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La salute mentale degli italiani. Per un ripensamento delle politiche regionali

Per quanto riguarda lo stato di attuazione nelle Regioni del Piano d’Azione Nazionale Salute Mentale solo il 49.5% degli obiettivi sono stati attuati

ID Articolo: 187073 - Pubblicato il: 27 luglio 2021
La salute mentale degli italiani. Per un ripensamento delle politiche regionali
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La pandemia non ha aiutato la cura della salute mentale nel nostro paese.

 

Messaggio pubblicitario «Solo 60 bambini su 1.000 hanno accesso a un servizio territoriale di NPIA (Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza, ndr), e di essi solo la metà riesce ad avere risposte terapeutico-riabilitative territoriali appropriate (con estrema variabilità regionale)». A denunciarlo è il Tavolo Tecnico sulla Salute Mentale, istituito a inizio anno, nel suo documento di sintesi appena pubblicato alla vigilia della seconda Conferenza Nazionale per la Salute Mentale, tenuta dal Ministero della Salute il 25 e 26 giugno 2021. Il documento affronta tre aree di studio: la programmazione regionale nell’ambito della salute mentale, l’adeguatezza dei percorsi di cura, la riduzione degli interventi coercitivi.

Nell’evidenziare «la necessità e l’urgenza di un’intensa attività di programmazione e coordinamento nell’area della Salute Mentale dell’Infanzia e dell’Adolescenza», il Tavolo Tecnico denuncia una particolare difficoltà nel condurre una valutazione in merito, vista «la carenza di flussi informativi specifici e la difficoltà a ottenere dati appropriati dai flussi amministrativi standard» relativamente alla salute mentale dei minori. Dalle poche notizie raccolte emerge una tale variabilità nei percorsi di cura fra le varie regioni che garantire una risposta equa ai bisogni risulta molto complesso. «In particolare, mancano non solo i letti di ricovero dedicati, ma soprattutto le strutture semiresidenziali terapeutiche, indispensabili per garantire interventi a maggiore complessità e intensità, per prevenire, per quanto possibile, il ricorso al ricovero ospedaliero e alla residenzialità terapeutica. Nei servizi territoriali spesso non sono previste e adeguatamente presenti tutte le figure multidisciplinari necessarie per i percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi, e vi sono significative difficoltà nel garantire la presenza anche solo delle figure mediche indispensabili, già sottodimensionate. Il quadro è reso critico dalla prevedibile collocazione a riposo a breve di numerosi neuropsichiatri infantili, senza che vi sia un numero sufficiente di giovani specialisti per sostituirli». Eppure, negli ultimi dieci anni è raddoppiato il numero dei pazienti seguiti dai Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, soprattutto in ambito psichiatrico: tra il 2017 e il 2018 i ricoveri nella fascia d’età 0-17 sono aumentati dell’11% per i disturbi neurologici e del 22% per quelli psichiatrici. Di questi, però, non tutti hanno potuto ricevere l’assistenza necessaria, visto che il 20% sono stati ricoverati in reparti per adulti.

Per quanto riguarda, invece, lo stato di attuazione nelle Regioni del PANSM (Piano d’Azione Nazionale Salute Mentale), ad aprile scorso solo il 49.5% degli obiettivi programmatici (suddivisi in salute mentale degli adulti, neuropsichiatria infantile e integrazione) sono stati attuati, con evidenti carenze soprattutto in campi come la promozione della salute fisica del paziente psichiatrico, la diagnosi e il trattamento delle persone con disturbi psichici, la prevenzione e la lotta allo stigma. Le Regioni che presentano maggiori criticità, ossia più di sei obiettivi non attuati, sono Basilicata, Abruzzo, Sardegna, Calabria, Lazio, Campania, Molise e Liguria; mentre Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna si piazzano ai primi posti insieme con la Sicilia. Differenze territoriali macroscopiche si rilevano anche nel consumo di farmaci psichiatrici: se al Nord è prevalente l’erogazione diretta e l’utilizzo di antidepressivi, al Sud si attesta quella convenzionata con un uso superiore di antipsicotici. «È possibile che rispetto agli antidepressivi vi sia un bisogno non intercettato al sud e un non-bisogno trattato al Nord. Per quanto riguarda invece il consumo di antipsicotici è possibile che al Nord la maggiore disponibilità di trattamenti psicosociali e psicoterapici, una sensibilità crescente al tema della de-prescrizione, e il migliore monitoraggio ottenibile con la erogazione diretta generino una maggiore appropriatezza e qualità di utilizzo».

Il Tavolo Tecnico suggerisce, quindi, di rivedere i processi di verifica dell’efficacia nel perseguimento degli obiettivi indicati, attuando una politica di semplificazione contro la produzione incontrollata di documenti di programmazione non necessari. Inoltre, viene proposto un «monitoraggio più fine delle attività delle strutture residenziali attraverso il rilevamento di informazioni sulla provenienza del paziente prima del ricovero e sulla sua destinazione alle dimissioni». Questo perché, soprattutto al Centro-Nord, sono andati allungandosi i tempi medi di permanenza: per molti pazienti, infatti, le strutture «sembrano rappresentare delle “case per la vita” piuttosto che dei luoghi di riabilitazione, e il loro ruolo pare dunque oscillare ambiguamente tra trattamento e riabilitazione da un lato, e custodia dall’altro».

Stando al monitoraggio 2019 del SISM (Sistema Informativo sulla Salute Mentale), sull’età e il numero medio di prestazioni fornite agli utenti, «il sistema di cura è centrato sulla cronicità piuttosto che sulla identificazione e intervento precoce, e le prestazioni totali sono insufficienti a garantire la continuità e l’intensità della presa in carico». L’età media e mediana dei nuovi utenti, infatti, nei quali vengono riscontrati i quattro disturbi considerati più gravi (depressione, disturbi della personalità e del comportamento, mania e disturbi affettivi bipolari, schizofrenia) è superiore ai 40 anni. Tra le patologie, quella più incidente è sicuramente la depressione, con 15,1 casi ogni 10.000 abitanti.

Messaggio pubblicitario Il documento sottolinea, inoltre, l’esistenza di gravi falle nel sistema informativo intorno alla salute mentale, afflitto da: scarsa tempestività nella restituzione dei dati sotto forma di statistiche, con un ritardo di circa due anni rispetto al dovuto; assenza della componente dedicata alla Salute Mentale dell’Infanzia e dell’Adolescenza; flussi disomogenei oppure aggregati a livello regionale, che mettono in luce discrepanze e impediscono azioni specifiche per Aziende sanitarie e Dipartimenti di Salute Mentale; mancanza totale di notizie intorno alla componente sociosanitaria dei pazienti.

Volendo, dunque, analizzare l’appropriatezza dei percorsi di cura, molte sono le criticità che emergono. Prima fra tutte la disomogeneità territoriale dei Dipartimenti di Salute Mentale italiani, 140 in totale, che dovrebbero soffermarsi sugli standard organizzativi, quantitativi e qualitativi. Non meno importante, la carenza di organico, che genera un’inevitabile aumento dei «posti di residenzialità quale esito dell’impossibilità a una presa in carico multiprofessionale e continuativa». Guardando ai dati, nel quadriennio 2015-2019 si è avuta una flessione dell’1,6% del personale dipendente dei DSM, dato nettamente inferiore rispetto allo standard minimo, fissato dal DPR del 10 novembre 1999, su 66,6 operatori ogni 100.000 abitanti: attualmente se ne hanno soltanto 56,8. Necessaria, quindi, l’assunzione e la formazione «di operatori per i servizi di salute mentale di comunità, in modo da raggiungere in tutte le Regioni lo standard di riferimento quale condizione indispensabile per il funzionamento del sistema di cura».

Capitolo non meno importante l’inadeguatezza “per difetto” nell’accesso ai servizi psichiatrici nazionali, «ossia una quota di bisogni non intercettati (incidenze e prevalenze troppo basse per disturbi psichiatrici gravi). In particolare, si rileva la difficoltà dei servizi di salute mentale a intercettare la morbilità psichiatrica all’esordio o comunque in fase precoce, problema particolarmente serio per le psicosi schizofreniche, per le quali evidenze consolidate documentano che soltanto servizi specificamente orientati alla presa in carico e al trattamento in fase molto precoce sono in grado di influire favorevolmente sulla prognosi». Ciò pone la necessità di diffondere «strategie innovative per la realizzazione di specifici servizi per i giovani con gravi problemi di salute mentale»; oltre naturalmente all’adozione e al potenziamento dei Piani regionali per i Disturbi Emotivi Comuni e del «personale in grado di erogare trattamenti psicoterapeutici di provata efficacia».

 

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