“Ma tu hai copiato?”: disonestà accademica, personalità e desiderio di realizzarsi

Cosa porta gli studenti a copiare durante gli esami? Qual è la relazione tra personalità, motivazione, autoefficacia e disonestà accademica?

ID Articolo: 191640 - Pubblicato il: 23 marzo 2022
“Ma tu hai copiato?”: disonestà accademica, personalità e desiderio di realizzarsi
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I metodi di prevenzione alla disonestà accademica convenzionali raramente affrontano le differenze nella personalità e nelle motivazioni accademiche degli studenti, che possono essere correlate alla tendenza a imbrogliare.

 

Gli studenti copiano durante gli esami?

Messaggio pubblicitario ‘Mi passi il compito?’, ‘Ma tu hai copiato?’ sono domande che probabilmente scatenano il disagio di molti. Questa è una reazione normale, considerando che la maggior parte delle persone non ama l’idea che qualcuno imbrogli, plagi, menta o sia ingannevole. La frequenza della disonestà accademica riportata nella ricerca fa emergere la natura globale di questo fenomeno. Per esempio, il 57,3% degli studenti universitari in Canada ha permesso a un altro studente di copiare il proprio lavoro (Ternes et al., 2019). Allo stesso modo, il 61% degli studenti in Svezia ha copiato materiale per il lavoro del corso da un libro o altra pubblicazione senza riconoscere la fonte (Trost, 2009). Lavorare insieme su un compito quando dovrebbe essere completato individualmente è stato riferito dal 53% degli studenti di quattro diverse università australiane (Brimble, Stevenson-Clarke, 2005), e copiare dal foglio di qualcuno negli esami almeno una volta è stato fatto dal 36% degli studenti di quattro università tedesche (Patrzek et al., 2014). I sistemi di prevenzione della disonestà accademica esistenti includono l’uso di punizioni e supervisione, informare gli studenti sulle differenze tra azioni accademiche oneste e disoneste, l’adozione di codici d’onore universitari e l’insegnamento su come scrivere documenti e condurre ricerche correttamente (Owens, White, 2013). Anche se questi metodi portano ad una riduzione della disonestà accademica, ottengono solo un impatto limitato sugli atteggiamenti verso l’imbroglio (Roig, Marks, 2006). Le possibili ragioni di queste difficoltà includono il fatto che i metodi di prevenzione convenzionali raramente affrontano le differenze nella personalità e nelle motivazioni accademiche degli studenti, che possono essere correlate alla tendenza a imbrogliare.

Quali tratti di personalità sono legati alla disonestà accademica?

Indagare le relazioni tra personalità, motivazione, autoefficacia e disonestà accademica è stato lo scopo dello studio di Baran e Jonason (2020). Gli autori hanno scelto di focalizzarsi sulla psicopatia, in quanto include la tendenza a essere impulsivi, a impegnarsi nella ricerca di sensazioni e la resistenza allo stress, tutte caratteristiche associate alla disonestà accademica (Ternes et al, 2019).

Nel suddetto studio sono stati coinvolti 390 studenti e residenti polacchi, mediamente ventitreenni.

Gli studenti che hanno compilato i questionari online, provenivano dalle facoltà di scienze sociali, umanistiche, scientifiche e tecnologiche, di legge ed amministrazione e di medicina.

Per valutare la psicopatia è stato utilizzato il TriPM-41(Pilch et al.,2015), ovvero la versione polacca del Triarchic Psychopathy Measure (Patrick et al., 2009). Gli items sono stati sommati per creare tre sottoscale: disinibizione (es. item ‘Mi cimento nelle cose senza pensare’) meschinità (es. item ‘Non provo troppa simpatia per le persone’) ed audacia (es item. ‘Sono nato/a leader’).

Il raggiungimento degli obiettivi è stato valutato con la versione polacca del Achievement Goals Questionnaire-Revised (Elliot & Murayama, 2008), un questionario composto da items simili a ‘Il mio obiettivo è essere più performante rispetto agli altri studenti’. Gli items di questa scala sono stati sommati per calcolare gli indici di padronanza e di performance legati al raggiungimento degli obiettivi. Per misurare i livelli di autorealizzazione è stata utilizzata la traduzione polacca della New General Self-Efficacy Scale (Chen et al.,2001) (es. item ‘Anche quando ciò che devo fare risulta difficile, riesco ad essere performante’), mentre per misurare i livelli di disonestà accademica è stata utilizzata la Academic Dishonesty Scale (Sanecka & Baran, 2015), un questionario composto da 16 esempi di comportamenti accademicamente scorretti (es. ‘Usare i bigliettini’, ‘Falsificare la bibliografia’). Per quanto riguarda l’ultima scala citata, i partecipanti dovevano assegnare un punteggio da 0 (mai) a 4 (sempre) per indicare la frequenza con cui avessero messo in atto determinati comportamenti durante il loro percorso scolastico.

Disonestà accademica, meschinità e disinibizione

Dai risultati del presente studio è emerso che gli studenti con livelli più alti di disonestà accademica avevano anche livelli elevati di meschinità e disinibizione, ma non di audacia.

Messaggio pubblicitario Per quanto concerne la meschinità, questa relazione potrebbe indicare una propensione alla disonestà derivante da una mancanza di paura che porta ad un minore impatto del rischio percepito di essere scoperti a barare. In altre parole, questa forma di sensazionalismo comporta l’adozione di comportamenti distruttivi indipendentemente dalle possibili conseguenze negative di tali azioni, ed una propensione a sfruttare il lavoro di altri studenti per superare gli esami.

Nello specifico l’associazione tra disinibizione e disonestà accademica potrebbe derivare da problemi di autocontrollo e dall’incapacità di prevedere le possibili conseguenze negative dell’imbroglio. Al contrario, la mancata correlazione tra audacia e disonestà accademica potrebbe indicare che, anche se gli studenti audaci possono affrontare con successo situazioni stressanti e hanno alti livelli di ricerca delle sensazioni, queste caratteristiche non sono in relazione con la tendenza a barare nel contesto accademico. A tal proposito, è bene sottolineare che lo ‘psicopatico di successo’ può essere caratterizzato da audacia ma non da comportamenti antisociali e, tra le diverse sfumature della psicopatia, la disinibizione si afferma come il predittore più forte di disonestà accademica.

I dati sull’orientamento agli obiettivi di padronanza hanno evidenziato che, senza una buona motivazione ad acquisire conoscenze, gli studenti possono imbrogliare per raggiungere obiettivi accademici indipendentemente dall’equità o dalle conseguenze delle loro azioni.

Infine, è emerso che l’autoefficacia può fungere da moderatore sulla disonestà accademica, ciò significa che gli studenti disinibiti che hanno un alto senso di autoefficacia percepita in merito alla capacità di controllare le proprie possibilità di successo o fallimento, potrebbero essere in grado di superare la tendenza ad imbrogliare risultante dalla loro personalità caratterizzata da alta impulsività e bassa motivazione.

Studi futuri potrebbero adottare un approccio longitudinale per cogliere dal primo anno di studi fino alla conclusione del percorso accademico in modo più solido l’influenza della personalità, degli obiettivi di conseguimento e dell’autoefficacia sulla disonestà accademica degli studenti.

 

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