“Quante realtà esistono? Una, nessuna o centomila?” L’importanza degli atteggiamenti secondo la psicologia sociale

Secondo la psicologia sociale, il rapporto tra individui e società si può comprendere studiando gli atteggiamenti e l’influenza reciproca tra persone

ID Articolo: 189455 - Pubblicato il: 26 novembre 2021
“Quante realtà esistono? Una, nessuna o centomila?” L’importanza degli atteggiamenti secondo la psicologia sociale
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L’atteggiamento viene definito in psicologia sociale come una “tendenza nel valutare il senso in positivo o negativo un oggetto, sia esso reale o astratto, ed essendo quest’ultimo proveniente dall’ambiente sociale lo si può identificare come la risposta, ma non solo, a qualcosa al di fuori di sé” (Maggio, 2018).

 

“C’è forse una realtà sola, una per tutti?
[…] Non ce n’è una neanche per ciascuno di noi, poiché in noi stessi la nostra cangia di continuo!”

(Luigi Pirandello, Uno nessuno e centomila, 1909).

 

Messaggio pubblicitario ISFAR EFT Esiste un potenziale di cambiamento ancora prima che venga effettuata una comunicazione tra mittente e destinatario (Maggio, 2018). La psicologia sociale è una disciplina dove l’utilizzo degli strumenti non dev’essere pensato come una rigida applicazione di tecniche all’interno di specifici contesti, bensì come una possibile scienza che considera fondamentale il ruolo delle relazioni e dei sistemi sociali per comprendere i pensieri e gli agiti degli individui (Maggio, 2018). Il mondo psichico e il mondo sociale furono descritti lungo un continuum che parte da un livello intrapersonale (cioè come le persone organizzano la loro percezione, la valutazione dell’ambiente sociale e il loro comportamento all’interno di quest’ultimo) per arrivare ad un livello interpersonale (manifestazione di processi inter-individuali), un livello inter-gruppo (riguarda l’effetto delle posizioni di ruolo e di status sociale preesistenti) ed un livello ideologico (sono presenti delle concezioni generali e delle credenze, condivise attraverso i rapporti sociali, funzionali al mantenimento dell’ordine sociale stabilito) (Doise, 1986).

Le origini della psicologia sociale

La psicologia sociale affonda le sue radici nella filosofia: Platone asserisce la supremazia del contesto sull’individuo, dove quest’ultimo viene educato per adattarsi socialmente, mentre Aristotele sviluppa un pensiero in cui gli individui creano relazioni in modo spontaneo. La sociologia nasce grazie ad Auguste Comte (1830) con lo scopo di effettuare un confronto tra culture differenti attraverso la comparazione degli stadi dell’evoluzione sociale (Maggio, 2018, p. 131), mentre Durkheim (1898) apporta un notevole contributo a tale disciplina considerando gli eventi sociali come delle rappresentazioni collettive di una società: tali rappresentazioni vengono descritte come dotate di vita propria rispetto agli stessi individui che ne sono i creatori (Maggio, 2018, p.131). Charles Darwin (1871; 1872) conia la teoria dell’evoluzione dove l’uomo è considerato un animale sociale capace di adattarsi mentalmente, fisicamente e socialmente all’ambiente e alle sue modifiche grazie allo scambio emotivo che avviene tra gli individui (Darwin, 1871; 1872; Maggio, 2018).

La psicologia sociale oggi

Attualmente, esistono due approcci incentrati maggiormente sulla società e su una prospettiva osservativo-interpretativa e non sperimentale. La psicologia delle folle, approccio concepito alla fine del XIX secolo, fa riferimento alla tecnica della suggestione e all’epidemiologia per spiegare il “contagio mentale” quando sono presenti emozioni intense di rifiuto delle norme, mentre la Völkerpsychologie, rappresentante il pensiero tedesco del XIX secolo, considera la società come composta da tre elementi essenziali: Gemeinschaft (la comunità culturale), Volk (popolo di un posto che subisce un’influenza dall’ambiente) e formazione educativa (Maggio, 2018, p.132). Anche se non vi è una definizione precisa di psicologia sociale dal XIX secolo, Doise e colleghi (1986) definiscono il concetto di rappresentazione sociale come polimorfo, composto da processi socio-cognitivi e rappresentazioni sociali semantiche: lo scopo è quello di studiare i modi e le forme dell’articolazione tra il mondo sociale e il mondo psichico, fornendo risposte capaci di accrescere la conoscenza scientifica e quotidiana (Doise, 1986; Maggio 2018).

Psicologia sociale e atteggiamenti

Messaggio pubblicitario Secondo la psicologia sociale, è possibile comprendere il rapporto tra individui e società studiando l’importanza degli atteggiamenti e il ruolo dell’influenza reciproca tra persone. L’atteggiamento viene definito come una “tendenza nel valutare il senso in positivo o negativo di un oggetto, sia esso reale o astratto, ed essendo quest’ultimo proveniente dall’ambiente sociale lo si può identificare come la risposta, ma non solo, a qualcosa al di fuori di sé.” (Maggio, 2018, p.139). Inizialmente, l’atteggiamento fu definito come ”un’elaborazione compiuta mentalmente dall’individuo di influenza delle risposte agli stimoli del contesto sociale, siano esse attuali che potenziali” (Thomas e Znaniecki, 1918-1920). Un atteggiamento si forma grazie all’esperienza diretta, o mediata, e attraverso l’educazione ricevuta dai familiari, dal gruppo di riferimento o dai mezzi di comunicazione di massa (Maggio, 2018). Attraverso l’identificazione, tale atteggiamento viene interiorizzato per una propria autorealizzazione, per un uso utilitaristico, per difesa o conoscenza (Katz, 1967; McGuire, 1969; Smith, Bruner e White, 1956).  Si parla di una “funzione di adattamento sociale” quando si considera un contesto utile a modificare tali atteggiamenti in quanto associati a frustrazioni nel raggiungimento di un esito; di “funzione conoscitiva” come risultato del ruolo di tali atteggiamenti che permette una migliore comprensione dell’ambiente circostante; “funzione di espressione” di valori per riferirsi ai principi morali in cui gli individui credono e, infine, “funzione ego-difensiva” per comprendere come gli individui controllano e fronteggiano situazioni che provocano emozioni negative, proiettandole su altre persone o altri gruppi (Maggio, 2018, p. 140).

Gli atteggiamenti possono essere misurati per conoscere come le opinioni siano distribuite in una popolazione, che siano favorevoli o meno (Maggio, 2018). Dato che non sono direttamente misurabili, vengono utilizzati degli strumenti utili a misurare il costrutto con cui potrebbe esserci un rapporto significativo: gli strumenti diretti includono scale e item, mentre gli strumenti indiretti si basano su tecniche di misurazione della conduttanza cutanea oppure dell’attività dei muscoli facciali, per comprendere la valenza positiva o negativa nei confronti di un oggetto e le varie emozioni suscitate (Ekman, 1971). Quando si parla di Sé, si fa riferimento ad un insieme di credenze che, in un dato momento, ogni persona possiede per costruire uno schema utile a comprendere quale evoluzione si è vissuta dinamicamente nel corso del tempo. Il Sé viene influenzato dall’Altro e non ci si può esimere dal manifestare un atteggiamento verso qualcosa con cui si ha un’interazione, in modo diretto o non (Maggio, 2018). In conclusione, quante realtà esistono?

Facendo riferimento all’opera pirandelliana (1909), come è funzionale assumersi la responsabilità di scegliere una rappresentazione armonica di noi stessi all’interno della società, è utile creare confronti grazie ad atteggiamenti e ad un’influenza reciproca, che servono da garanzia per uno scambio che porta alla progressione, tanto nella scienza quanto nella vita quotidiana (Maggio, 2018).

 

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Bibliografia

  • Comte, A. (1830). Corso di filosofia positiva. (Trad. italiana a cura di Ferrarotti, F.). Torino: Utet.
  • Doise, W., & Palmonari, A. (1986). The study of social representations. In Editors, Collection Basic Texts in Psychology. Lausanne: Delachaux and Niestlé.
  • Durkheim, E. (1898). Représentations individuelles et représentations collectives. Revue de Métaphysique et de Morale, 6.
  • Ekman, P. (1971). Universals and cultural differences in facial expressions of emotion. (A cura di Cole J.K.). Nebraska Symposium on Motivation. Lincoln, University of Nebraska Press.
  • Katz, D. (1967). The functional approach to the study of attitude. (A cura di Fishbein M.). Readings in Attitude Theory and Measurement. New York: Wiley.
  • Maggio, E. (2018). Uno, nessuno e centomila. Uno studio sugli atteggiamenti e sull’influenza in psicologia sociale. Psychofrenia (Vol. 23), 37-38.
  • McGuire, W.J. Attitude change : The information-processing paradigm. (A cura di McClintock, C.G.). Experimental social psychology. New York: Holt, Rinehart & Winston.
  • Pirandello, L. (1909). Uno, nessuno e centomila. (A cura di Giancarlo Mazzacurati, 1994; 2014). Torino: Giulio Einaudi editore s.p.a.
  • Smith, M.B., Bruner, J.S., & White, R.W. (1956). Opinions and Personality. New York: Wiley.
  • Thomas, W.I., & Znaniecki, F. (1918-1920). The polish peasant in Europe and America. Chicago: University of Chicago Press.
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