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EMDR ed Elaborazione Emotiva. Lavorando con pazienti con grave disregolazione (2021) di Anabel Gonzalez – Recensione

“EMDR ed elaborazione emotiva” prova a spiegare il modo in cui la tecnica EMDR può essere utilizzata per la terapia di pazienti con grave disregolazione

ID Articolo: 187464 - Pubblicato il: 09 settembre 2021
EMDR ed Elaborazione Emotiva. Lavorando con pazienti con grave disregolazione (2021) di Anabel Gonzalez – Recensione
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EMDR ed elaborazione emotiva di Anabel Gonzalez si propone di presentare innanzitutto la tecnica EMDR e, successivamente, il tema della regolazione emozionale, in modo da poter capire in che modo la tecnica possa essere usata in casi di disregolazione

 

Messaggio pubblicitario  Anabel Gonzalez è una psichiatra e psicoterapeuta che dal 1999 lavora usando l’approccio EMDR. EMDR ed elaborazione emotiva si propone di presentare innanzitutto la tecnica EMDR e, successivamente, il tema della regolazione emozionale, in modo da poter capire il modo in cui la tecnica possa essere usata per la terapia di pazienti con grave disregolazione.

L’EMDR (Desensibilizzazione e Riprocessamento attraverso i Movimenti Oculari) è un trattamento orientato al trauma, usato specialmente per il disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Il modello su cui si basa l’EMDR ipotizza che gran parte della psicopatologia sia dovuta alla mancata assimilazione di determinate esperienze (particolarmente traumatiche per l’individuo) che rimangono così immagazzinate in modo disfunzionale. Quindi, quando accade qualcosa nel presente che il cervello connette ad alcune di tali esperienze non elaborate, l’individuo reagirà nel “qui ed ora” con elementi del “lì ed allora”. La terapia EMDR si basa sull’identificazione e sull’accesso a tali esperienze, includendo sia le percezioni che gli elementi cognitivi, così come le emozioni e le sensazioni associate. Una volta attivato il ricordo, si usa il movimento oculare o altri metodi di stimolazione bilaterale (tattile o uditiva) per sbloccare quella memoria e promuovere così la sua integrazione con altre reti. Le emozioni hanno molto a che vedere con le ragioni per cui determinati ricordi non possono essere elaborati: ad esempio, l’emozione potenzia il consolidamento degli stimoli (la secrezione di adrenalina e cortisolo, cioè gli ormoni dello stress, attiva l’amigdala che a sua volta modula regioni come l’ippocampo). Il trattamento EMDR si struttura in otto fasi: 1. raccolta storia di vita del paziente e pianificazione del trattamento; 2. preparazione e stabilizzazione; fasi 3-7 si introduce la stimolazione bilaterale per promuovere la rielaborazione del ricordo; 8. rivalutazione della memoria previamente elaborata per assicurarsi che tale rielaborazione sia stata completata.

Per Gonzalez l’emozione è uno stato mentale e fisiologico di carattere dinamico e risiede sia nel corpo che nel cervello. La sua funzione è quella di agire da sensore del significato delle esperienze e da motore di risposte adattive (per la sopravvivenza). Data la complessità dell’emozione, la sua regolazione deve riguardare tutte le sue componenti (la risposta fisiologica, il vissuto soggettivo e l’aspetto comportamentale). Le varie strategie di regolazione dell’emozione sono state analizzate da diversi autori attraverso diverse dicotomie (regolazione implicita vs esplicita; regolazione sul significato vs sulla risposta; adattiva vs non adattiva). Ora, l’EMDR lavora con ricordi disturbanti che, seppur passati, continuano ad avere conseguenze emotive intense anche nel presente che il soggetto può non essere in grado di controllare. Se l’individuo non possiede metodi di regolazione emotiva funzionali, il suo atteggiamento verso le emozioni emerse dalla terapia potrebbe interferire con l’elaborazione EMDR. È interessante notare come l’affermarsi nel tempo di una tecnica come l’EMDR manifesta un progressivo allontanamento da prospettive psicologiche unicamente cognitive, al fine di lasciar maggior spazio anche agli aspetti emotivi nel corso della terapia.

Messaggio pubblicitario Nel capitolo quinto Gonzalez sottolinea come la regolazione emotiva venga appresa nelle relazioni di attaccamento primario, in particolare nel corso del secondo anno di vita attraverso l’azione del caregiver che aiutano il bambino a gestire diverse emozioni (come la vergogna, la paura e la rabbia). Quindi, possiamo considerare la regolazione emotiva nell’adulto come la regolazione dei suoi stati emotivi da bambino fornita dai caregiver e gli stili di attaccamento prevalenti in stretto legame tra loro e fortemente influenti sulla risposta a eventi traumatici e sulla gestione dei suoi effetti successivi. Proprio per questo durante la fase 1 dell’EMDR (ricostruzione della storia clinica) è importantissimo stabilire delle connessioni tra i problemi presenti e le esperienze passate in cui si sono generati, tra l’attuale funzionamento e dove la persona ha imparato a funzionare così.

La valutazione della regolazione emotiva è indiretta: da un lato bisogna annotare gli eventi, le figure rilevanti, i problemi che il paziente identifica come tali, dall’altro gli eventi minimizzati, ciò da cui è ossessionato, il modo e le emozioni connessi all’esposizione dei suoi ricordi. Nel sesto capitolo Gonzalez propone anche alcuni esempi di possibili connessioni tra comportamenti presenti attuali e condizioni ambientali passate, come:

  • mancanza di riconoscimento emotivo <-> crescita con genitori non sintonizzati che non hanno saputo leggere gli stati emotivi del bambino: così il bambino non saprà descrivere e definire ciò che sente. Data la centralità delle emozioni nell’EMDR sarà difficile applicare tale metodo con un paziente di questo tipo.
  • non dà importanza alle emozioni <-> caregiver molto concentrati sulle proprie necessità e non prestano attenzione ai bisogni del bambino e non li soddisfano (o meglio soddisfano solo quelli materiali e non emotivi).
  • sentirsi male per il fatto di star male <-> crescita con persone molto ostili o critiche che esprimevano rifiuto per il mondo emotivo del bambino o per certe emozioni in particolare. Oppure crescita senza modelli funzionali di regolazione emotiva.
  • rimanere bloccati nel proprio malessere <-> possibile crescita con caregiver mostranti un atteggiamento simile (magari perchè depressi)
  • malessere costante che impedisce di far qualsiasi cosa/proseguire normalmente per ignorare il malessere <-> ambiente di crescita altamente esigente.
  • amplificatori del malessere (ruminazione e rimuginio) <-> per la ruminazione possibile connessione con genitori molto critici; per il rimuginio crescita in ambiente con attaccamento preoccupato.

In capitoli successivi l’autrice si concentra anche sulla visione classica della regolazione emotiva come iper/ipoarousal e il concetto della finestra di tolleranza; la regolazione bottom-up; diverse strategie di regolazione emotiva (come evitamento, deviazione dell’attenzione, soppressione) e il loro effetto sul lavoro con l’EMDR; strategie di iper e iporegoalzione emotiva; i diversi livelli di complessità nella regolazione emotiva; ruolo della dissociazione nell’elaborazione emotiva.

 

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Bibliografia

  • Gonzalez A. (2021). EMDR ed Elaborazione Emotiva. Lavorando con pazienti con grave disregolazione. Mimesis.
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