/jamapsychiatry.2017.2161
  • Newton-Howes, G., & Foulds, J. (2018). Personality disorder and treatment outcome in alcohol use disorder. Current opinion in psychiatry, 31(1), 50–56. https://doi.org/10.1097/YCO.0000000000000375
  • Rehm, J., Mathers, C., Popova, S., Thavorncharoensap, M., Teerawattananon, Y., & Patra, J. (2009). Global burden of disease and injury and economic cost attributable to alcohol use and alcohol-use disorders. Lancet (London, England), 373(9682), 2223–2233. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(09)60746-7
  • Sellman, J. D., Foulds, J. A., Adamson, S. J., Todd, F. C., & Deering, D. E. (2014). DSM-5 alcoholism: A 60-year perspective. The Australian and New Zealand journal of psychiatry, 48(6), 507–511. https://doi.org/10.1177/0004867414532849
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