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Non ci credo facilmente: il lato psicologico delle truffe online

Cadere in truffe online è il risultato di un errore durante il processo decisionale, che scaturisce dalla creazione delle situazioni di truffa

ID Articolo: 185315 - Pubblicato il: 20 maggio 2021
Non ci credo facilmente: il lato psicologico delle truffe online
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Nelle truffe online sono coinvolti sia elementi cognitivi (ad esempio, un eccesso di fiducia in un argomento specifico), sia fattori emotivo-motivazionali (ad es. la truffa innesca emozioni positive).

 

Messaggio pubblicitario È questo il mondo in cui viviamo: la gente confida negli errori altrui per manipolarsi a vicenda e usarsi a vicenda”. E’ questo un estratto di un episodio della serie televisiva Mr Robot, basata sulla storia di un ingegnere informatico avvicinatosi ad un gruppo di hacktivisti (‘hacker’ e ‘attivisti’), che usano il loro “saper fare” per liberare il mondo dai “potenti” manipolatori.

Internet, infatti, è come due facce di una stessa medaglia: da un lato crea opportunità, dall’altro genera spazi deputati al cosiddetto “dark web”. Nel dark web, invero, rientrano i crimini informatici, tra cui le truffe online. Le truffa sfrutta la potente viralità del web e raggiunge pool di “vittime” più ampie delle truffe tradizionali (Mann e Sutton, 1998; Shields 2005). Ma perché è facile cascare nelle truffe online, sebbene, a volte, ci si ritiene “immuni”?

Levi e Burrows (2008) rilevano che pochi studi sulle truffe online sono derivati da analisi accademiche o professionali (Levi e Burrows 2008: 296). Ad esempio, alcuni studi si sono focalizzati specialmente sulle tecniche persuasive impiegate da truffatori di massa. Non esiste, però, una teoria solida che esamina esplicitamente il fenomeno della truffa online di massa. Così, gli studiosi tendono a sostenere il fenomeno sulla base di teorie della psicologia sociale e della psicologia della comunicazione. In particolare, questi campi teorici sono utili nell’esaminare le tecniche persuasive alla base di una comunicazione fraudolenta online.

Lea et al. (2009) offre un approccio più completo per comprendere ciò che, ad ora, si potrebbe chiamare “la psicologia delle truffe”. Gli autori sostengono che, cadere in una truffa, è il risultato di un errore durante il processo decisionale, che scaturisce dalla creazione delle situazioni di truffa (la cosiddetta “offerta di truffa”) Nella loro serie di studi, gli autori hanno scoperto che sono coinvolti sia elementi cognitivi (ad esempio, un eccesso di fiducia in un argomento specifico), sia fattori emotivo-motivazionali (ad es. la truffa innesca emozioni positive). I risultati sono sorprendenti perché gli autori hanno riscontrato che persone più attente all’“autorità” e con emozioni positive legate a premi o benefici possono essere, con più facilità, potenziali vittime. Ad esempio, se nell’offerta si usano persone o istituzioni riconosciute, insieme a possibili vincite di premi, la suddetta truffa potrà agganciare più vittime sensibili all’autorità e con emotività positive legate al guadagno.

Alcuni degli errori decisionali, comunque, non sono altro che il risultato di strategie di marketing utilizzate anche da chi mette su una truffa online, come la strategia del “piede nella porta”, che consiste nel chiedere alla vittima un impegno, non troppo oneroso, per poi fare richieste sempre più impegnative. Essenzialmente, questa tecnica, etichettata da Freedman e Fraser (1966), spiega che le persone che rispettano la prima piccola richiesta sono inclini a soddisfare le richieste successive, quelle più onerose, a causa del loro desiderio di rimanere coerenti.

Messaggio pubblicitario Sempre all’interno del processamento dell’informazione, con conseguente decisione, si inserisce il modello classico di Petty e Cacioppo (1986) sulla Probabilità di Elaborazione (ELM). Il modello di Probabilità di Elaborazione spiega, infatti, come si cambiano gli atteggiamenti attraverso due vie di persuasione: la via centrale e il percorso periferico. Il percorso centrale richiede una grande quantità di pensiero critico e favorisce quindi un’elevata elaborazione. I processi afferenti al percorso periferico, al contrario, non implicano un’elaborazione approfondita. Gli individui che elaborano le informazioni utilizzando la via centrale lo fanno perché il messaggio è importante e sono, quindi, motivati ad impiegare adeguate risorse cognitive. Coloro che utilizzano la via periferica lo fanno per motivi personali o a causa della debolezza dei canali di informazione. Attingendo a questo modello, Rusch (1999) sostiene che i truffatori si affidano alla via periferica, suscitando forti emozioni, come l’eccitazione e la paura.

A questo proposito, la domanda da porsi sarebbe: come si possono combattere le truffe online? Accanto al forte apparato legislativo, l’intervento della psicologia potrebbe essere quello di studiare quali sono quelle caratteristiche, non solo persuasive, ma anche linguistiche e comunicative per dotare le persone nell’acquisizione di competenze di pensiero critico, sempre più raffinato, in relazione all’evoluzione tecnologica.

 

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Bibliografia

  • Freedman, J. L. and Fraser, S. C. (1966), ‘Compliance without Pressure: The Foot-in-theDoor Technique’, Journal of Personality and Social Psychology, 4: 195–202.
  • Lea, S., Fisher, P. and Evans, K. M. (2009b), ‘The Economic Psychology of Scams’, International Association for Research in Economic Psychology and the Society for the Advancement of Behavioral Economics, Nova Scotia, Canada, July 2009.
  • Levi, M. and Burrows, J. (2008), ‘Measuring the Impact of Fraud in the UK: A Conceptual and Empirical Journey’, British Journal of Criminology, 48: 293–318.
  • Mann, D. and Sutton, M. (1998), ‘More Change in the Organisation of Thinking’, British Journal of Criminology, 38: 201–29.
  • Petty, R. E. and Cacioppo, J. T. (1986), Communication and Persuasion: Central and Peripheral Routes to Attitude Change. New York: Springer-Verlag.
  • Rusch, J. (1999), ‘The “Social Engineering” of Internet Fraud’, paper presented at the 1999 Internet Society’s INET’99 Conference, available online at www.isoc.org/isoc/ conferences/inet/99/proceedings/3g/3g_2.htm.
  • Shields, P. (2005), ‘When the “Information Revolution” and the US Security State Collide: Money Laundering and the Proliferation of Surveillance’, New Media & Society, 7: 483–512.
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