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Trauma cranico: valutazione e intervento psicologico

In seguito a trauma cranico la persona può riportare deficit neurologici e neuropsicologici con effetti immediati e/o ritardati e lesioni focali e/o diffuse

ID Articolo: 187711 - Pubblicato il: 17 settembre 2021
Trauma cranico: valutazione e intervento psicologico
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Per effettuare una valutazione clinica del trauma cranico vengono considerati vari elementi, tra i quali: età, reattività motoria, agitazione psicomotoria, riflessi del tronco cerebrale, profondità e durata del coma, sindrome di Kluver-Bucy e durata dell’amnesia post traumatica.

 

Messaggio pubblicitario Il Trauma cranico-encefalico (TCE) è causato da un impatto sul cranio di forza sufficiente per causare danni al cervello, indipendentemente dalla presenza di lesioni immediatamente obiettivabili, i cui esiti variano di paziente in paziente: è possibile riscontrare problemi motori, deficit di memoriadisturbi dell’umore e del comportamento, deficit di attenzione o disturbi del linguaggio (Lunardi & Ghetti, 2009).

La principale causa è determinata dagli incidenti stradali, tranne che nell’infanzia e nell’età avanzata, in cui le cause più frequenti sono le cadute accidentali e gli incidenti domestici.

I gravi traumi cranici, in particolare quelli causati da incidenti stradali, rappresentano la prima causa di disabilità nella popolazione giovane (15-35 anni). Soprattutto nei paesi industrializzati i traumi della strada si presentano come la prima causa di morte sotto i 40 anni e in Europa i traumi cranici sono responsabili di più anni di disabilità rispetto a qualsiasi altra causa (Jennett & Frankowski, 1990; Maas, Stocchetti, Bullock, 2008).

I sopravvissuti possono riportare deficit neurologici e neuropsicologici, con una complessa combinazione di effetti immediati e ritardati e di lesioni focali e diffuse, pertanto la mortalità legata agli incidenti stradali rappresenta soltanto uno dei molti aspetti da considerare: il peso socio-sanitario della morbosità e dell’invalidità associate a questi eventi è rilevante e in gran parte legato a traumi cranici evitabili mediante l’utilizzo di dispositivi di sicurezza, come casco e cintura di sicurezza (Formisano et al., 2001).

Le fasi principali

La fase acuta, il periodo immediatamente successivo alla fase di emergenza, permane fino alla stabilizzazione delle condizioni generali. Pertanto, è necessaria un’ospedalizzazione con ricovero in un reparto di cure intensive, al fine di ristabilire i parametri vitali del paziente limitando i possibili danni ed evitando eventuali complicazioni.

Nella fase post-acuta inizia l’attività di riabilitazione, in un primo momento durante l’ospedalizzazione  e successivamente aiutando il paziente a confrontarsi con attività quotidiane più complesse, coinvolgendo anche i caregivers, ossia le persone che si prenderanno cura del paziente.

La fase degli esiti è finalizzata al reinserimento sociale e familiare del paziente o al trasferimento in strutture specializzate.

Valutazione

Tra gli strumenti utilizzabili per la valutazione del trauma cranico vi è una distinzione tra quelli più indicati a un paziente in fase acuta o in fase riabilitativa.

In fase acuta possiamo utilizzare la tomografia computerizzata (TC) e la risonanza magnetica nucleare (RMN): la prima è un esame neuroradiologico con cui evidenziare lesioni emorragiche e discriminare precocemente casi con indicazione neurochirurgica, mentre la seconda dimostra edemi cerebrali più precocemente (Formisano et al., 2001).

Al fine di effettuare una valutazione clinica vengono considerati vari elementi, tra i quali: età, reattività motoria, agitazione psicomotoria, riflessi del tronco cerebrale, profondità e durata del coma, sindrome di Kluver-Bucy e durata dell’amnesia post traumatica. Ciascuno di questi aspetti citati costituisce un importante fattore prognostico (Formisano et al., 2001).

Le scale di valutazione maggiormente utilizzate nel trauma cranico includono le scale per il coma della fase acuta e le scale di outcome per la valutazione degli esiti.

La scala di valutazione della gravità del coma più diffusa è la Glasgow Coma Scale (GCS), in cui si assegna un valore numerico a tre segni clinici, ossia apertura degli occhi, risposta motoria e verbale, consentendo di formulare un giudizio prognostico.

Sulla base del punteggio ottenuto in questa scala i traumi cranici sono classificati in: traumi cranici lievi (GCS 14-15), traumi cranici moderati (GCS 9-13), traumi cranici gravi (GCS 3-8) (Sangiovanni et al., 2003; Lunardi & Ghetti, 2009).

Messaggio pubblicitario Nello stato di coscienza minima, in cui il paziente è capace di eseguire ordini semplici in maniera incostante e fluttuante, si possono utilizzare alcuni strumenti standardizzati (Formisano et al., 2001), come Western Neurosensory Stimulation Profile (Ansell & Keenan, 1989) e Coma Recovery Scale (Giacino et al., 1991). Il primo, una misura affidabile e valida della funzione cognitiva, è formato da 32 items che valutano l’arousal/attenzione dei pazienti, la comunicazione espressiva e la risposta alla stimolazione uditiva, visiva, tattile e olfattiva (Ansell & Keenan, 1989). La Coma Recovery Scale, descritta inizialmente da Giacino et al. (1991), consiste in 25 items che comprendono 6 sottoscale per i processi uditivi, visivi, motori, oromotori, di comunicazione e arousal, con un punteggio dato dalla presenza o assenza di specifiche risposte comportamentali a stimoli somministrati in maniera standardizzata (Giacino, Kalmar, Whyte, 2004).

Tra le scale di valutazione degli esiti a distanza del trauma cranico, la più diffusa è la Glasgow Outcome Scale (GOS). Il punteggio va da 1 a 5, dove il massimo indica un buon recupero, ossia il paziente è in grado di riprendere le attività quotidiane sia lavorative che sociali (Formisano et al., 2001). Tra i vantaggi di tale strumento abbiamo la semplicità, la presenza di versioni sia per bambini che per adulti e la possibilità di somministrarlo in vari modi, ossia mediante un’intervista faccia a faccia o telefonica, per mail e in condizioni di ricovero (utilizzando una versione modificata) (McMillan et al., 2016).

Intervento psicologico

Lo psicologo durante il colloquio indaga i vari aspetti relativi alla consapevolezza, all’orientamento, alla dimensione cognitiva, sensoriale ed emotiva del paziente. Inoltre, il professionista pone attenzione ai comportamenti connessi alla “Sindrome frontale”, frequente in seguito a un trauma cranico.

Per quanto possibile, al paziente ed ai familiari si forniscono informazioni riguardanti le finalità e le modalità dell’approccio psicologico e neuropsicologico.

È importante trattare anche i problemi psicologici emersi durante la riabilitazione neuropsicologica, che possono essere tipicamente connessi agli esiti del trauma cranico, reattivi allo stato di malattia o legati a disturbi e/o situazioni conflittuali premorbose (Callegari et al., 2004).

 

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Bibliografia

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