Coppie in mediazione (2019) di F. Canevelli e M. Lucardi – Recensione del libro

Coppie in mediazione si focalizza sui legami di coppia, sui conflitti e sulle gravi ripercussioni sui figli e gli altri familiari coinvolti

ID Articolo: 189858 - Pubblicato il: 03 gennaio 2022
Coppie in mediazione (2019) di F. Canevelli e M. Lucardi – Recensione del libro
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L’approccio di Canevelli e Lucardi in Coppie in mediazione ha come obiettivo quello di offrire una visione differente della crisi di coppia, considerandola un’opportunità di crescita.

 

Messaggio pubblicitario ISFAR EFT Il numero delle separazioni negli ultimi quarant’anni è drammaticamente aumentato. I dati Istat mostrano che in Italia, rispetto al 2008, i divorzi sono cresciuti del 15,8 %. I conflitti che derivano dalla disgregazione familiare non sono esclusivamente individuali, ma riflettono profonde divisioni della società e tale groviglio di questioni pubbliche e private può rendere ancora più difficile, alla coppie che divorziano, gestire i reciproci sentimenti negativi rimanendo tuttavia genitori uniti.

Il focus di Canevelli e Lucardi in Coppie in mediazione è posto sui legami di coppia, sui conflitti e sulle gravi ripercussioni sui figli e gli altri familiari coinvolti nelle loro difficoltà. Nella prima parte del manuale gli autori forniscono una meticolosa analisi psicologica del passaggio dall’innamoramento alla rottura del rapporto di coppia, indagando i motivi alla base della decisione, ricercando “i fatti che hanno scavato un solco incolmabile tra i due partner”. Quelli che Canevelli e Lucardi definiscono “fattori esplicativi della crisi di coppia” sono assimilabili a significativi aspetti dei vissuti personali che non trovano più corrispondenza in un progetto condiviso. In altre parole, la fase di separazione o allontanamento è caratterizzata da percezioni soggettive di incompatibilità sperimentati da uno dei membri della coppia e che emergono più o meno all’improvviso. Allo stesso tempo, spiegano gli autori, i sentimenti di insoddisfazione nel rapporto, i rancori e le delusioni accumulate nel tempo, non giustificano né spiegano la decisione di porre fine al rapporto. Come per qualunque decisione, infatti, possono manifestarsi idee di separazione nel rapporto e tuttavia non concretizzarsi mai, oppure comparire all’improvviso in seguito a eventi critici e addirittura rientrare.

Messaggio pubblicitario Se durante la fase d’innamoramento l’altro diviene lo specchio del sé desiderabile o, per meglio dire, della rappresentazione migliore di sé, è proprio durante la possibilità della crisi che questa fase dovrebbe sopraggiungere, poiché una percentuale funzionale della dimensione dell’innamoramento sopravvive alle fasi successive del rapporto di coppia, quelle negoziali, che segnano la costruzione di quel “noi” meno idealizzato. “Non crediamo si possa veramente amare senza avere sperimentato la delusione legata all’emergere della totalità dell’altro e di sé in relazione all’altro nella sua interezza”.

L’approccio di Canevelli e Lucardi ha come obiettivo quello di offrire una visione differente della crisi di coppia, considerandola un’opportunità di crescita, per dare significato al rapporto, guardando al conflitto come evoluzione e possibilità di negoziare piuttosto che come la fine. Risultano molto utili le indicazioni e gli interventi per gestire i conflitti che si presentano durante il percorso della coppia, finalizzati a ridurre il più possibile i traumi dei componenti della famiglia, soprattutto per i figli. La disgregazione della famiglia potrà essere sì dolorosa, ma non distruttiva. E questo vale in particolare per quei figli che vengono “triangolati” dai due genitori nei loro dissidi. É piuttosto frequente, infatti, che i genitori separandi, nelle loro “guerre”, non tengano conto dei bisogni (specifici e diversi per ogni età evolutiva) dei propri figli, i quali si ritrovano a subire il trauma della separazione, e per giunta in balìa delle loro ostilità. In questo passaggio, affermano gli autori, è fondamentale limitare i danni della separazione considerandola non come mero evento negativo e conclusivo di una relazione, ma come momento di riorganizzazione dell’assetto familiare. La mediazione familiare, quale intervento di prevenzione delle difficoltà, è il tema dominante della seconda parte del libro: essa si configura come valido strumento di fronte alla necessità di ristabilire una comunicazione funzionale ed equilibrata nella coppia, trasformando il rapporto coniugale in rapporto genitoriale a beneficio dei figli. Sempre e comunque.

 

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Bibliografia

  • Canevelli F., Lucardi M., (2019). Coppie in mediazione, Apertamente web.
  • Cagnazzo, A. (Ed.). (2012). La mediazione familiare. UTET giuridica.
  • Corsi, M., Sirignano, C. (1999). La mediazione familiare. Problemi, prospettive, esperienze. Vita e Pensiero, Milano.
  • Istat. Matrimoni, separazioni e divorzi.
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