EFT-NOVEMBRE-2022

GDR (giochi di ruolo): quando la fantasia aiuta la realtà

Attraverso i giochi di ruolo è possibile sperimentarsi in ruoli differenti e potenziare abilità come il problem solving e la risoluzione dei conflitti

ID Articolo: 191049 - Pubblicato il: 28 febbraio 2022
GDR (giochi di ruolo): quando la fantasia aiuta la realtà
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Negli ultimi anni si è riscoperto un tipo di gioco che per molto tempo è rimasto sconosciuto ai più o, nel caso entrasse nella conversazione, è stato sempre visto come una sorta di perdita di tempo fino anche a divenire oggetto di vera e propria demonizzazione: il Gioco di Ruolo.

 

Messaggio pubblicitario MASTER DSA Probabilmente questo termine è maggiormente familiare alla comunità videoludica in varie declinazioni, ma è anche conosciuto da un’ampia fetta della popolazione che ne ha fatto esperienza attraverso film che solitamente rappresentavano un gruppo di ragazzi (identificati come nerd) che giocavano chiusi in una stanza, fomentando lo stereotipo di ragazzo socialmente impacciato ed escluso dal mondo che lo circonda, che si rifugia in questo mondo fantastico dove poter essere un valoroso cavaliere o un potente mago. Ma è davvero tutto così semplice? Davvero i giochi di ruolo sono da relegare ad un gruppo di nerd chiusi in una stanza a fantasticare su mondi irreali e fantastici? Non è possibile che ci sia altro di più profondo e complesso?

Perché proprio il GDR da tavolo?

Il termine GDR sta per Gioco Di Ruolo, ossia un gioco in cui i personaggi interpretano un ruolo fingendo di essere qualcun altro. Esistono vari tipi di Giochi Di Ruolo: i Giochi Di Ruolo cartacei prevedono che i giocatori si riuniscano intorno ad un tavolo utilizzando carta, matita e dadi, i Giochi Di Ruolo online sono giocati tramite chat o su forum, i Giochi Di Ruolo per console si giocano tramite console o PC e possono essere giocati da soli o in modalità multigiocatore online, i Giochi Di Ruolo dal vivo prevedono che i giocatori indossino costumi e interpretino realmente un ruolo prendendo la forma di una rappresentazione teatrale. Partendo dal presupposto che i Giochi Di Ruolo in generale richiedono una certa immedesimazione ed utilizzo dell’immaginazione, vorrei parlare dei Giochi Di Ruolo cartacei in quanto presentano delle caratteristiche peculiari rispetto agli altri. Primo, permettono una maggiore libertà rispetto ad esempio ai Giochi Di Ruolo per console o PC poiché questi sono essenzialmente dei giochi in cui, nonostante sia permessa una certa dose di libertà, questa è comunque vincolata al fatto che il gioco è programmato e definito da chi ha creato il gioco. Secondo, permettono l’interazione faccia a faccia con gli altri giocatori rispetto ai Giochi Di Ruolo giocati tramite chat o forum, anche se è comunque possibile che anche i Giochi Di Ruolo cartacei siano giocati a distanza tramite PC (ma quasi sicuramente il gioco si svolgerà con l’utilizzo di webcam comunicando faccia a faccia). Terzo, anche se i Giochi Di Ruolo cartacei condividono con i Giochi Di Ruolo dal vivo i primi due aspetti sottolineati, i Giochi Di Ruolo cartacei richiedono meno risorse per essere attuati non prevedendo la necessità di costumi, di oggetti o di un luogo adatto allo svolgimento del gioco, permettendo un maggiore livello di immaginazione poiché non c’è alcun appiglio al mondo reale da utilizzare per definire le caratteristiche fisiche dei personaggi, i luoghi o gli eventi che si stanno vivendo, lasciando la totale libertà ai giocatori di utilizzare il teatro della mente. Quindi i Giochi Di Ruolo cartacei permettono l’interazione faccia a faccia, sono più facili da mettere in atto e sono molto più adattabili alle risorse materiali dei giocatori (d’altronde bastano un tavolo, dei dadi, carta e matita e la voglia di giocare).

Sperimentarsi in ruoli differenti

Il gioco di ruolo permette di sperimentarsi in ruoli differenti, scelti dal giocatore all’interno del gruppo, che in qualche modo vengono convalidati dal gruppo stesso. Quindi non solo il giocatore ha la libertà di scegliere un ruolo che non viene imposto dall’esterno, come può accadere in contesti di vita reale, ma ha anche la certezza che questo ruolo sia riconosciuto, accettato e convalidato da tutto il gruppo. Questa libertà di scelta permette di sperimentarsi in ruoli differenti e che nella vita reale non potrebbero essere ricoperti o per ragioni legate alla persona o perché quel ruolo è già ricoperto da un’altra persona all’interno del gruppo. Naturalmente ricoprire un determinato ruolo porta a dover mettere in atto le skills e le competenze tipiche di quel ruolo, a ragionare secondo modalità concordanti con quel ruolo e comportarsi di conseguenza. E questa è una grande opportunità di apprendere, di conseguenza, le skills, le competenze e le modalità comportamentali e di ragionamento in linea con il ruolo ricoperto, con la possibilità di trasferire tutto questo al di fuori del tavolo da gioco. Questo può portare anche ad una scoperta per quanto riguarda ciò che si pensava di sapere su sé stessi, svelando aspetti nuovi di sé che altrimenti sarebbero rimasti celati.

Sviluppare un senso di autoefficacia e realizzazione

Riuscire a ricoprire il ruolo che si è scelto porta il giocatore a sperimentare un senso di autoefficacia che può aiutare la motivazione e l’autostima, stati probabilmente difficilmente o per nulla sperimentati nella vita quotidiana. I successi e le vittorie che si ottengono nel gioco possono aiutare a sperimentare un senso di autoefficacia, non solo per quando riguarda la ricompensa immediata che il personaggio ottiene attraverso le sue azioni, ma anche per la soddisfazione derivante dalla riuscita dei piani e dei progetti che il giocatore, con le sue scelte e il suo agire, è riuscito a compiere.

Imparare a procedere per obiettivi

Il procedere per obiettivi è un elemento che va di pari passo con la pianificazione. Infatti, per raggiungere i suoi obiettivi, il giocatore deve escogitare dei piani, deve pianificare le proprie azioni, da solo o insieme al gruppo, per raggiungere gli scopi prefissati. Ma se questi obiettivi fossero vaghi e poco verificabili non sarebbero molto utili. Sono necessari piani concreti e verificabili, efficaci per raggiungere gli obiettivi, con un piano d’azione ben strutturato, a volte con l’individuazione di sotto-obiettivi, più semplici e vicini nel tempo, che scompongono l’obiettivo principale, a volte complesso e a lungo termine. Ma anche la minuziosa pianificazione può non andare a buon fine. Questo non è fondamentale perché la questione principale è essere stati in grado di scomporre un problema, di analizzarlo e di aver cercato soluzioni e, nel caso di fallimento, la modalità di un tale procedere permetterà una analisi per comprendere ciò che non è andato bene (anche se vale la pena ricordare che è pur sempre un gioco con i dadi e, spesso, l’ultima parola spetta a loro!). Naturalmente questa modalità di approccio al problema potrà essere riportata nella vita reale, permettendo alla persona di applicare le modalità di analisi, di pianificazione e di azione, ed eventualmente di verifica nel caso di fallimento.

Apprendere strategie di problem solving

Quanto detto fino ad ora ci porta a prendere in considerazione anche i possibili effetti positivi che il Gioco Di Ruolo può avere sulle strategie di problem solving, ossia un approccio al problema che porta ad una serie di operazioni cognitive, affettive e comportamentali per poter fronteggiare richieste interne o esterne. Quindi, il Gioco Di Ruolo può promuovere l’apprendimento e la messa in pratica di strategie di problem solving che, una volta lasciato il tavolo di gioco, potranno essere riproposte nelle situazioni problematiche della vita reale.

Sperimentare strategie di risoluzione dei conflitti

Messaggio pubblicitario Come in ogni gioco che si fa insieme altre persone, è normale che possano insorgere conflitti e contrasti, ma per la natura collaborativa (e non competitiva) dei Giochi Di Ruolo è necessario che si arrivi ad una risoluzione dei conflitti, sia nel caso in cui avvengano tra i giocatori sia nel caso in cui la storia, gli eventi passati, le caratteristiche psicologiche o l’indole del personaggio portino inevitabilmente a questi conflitti, con la necessità che si attuino delle mediazioni e delle contrattazioni tra i personaggi in gioco e tra i giocatori, affinché il gruppo possa procedere nell’avventura e raggiungere gli obiettivi comuni. Le modalità di risoluzione, di confronto e di dialogo possono essere ripetute anche in contesti di vita reale, trasformando delle skills apprese in gioco in competenze relazionali fuori dal gioco.

Allenare lo sviluppo di una capacità narrativa

La costruzione del personaggio da utilizzare nel gioco richiede vari livelli di ideazione. Bisogna scegliere un background, qual è la storia del personaggio, da dove viene, chi è e chi è stato, quali sono state eventuali persone per lui significative, cosa gli è accaduto in passato e quali sono stati gli eventi che lo hanno portato ad intraprendere il suo viaggio, quali obiettivi vuole raggiungere. Una volta definito il background si passa a definire quali sono i suoi tratti di personalità, quali valori lo guidano, quali desideri ha, quali paure, qual è la sua morale, quale visione del mondo ha abbracciato. Successivamente si passa a delineare quali sono le caratteristiche fisiche, il suo aspetto, se ha dei tic, dei modi di fare particolari (che possono anche derivare dalle esperienze passate), il suo portamento, qual è la sua razza (le più immediate che possono venire in mente sono umano, elfo, nano, orco, ma ve ne sono molte altre). In ultimo si passa alla definizione della classe (guerriero, mago, bardo, ecc…), delle sue abilità, delle sue competenze, in cosa è bravo, cosa non sa fare, se ha dei talenti che sono innati o sono stati frutto del duro allenamento o di intenso studio.

Tutti questi elementi devono in qualche modo essere riuniti per formare una narrativa coerente del personaggio, definendo la sua identità, i suoi tratti psicologici e le sue skills e competenze. Così il giocatore può fare esperienza di una costruzione narrativa coerente e coesa del sé, che può aiutare la persona a raccontare la propria storia, guardando come gli eventi passati possono averlo portato ad essere ciò che è ora, a divenire capace di riconoscere ciò in cui è bravo e ciò in cui non lo è, ma con un’ottica di apertura verso la possibilità che, con l’allenamento e l’impegno, ci sia sempre l’opportunità di migliorarsi.

Ma questa narrativa non resta isolata, relegata alla soggettività. Infatti, tutti i giocatori hanno attuato lo stesso processo di costruzione, facendo sì che le singole narrative vadano ad intrecciarsi con il procedere dell’avventura portando alla costruzione di una narrativa sovraordinata, che non viene dalla semplice somma delle parti ma dal loro intreccio, portando a qualcosa di più complesso. Ed è proprio questa narrativa condivisa che sarà l’aspetto principale del gioco. Infatti, nonostante ci sia una trama delineata dal conduttore del gruppo (definito Game Master o più semplicemente Master) che propone i vari scenari ai giocatori e rende ‘vivo’ il mondo di gioco attraverso la descrizione e l’introduzione di personaggi che non sono dei giocatori (detti PNG o Personaggi Non Giocati), ma che arricchiscono la narrazione e offrono ai giocatori degli spunti per tessere relazioni, tutto ciò che accade viene costruito dalle interazioni e dalle scelte dei giocatori, co-costruendo una narrazione unica e condivisa da tutti. Questa co-narrativa richiede a tutti i giocatori di riuscire a prendere il punto di vista degli altri, di comprendere ciò che accade nella mente degli altri, di attuare un continuo dentro e fuori dal gioco, immedesimandosi nel proprio personaggio ed osservando il suo agire dall’esterno, utilizzando quelle competenze metacognitive che potranno essere poi applicate una volta lasciato il tavolo da gioco.

Conclusioni

Questa breve apologia del gioco di ruolo vuole portare l’attenzione su alcuni interessanti aspetti che questo tipo di gioco può offrire, alle possibilità di confronto e di relazione che possono nascere da una tale attività di gruppo, soprattutto se si svolge in un gruppo di pari.

 

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Bibliografia

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  • Bruner, J. S., (2006). La fabbrica delle storie. Diritto, letteratura, vita. Roma-Bari: Laterza.
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